03:39 31 Maggio 2020
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Coronavirus: superati i 4 milioni casi nel mondo (10-20 maggio) (103)
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Gli Stati Uniti sono in testa alla classifica per numero di contagi e vittime da coronavirus. L’epidemia ha fatto luce su molti aspetti: le carenze del sistema sanitario, le divergenze tra le autorità federali e statali, la disparità razziale imperante nonostante il virus.

Sputnik ha cercato di capire per voi per quale motivo alcuni americani sono più colpiti dal virus rispetto ad altri.

Curatevi a casa

La famiglia dell’afroamericano Keith Gambrell di Detroit ha vissuto 2 tragedie. “Mio padre è morto a casa e nessuno ha nemmeno provato ad aiutarlo”, sostiene convinto Keith. Secondo l’uomo, il cinquantaseienne Gary si era rivolto a 3 ospedali diversi i quali gli avevano risposto che i sintomi erano quelli di una bronchite, dunque avrebbe potuto curarsi a casa. Tuttavia, al nonno di Keith, il settantaseienne David, avevano già diagnosticato il Covid-19.

Padre e nonno morirono quasi contemporaneamente. A Gary diagnosticarono il virus post mortem. Il quotidiano Detroit Free Press ha contattato le tre strutture sanitarie. La prima ha dichiarato di non aver mai ricevuto il paziente, le altre invece non hanno potuto né confermare né confutare la situazione.

Questo non è l’unico caso simile nello Stato del Michigan. L’afroamericana Deborah Gatewood lavorava in una delle cliniche locali. Si ammalò e pensò che l’avrebbero aiutata. Ma fu mandata a casa con la prescrizione di un farmaco contro la tosse e del paracetamolo. La figlia insistette perché Deborah andasse di nuovo dal medico, ma Deborah stessa replicò dicendo che non l’avrebbero fatta entrare. La portarono in ospedale quando la sua situazione era critica. Morì poco dopo. Il canale televisivo locale 7abc ha dedicato un approfondimento a questa storia.

Il fattore razza

La letalità da Covid-19 tra gli afroamericani è “spaventosamente alta”, secondo gli esperti della Università Johns Hopkins. Effettivamente nelle aree in cui la popolazione afroamericana è superiore al 13,4% il tasso di letalità è doppio rispetto a quello medio del Paese.

Non vi sono statistiche federali di questo genere, ma è possibile trarre alcune conclusioni sulla base dei dati raccolti a livello locale e statale dove sono presenti maggiori dettagli.

La situazione appare univoca. Ad esempio, nella Carolina del Sud un cittadino su tre è afroamericano. E il 43% di loro è stato contagiato, di cui la metà è morto. In Wisconsin gli afroamericani rappresentano il 7% della popolazione e quasi un quarto dei contagi e un terzo dei morti. Grossomodo la stessa situazione si registra anche in Kansas.

Queste disparità sono da rintracciarsi nelle profonde disuguaglianze di tenore di vita. Fra gli afroamericani la disoccupazione è 3 volte maggiore e la povertà 2 volte.

Stando ai dati del Brookings Institution, nel 2016 in media una famiglia afroamericana ha guadagnato 17.150 dollari l’anno, mentre in media una bianca ne ha guadagnati 171.000.

Gli afroamericani fanno figli al di fuori del matrimonio due volte più frequentemente e le famiglie monoparentali sono diffuse con una frequenza tre volte maggiore. Solo il 43% di questo gruppo sociale possiede un’abitazione propria e solitamente sotto un unico tetto vivono diverse generazioni. Per i bianchi la situazione è decisamente migliore.

La questione della formazione è un tasto dolente. Sebbene il divario sia stato colmato in maniera significativa a partire dagli anni ’60, gli afroamericani, secondo una ricerca del Pew Research Center, concludono l’università il 10% in meno rispetto ai bianchi.

Ciò significa che poi hanno difficoltà sul lavoro. E da questo spesso dipende anche la possibilità di garantirsi una buona assicurazione medica.

Dopo che nel 2010 l’amministrazione Obama avviò la riforma dell’Obamacare, l’accesso ai servizi sanitari è migliorato, ma solamente negli Stati che approvarono la legge. 23 Stati non lo fecero. E molti americani non sono tutelati da polizze. Inoltre, gli afroamericani sono soggetti particolarmente colpiti da patologie croniche: infatti, soffrono di infarto due volte di più dei bianchi e di diabete 6 volte più frequentemente.

