10:42 21 Ottobre 2020
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Coronavirus: superati i 5 milioni casi nel mondo (21 maggio-22 giugno) (148)
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Nella provincia cinese si è venuto a creare un nuovo focolaio di contagio da coronavirus. Le ragioni non sono ancora totalmente note. Molti casi sono stati portati da soggetti che rientravano dall’estero.

Sebbene il numero di contagi sia relativamente limitato, le autorità cinesi hanno tempestivamente messo in quarantena decine di milioni di persone in quanto il rischio di una seconda ondata dell’epidemia è troppo elevato.

Rimpatriati

La Cina, il primo Paese ad aver affrontato il coronavirus alla fine dello scorso anno, continua a combattere l’infezione. Il Paese si trova a dover lottare su 2 fronti: la difesa dagli attacchi che gli vengono rivolti per aver nascosto i dati e la localizzazione di nuovi focolai.

Durante la prima ondata a Wuhan le autorità locali hanno rimandato fino all’ultimo la comunicazione della notizia che il virus si trasmette di persona in persona, sostiene Zhong Nanshan, consigliere del governo cinese nella lotta al Covid-19. Al momento i cinesi stanno reagendo in maniera efficace: hanno messo in atto un sistema di tracciamento su larga scala e all’interno dei focolai stanno applicando rigide misure di controllo. 

I campanelli d’allarme nell’area nord-orientale del Paese si sono fatti sentire già ad aprile quando nella regione centrale della Cina il rischio sembrava passato e le città cominciarono gradualmente a riaprire. Parliamo, in particolare, di 3 provincie: Heilongjiang, Jilin e Liaoning. È molto probabile che l’infezione, trasmessa dalla Cina in Europa e poi in Russia, sia ritornata infine dai cinesi. Alcuni hanno preso aerei da Mosca, altri sono tornati in patria via terra attraversando il confine con l’Estremo oriente russo. Verso l’11 maggio il numero di contagiati arrivati dalla Russia si attestava a 386.

A Suifenhe, città sul confine sino-russo, i primi campanelli d’allarme suonarono il 2 aprile. Nella provincia dello Heilongjiang allora vi era una ventina di contagiati che presto divennero più di un centinaio. Gli abitanti delle regioni a rischio furono messi in quarantena e si riuscì a placare il focolaio. Oggi, stando ai dati ufficiali, nella provincia non si registra alcun caso di Covid-19.

Tuttavia, nella vicina provincia del Liaoning la situazione è più a rischio: infatti, i casi registrati di coronavirus sono 149. La maggior parte sono stati curati e dimessi dagli ospedali, ma rimangono sotto osservazione ben 424 soggetti entrati in contatto con i contagiati. 

A suscitare grande preoccupazione è la situazione in cui versa la provincia dello Jilin la quale confina con il Territorio russo del Litorale e con la Corea del Nord. A inizio maggio la città frontaliera di Shulan è stata dichiarata zona rossa. È stata contagiata una famiglia locale senza che questa avesse nemmeno attraversato il confine. Il grado di rischio è stato incrementato anche nel distretto di Fengman dove il 17 maggio si sono registrati 3 contagi.

La sera del 18 maggio nella regione sono stati diagnosticati 125 casi di Covid-19, 95 soggetti sono stati curati e 2 sono morti. I medici tengono sotto controllo circa un migliaio di soggetti entrati a contatto con i contagiati.

A Jilin sono state applicate rigide misure di quarantena e vengono effettuati tamponi su larga scala. Sono stati chiusi centri commerciali, palestre, saune, ristoranti, scuole.

È possibile uscire dai quartieri che hanno registrato dei contagi solamente passando attraverso ad appositi punti di controllo dove viene misurata la temperatura, si scannerizzano con gli smartphone dei codici QR relativi allo stato di salute del soggetto. È permesso uscire dall’area solo a un membro della famiglia una volta al giorno per gli acquisti di prima necessità.

Alcune imprese continuano la propria attività, ma applicando rigide misure precauzionali. Per strada è obbligatorio indossare la mascherina. Per uscire dalla città, è necessario risultare negativi al tampone. In questi casi il test va effettuato a proprie spese e tassativamente 48 ore prima di intraprendere il viaggio.

Una famiglia, un virus

“Pare che non ci sia niente su cui fare affidamento: i bambini dovevano tornare a scuola il 18 maggio. Quel giorno è arrivato, ma ne non abbiamo saputo più niente. I bambini sono ancora chiusi in casa”, commenta una abitante di Jilin sul sito di microblogging cinese Weibo.

“Quindi bisogna osservare le misure precauzionali e spero che lo facciano tutti”, scrive la donna sperando che il contagio passi.

Un’altra utente di Weibo proveniente dalla provincia dello Hebei scrive: “Anche qui nel Nordest la situazione legata al coronavirus è peggiorata. Non possiamo più rientrare”, sostiene.

A Jilin la gente non vuole più parlare con i giornalisti. Probabilmente si sono semplicemente stancati di parlarne, ipotizza una cittadina di Harbin in un’intervista con il nostro corrispondente. “Anche sui social ci sono pochi post a riguardo. E quelli che ci sono sdrammatizzano. Le tre provincie del Nordest sono un’unica grande famiglia. Quindi, si scherza sul fatto che la staffetta dallo Heilongjiang passerà a Jilin e poi al Liaoning”, ha spiegato la donna.

In uno dei post più popolari la contingenza attuale è paragonata effettivamente a una festa. Nella caricatura alcuni amici bevono birra e cercano di capire chi ritornerà a studiare per primo dato che nessuno ne ha voglia.
A parte gli scherzi, l’esempio della Cina è emblematico del fatto che persino dopo aver annunciato la sconfitta del virus non ci si può rilassare. Le autorità ammettono che le probabilità che l’epidemia si ripresenti nella Cina continentale sono piuttosto elevate. E anche il più piccolo errore di valutazione del rischio può costare molto caro.

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Coronavirus: superati i 5 milioni casi nel mondo (21 maggio-22 giugno) (148)
Tags:
Cina, Coronavirus
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