22:31 04 Agosto 2020
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Florence Parly, ministra francese della Difesa, ha annunciato pubblicamente che Gran Bretagna e USA continueranno a prestare aiuto alla Francia nello svolgimento dell’operazione antiterroristica Barkhane in Sahel. Tuttavia, questa dichiarazione non ha posto fine alla situazione generale di incertezza.

Leslie Varenne, direttore dell’Istituto francese di monitoraggio e ricerca delle relazioni internazionali e strategiche (IVERIS), ha analizzato la situazione per Sputnik.

Sebbene l’attenzione dei media sia concentrata sulla pandemia di Covid-19, la stampa ha dato comunque ampio spazio alle dichiarazioni della ministra francese della Difesa, Florence Parly.

Tuttavia, la decisione statunitense di continuare a prestare aiuto alla Francia nello svolgimento dell’operazione Barkhane è una novità solo per chi pensava che gli USA avrebbero ridotto la propria presenza nel continente africano e avrebbero rimosso le proprie truppe dal Sahel, come aveva scritto The New York Times e come aveva fatto capire a suo tempo il ministro statunitense della Difesa Mark Esper.

Questa dichiarazione sorprende ancor meno se ricordiamo che le decisioni a questo proposito furono prese già l’8 marzo con la nomina da parte di Washington del suo primo ambasciatore in Sahel nella persona di Peter Pham.

Si continua a giocare al gatto e il topo

Se volessimo trovare un elemento imprevisto, dovremmo rintracciarlo non nel fatto che gli americani rimarranno nella regione, bensì nel fatto che questo è stato dichiarato dalla ministra francese della Difesa e non da Peter Pham.

Inoltre, nessun rappresentante ufficiale degli USA ha confermato o smentito la dichiarazione resa da Parly il 24 aprile in un’intervista a un giornale francese. Questo sebbene il 17 gennaio Milley, presidente del Joint Chiefs of Staff, avesse dichiarato che gli USA avrebbero preso una decisione riguardo alla propria presenza in Sahel solo dopo 2 mesi. Dopo 10 settimane il governo americano non si è ancora espresso a riguardo.

Sorprende anche la formula scelta dalla ministra francese. Infatti, Parly non dice che gli USA rimarranno nella regione, ma che “hanno posticipato la presa di una decisione in merito alla rimozione delle truppe”. Questa significativa differenza di formulazione fa pensare al fatto che gli USA stessi in realtà non abbiano ancora deciso”. Tenere una spada di Damocle sospesa sul capo dei francesi è un buon modo per rendere malleabile un alleato a maggior ragione quando quest’ultimo nel frattempo sta conducendo una politica imprevedibile. È una soluzione molto efficace qualora questo alleato non sia in grado di condurre alcuna delle proprie operazioni militari all’estero da solo senza l’aiuto logistico degli americani.

Una questione di sovranità…

Effettivamente gli USA sanno bene che la Francia dipende da loro. Si stanno approfittando di questa dipendenza? No, se crediamo a Kathryn Wheelbarger, viceministra statunitense alla Difesa e agli Affari europei e africani. Durante le audizioni del 10 marzo alla Camera dei rappresentanti, Wheelbarger ha dichiarato che la questione sarà presa in esame di concerto con le autorità francesi.

“Li abbiamo convinti della necessità di velocizzare il processo decisionale al fine di renderli indipendenti dagli aiuti statunitensi”.

Per gli americani è importante l’indipendenza strategica della Francia? Se sì, saremmo di fronte a un cambiamento radicale della dottrina statunitense. Oppure è solo un modo per indurre i francesi a migliorare il loro potenziale facendo loro comprare prodotti made in USA?

Alla luce dell’attuale contingenza sanitaria Emmanuel Macron, pare, ha ammesso l’importanza di tutte le questioni in oggetto. Nel suo intervento del 30 marzo ha dichiarato che intende ripristinare la “sovranità nazionale”, restituendo alla Francia “gli impianti produttivi strategici”. Questo porterà beneficio anche all’esercito francese? Non possiamo dirlo con certezza poiché stando alle previsioni più ottimiste il deficit di bilancio nel 2020 si attesterà al 9%.

Chiaramente sono stati profusi sforzi, la Francia ha acquistato droni sui quali sono stati installati armamenti. Ma la Francia dipende ancora molto dagli USA per l’approvvigionamento di carburante in volo, per le operazioni di intelligence e per le questioni logistiche.

L’onestà degli inglesi

La Francia viene aiutata in maniera significativa anche dall’esercito britannico che ha fornito ai francesi non solo 3 elicotteri pesanti Chinook, ma anche circa un centinaio di piloti.

Pertanto, nel suo intervento Parly ha menzionato anche la Gran Bretagna. Tuttavia, così come Washington, anche Londra non ha commentato la dichiarazione della ministra francese. Ad agosto 2020 volge al termine la partecipazione britannica all’operazione Barkhane. Continuerà dopo quella data? La domanda rimane aperta.

Inoltre, gli inglesi hanno promesso di creare ad agosto una brigata di 250 persone per sostenere la Missione multidimensionale integrata delle Nazioni Unite in Mali (MINUSMA). Tuttavia, hanno rinunciato a partecipare a Takuba, la nuova coalizione di forze europee speciali creata su iniziativa francese la quale sta godendo di un discreto successo. Ma Emmanuel Macron non può avercela con Boris Johnson per non aver sostenuto l’iniziativa, dopotutto gli inglesi hanno deciso di uscire dall’UE.

In nome di cosa?
Così gli inglesi probabilmente continueranno a contribuire allo svolgimento dell’operazione Barkhane, ma non intendono partecipare a Takuba. Quanto agli USA, non tardano a dissipare ogni dubbio. Oggettivamente parlando, non hanno alcun interesse ad abbandonare il Sahel. La loro presenza nella regione, anche nell’ambito dell’operazione Barkhane, costa loro 45 milioni di dollari, una goccia nel bilancio del Pentagono pari a 738 miliardi di dollari per il 2020, senza considerare chiaramente le operazioni top secret le cui specifiche non sono divulgate.

Rimanendo nella regione, gli USA hanno la possibilità di contrastare i progetti di Cina e Russia e di esercitare pressioni sulla Francia la quale appartiene anch’essa al Consiglio di sicurezza dell’ONU. Tutto, dunque, sembra lasciar propendere gli USA a salvaguardare la propria presenza nel Sahel. Inoltre, la NATO sta cercando di inserire l’Africa fra le sue priorità. Il mondo si è fatto così mutevole e instabile che è impossibile prevedere la portata delle future crisi e delle successive fluttuazioni. Da questo punto di vista domina l’incertezza.

Nonostante le fluttuazioni del caso e gli accordi fra grandi Stati non si dimentichi la lotta al terrorismo. Dall’inizio del conflitto la situazione è fuori controllo, a prendere il sopravvento è una violenza senza precedenti.

I civili muoiono per mano dei terroristi, dei miliziani e talvolta anche dei soldati degli eserciti nazionali. Il numero di sfollati è dell’ordine di centinaia di migliaia. Si sono fatti più frequenti i rapimenti, anche di personalità politiche, come è accaduto durante la campagna elettorale in Mali. Le truppe nazionali sono stanche e al limite delle proprie possibilità. I civili non vengono la luce alla fine del tunnel… A guadagnarci sono solo coloro per i quali la guerra è vantaggiosa. Dire che non è stata raggiunta la pace è come dire nulla.

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