Pregiudizi e ignoranza

Il problema è stato preso in esame in un Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie (CDC) dove ammettono che l’accesso ai servizi sanitari dipende effettivamente da alcuni fattori economici e sociali e questo mette a rischio le minoranze etniche. La ragione di ciò sarebbe da rintracciarsi nel razzismo radicato nella società statunitense e nella storia di segregazione.

Questa lettura è condivisa anche da Oliver Brooks dell’Associazione nazionale statunitense dei medici la quale rappresenta medici e pazienti afroamericani. A suo avviso, durante una pandemia l’appartenenza a un gruppo etnico può determinare l’esito della patologia. “Quando noi afroamericani andiamo dal medico, quest’ultimo talvolta non vede un paziente con un’infezione respiratoria, ma un afroamericano che ha bisogno di qualcosa”, osserva.

“Mio padre dice spesso che non avrebbe voluto nascere afroamericano in questo Paese”, dichiara a Sputnik Rachel, una cittadina della Carolina del Nord che ha chiesto di rimanere anonima.

Suo padre prese parte a un programma volontario: le famiglie prendevano in affido adolescenti problematici, spesso afroamericani. “Una volta andai con mio padre a prendere il nostro ragazzo in affido. Lui viveva con la bisnonna in un quartiere periferico dove stavano costruendo delle case popolari per i meno abbienti”, spiega la ragazza. “E per raggiungere quell’area bisognava passare per i quartieri dei più ricchi. Ville enormi, macchine costose e subito dopo capanne di legno di color verde scuro. Non si capiva se fossero dipinte di quel colore o se fossero ricoperte di muffa”.

In quelle abitazioni non vivono solo gli afroamericani, ma questi sono la stragrande maggioranza. “Non so quanto sia giusto dire così, ma sicuramente l’ambiente in cui si vive contribuisce a formare la coscienza di un individuo”, argomento Rachel. “Molti si sono abituati ad essere considerati esseri umani di serie B e non conoscono i propri diritti, non hanno alcuna conoscenza elementare. Faticano a presentarsi in ospedale e a chiedere ciò che spetta loro per legge”.

“Dopotutto non vengono aiutati perché sono afroamericani. Quindi, non ha alcun senso andarci solo per essere umiliati”, spiega la ragazza.

Molto vulnerabili

Una situazione simile è quella in cui versano i latinoamericani: povertà, analfabetismo, nessuna conoscenza dei propri diritti, convivenza di più generazioni.

Ancora peggio stanno i nativi relegati nelle riserve. I nativi vivono in 10-15 in un’unica casa: quindi, se si ammala uno, sono contagiati tutti. In molti villaggi non ci sono né acqua corrente né mezzi di comunicazione.
Le autorità delle comunità autonome stanno tentando di tenere la situazione sotto controllo, ma riescono a fare ben poco.

Ad esempio, i capi della tribù Navajo composta da 250.000 individui ad aprile hanno introdotto un coprifuoco, ma già a metà del mese hanno registrato circa 700 contagi e 24 vittime.

Anche la loro situazione finanziaria non è delle più rosee. I governi delle comunità indipendenti si basano essenzialmente sulle entrate derivanti dalle attività turistiche e dal casinò. Ma adesso è tutto chiuso. Verso la fine di aprile le tribù aspettavano 8 miliardi di dollari da Washington. Ma non sono riusciti a trovare un accordo sulla divisione dei fondi e questi non sono mai arrivati. Hanno allora deciso di adire le vie legali con il Ministero statunitense delle Finanze.

Su pressione dell’Associazione nazionale statunitense dei medici Donald Trump ha promesso di diramare a breve dati a livello federale dell’impatto del coronavirus sui diversi gruppi della popolazione. Così tutti vedranno quanto il Covid-19 ha acuito i problemi razziali del Paese.

Questo virus è stato definito una “grande livella”: dopotutto si ammalano sia i poveri sia i ricchi. Solo che i poveri hanno molte meno chance di sopravvivere.

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Coronavirus, USA
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