01:06 21 Ottobre 2020
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La pandemia del coronavirus: superati i 3 milioni di casi nel mondo (27 aprile - 10 maggio) (106)
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A differenza dei vicini europei, la Svezia non ha optato per un rigorosa quarantena in risposta alla pandemia del coronavirus. Sebbene alcune restrizioni vengano imposte, bar e ristoranti sono aperti e i bambini continuano a frequentare le scuole.

Gli accademici svedesi hanno valutato i pro e i contro del modello di Stoccolma.

Riunioni e assembramenti pubblici che eccedano le 50 persone sono vietati e la popolazione è incoraggiata a rimanere in casa ma pub, ristoranti e attività rimangono aperte, mentre i bambini continuano ad andare a scuola.

Nonostante tutto ciò, è un fatto che la Svezia abbia subito meno danni dal coronavirus di quanti finora ne abbiano patiti Spagna, Italia e Regno Unito in termini di casi confermati (23.216 casi accertati) e abbia registrato ‘solamente’ 2.854 decessi correlati alla malattia.

Allo stesso tempo, va osservato, la Svezia risulta il Paese scandinavo di gran lunga più colpito (Danimarca 503 vittime, Norvegia 214, Finlandia 246).

Se la strategia sanitaria di Stoccolma avrà funzionato o meno, lo sapremo con certezza solo nei prossimi mesi, affermano gli stessi analisti svedesi, molti dei quali, tuttavia, non nascondono un certo ottimismo.

Economia funzionale e immunità di gregge

"Penso che si rivelerà una buona strategia a lungo termine", afferma Peter Nilsson, professore di medicina interna ed epidemiologia alla Lund University.

Egli osserva che la "strategia restrittiva flessibile" svedese ha consentito al Paese di mantenere a galla l'economia ed evitare un picco dei tassi di disoccupazione.

"È importante capire che le morti di COVID-19 saranno comunque molto inferiori alle morti che un blocco sociale totale avrebbe causato e ad un’economia completamente disastrata. Questo per via della disoccupazione e di tutti i problemi sociali a questa connessi. Una cattiva economia farebbe molto male e ucciderebbe molte persone nel tempo", ha sostenuto l'accademico.

Inoltre, una delle conseguenze della strategia è l'immunità di gregge, sottolinea Nilsson, aggiungendo che la seconda e, forse, la terza ondata di COVID-19, diventeranno la cartina di tornasole per gli approcci adottati dalla Svezia e da altri paesi.

Alla teoria dell’immunità di gregge fanno eco anche Mikael Rostila, professore presso il Dipartimento di Scienze della salute pubblica dell'Università di Stoccolma, e Anders Tegnell, epidemiologo presso l'Agenzia svedese per la salute pubblica, considerato lo strategia per la lotta al COVID del Paese. Anche loro ritengono che lo ‘spazio’ apparentemente concesso ora al virus, potrebbe essere recuperato durante la seconda o terzo ondata quando la nazione si sarà già dotata dell’immunità naturale.

Punti deboli della strategia – minoranze e anziani

Gli accademici svedesi non negano tuttavia che il bilancio delle vittime nel Paese sia senz’altro superiore a quello delle altre nazioni nordiche vicine. La cosa più triste dover ammettere, è che il virus abbia trovato la strada delle case di riposo per anziani – proprio quei luoghi che invece sarebbero dovuti essere maggiormente protetti.

Il numero molto elevato di decessi nelle case di cura ha suscitato molte critiche nei confronti della strategia, sottolinea Paul Franks, professore di epidemiologia genetica alla Lund University, il quale nota anche come la Svezia non sia riuscita a proteggere le sue vulnerabili minoranze etniche.

Difficoltà di comunicazione, quindi scarsa informazione, abbinata a condizioni sociali svantaggiate, hanno provocato un tasso di decessi decisamente più alto in queste categorie.   

"Tra i somali il rischio è quasi cinque volte superiore rispetto alle persone nate in Svezia", ​​aveva ammesso l'epidemiologo di stato svedese Anders Tegnell il 14 aprile, citato da EuroObserver.

Presto per dire chi ha ragione?

A metà aprile un gruppo di 22 scienziati delle migliori università e istituti di ricerca svedesi aveva scritto una lettera aperta nel giornale Dagens Nyheter, criticando l'Agenzia per la salute pubblica per il suo approccio "profondamente imperfetto" e aveva esortato il Governo a rivedere la strategia quando il bilancio delle vittime COVID in Svezia raggiunse le 1.000 persone.

"Certo, sono molto, molto preoccupati per le morti e per la previsione di ancora più morti", commenta Peter Nilsson. "Ma i nostri migliori esperti prevedono tra le 10.000 e le 20.000 morti. L'80% o il 90% saranno anziani. Solo pochi saranno i giovani. E alcuni di questi esperti non tengono conto di ciò di cui abbiamo discusso: la seconda ondata e la crisi finanziaria ucciderebbe ancora più persone".

Tutti gli studiosi sembrano comunque concordare su di un punto – la vera contabilità potrà essere fatta solo alla fine e solo alla fine si capirà chi avrà fatto la scommessa giusta. Pur, naturalmente, riconoscendo che tenere in un unico ordine di conto, vittime, sacrifici e costi economici, non sarà per niente facile.

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