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I ministri degli esteri dei Paesi del Nord Europa hanno espresso preoccupazione per la democrazia e lo stato di diritto dell'Ungheria a causa dei poteri di emergenza supplementari assunti dal Governo ungherese in seguito alla pandemia di coronavirus. Il Ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto ha risposto in maniera quanto mai risentita.

Il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto, non ha affatto apprezzato la lettera congiunta firmata dagli omologhi nordeuropoei e indirizzata al Consiglio d’Europa, nella quale venivano espresse severe preoccupazioni per la democrazia e lo stato di diritto in Ungheria a causa dei poteri straordinari che il Governo ungherese si è "arrogato" per far fronte all’emergenza imposta dalla pandemia di coronavirus.

In una recente ricaduta diplomatica Szijjarto ha sollecitato i paesi nordici a smettere di diffondere "menzogne" e "notizie false" sull'Ungheria. Anche gli ambasciatori nordici sono stati convocati per colloqui.

"Menzogne sul presunto intento di voler costituire una dittatura con un potere illimitato e cose del genere", ha scritto Szijjarto in un post Facebook a commento della lettera dei colleghi del nord Europa. “Cerchiamo di chiarire una cosa: l'Ungheria è una nazione che ha più di un millennio di Storia e non ha mai fatto richiesta di avere alcuna guida patetica e ipocrita. Abbiate fiducia nel fatto che noi ungheresi possiamo decidere da soli ciò che vogliamo e non vogliamo”, ha concluso sferzante.

In una contestuale risposta formale, Szijjarto ha espresso la sua "profonda preoccupazione e delusione" per "attacchi contro il suo Paese dalle motivazioni puramente politiche". Ha inoltre assicurato che le misure adottate sono ispirate a concetti di proporzionalità e necessità, esprimendo per altro seria preoccupazione per la "diffusione di notizie false" da parte degli stessi membri della comunità europea.

La lettera dei ministri del Nord Europa al Segretario generale del Consiglio d'Europa, Marija Pejcinovic Buric, è stata scritta su iniziativa del Ministro degli Esteri danese Jeppe Kofod e inviata il 6 maggio.

“Accogliamo con favore la Sua lettera del 24 marzo al Primo Ministro Orbán e condividiamo la preoccupazione espressa in quella lettera. Sosteniamo pienamente il Vostro promemoria a tutti noi Stati membri a che le misure adottate nelle circostanze eccezionali della pandemia debbano rispettare le costituzioni nazionali e le norme legali internazionali e il nucleo dei principi democratici. Devono essere proporzionati e limitate nel tempo”, hanno scritto la danese Jeppe Kofod, la finlandese Pekka Haavisto, l'islandese Gudlaugur Thor Thordarson, la norvegese Ine Eriksen Søreide e la svedese Ann Linde. "Anche in caso di emergenza, lo stato di diritto deve venire prima", hanno concluso.

Pejcinovic Buric, ex ministro degli esteri della Croazia, era stata tra i primi a reagire alle leggi ungheresi di emergenza.

Lo stato di emergenza in Ungheria

A seguito della crisi del coronavirus, l'11 marzo in Ungheria era stata formalmente dichiarata l’emergenza. I poteri del Governo da allora sono stati estesi in modo che ora sia possibile legiferare direttamente con decreto, senza necessariamente passaggi in Parlamento.

Con quasi 3.300 casi confermati di Covid-19 e 421 morti, l'Ungheria è tra le nazioni europee meno colpite. Ora sta introducendo una graduale revoca delle restrizioni. Le misure di allontanamento sociale e l’uso delle mascherine mediche restano obbligatorie a livello nazionale.

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