17:48 08 Agosto 2020
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Da quando ha fatto ritorno a Bangui, l’ex presidente della Repubblica Centrafricana François Bozizé ha annunciato la sua intenzione di tornare in politica. Le elezioni presidenziali sono previste per dicembre di quest’anno. L’ex capo di Stato sostiene di essere vittima di una “caccia alle streghe” che lo vuole fuori dalla corsa elettorale.

François Bozizé ha tenuto un roboante discorso simile a quelli che teneva quando ha vissuto per 10 anni al Palais de la Renaissance, la residenza presidenziale nel centro di Bangui.

Una simile longevità è degna di nota in un Paese in cui insurrezioni e colpi di Stato non danno tregua ai politici di Bangui, siano essi promotori di un movimento per l’indipendenza o ancora imperatori volubili.

Il 24 aprile nel suo intervento durato 30 minuti François Bozizé ha inizialmente parlato dell’attuale situazione in cui versa il Paese e poi si è soffermato sulle elezioni presidenziali previste per fine anno senza lasciare alcun dubbio sulle proprie intenzioni di tornare alla politica. Per farsi strada pulita innanzi a sé, l’ex capo di Stato ha sostenuto di essere stato vittima di “varie e gravi accuse” rivolte nei confronti suoi e del suo gruppo politico con l’unico obiettivo di sbarazzarsi di lui.

“La mia popolarità mette in allarme, per questo hanno deciso di sbarazzarsi di me sia fisicamente sia politicamente. Pertanto, io e il mio entourage veniamo continuamente seguiti per spingerci a commettere errori. In caso di necessità, questo giustificherebbe il mio omicidio che verrebbe messo a tacere con il pretesto di un semplice errore”, ha dichiarato nel suo intervento.

Bozizé: minaccia politica, ma non in termini di sicurezza

Da quando è tornato nel Paese nel dicembre 2019 dopo 6 anni trascorsi in Uganda, si sono moltiplicate le voci circa un nuovo colpo di Stato. “False accuse”, sostiene l’ex presidente nel suo intervento del 24 aprile ricordando che dopo il suo ritorno nel Paese non smetterà di combattere.

Tuttavia, Kag Sanoussi, presidente dell’Istituto internazionale per la gestione dei conflitti di Lilla, ha dichiarato in un’intervista rilasciata a Sputnik che i recenti arresti di soggetti accusati di tentata destabilizzazione del Paese, nonché il passato di François Bozizé che è salito al potere dopo un colpo di Stato inducono a temere lo sviluppo di uno scenario analogo.

“Non sorprende che i politici e le altre personalità coinvolte ritengano che François Bozizé stia minacciando l’autorità del presidente Touadéra”, osserva l’esperto.

“Il ritorno di François Bozizé chiaramente mette a repentaglio le autorità in carica”, sostiene in un’intervista rilasciata a Sputnik Éric Yombi, esperto camerunense di politica regionale. “Ci rimane solo da capire se la minaccia sia reale o relativa”, previsa. In altre parole, se si tratta di una minaccia alla sicurezza del Paese o una minaccia politica.

“Oggi la situazione è diversa da quella dei tempi di Bozizé. Il popolo centrafricano è cambiato e non tollererà qualcosa che ha generato la catastrofe ancora in corso”, sostiene Sanoussi. I tempi sono cambiati e chiaramente le ambizioni di un putschista recidivo quale era Bozizé si sono calmate. A riprova di questo vi sono diversi segnali del fatto che il ritorno dell’ex presidente sia un atto meramente politico. Altrimenti come avrebbe potuto tornare in patria un ex capo di Stato contro il quale l’ONU e diverse organizzazioni africane hanno comminato sanzioni, se questi non avesse prima fornito garanzie sufficienti del fatto che si sarebbe comportato in maniera consona?

Inoltre, la scelta del 15 dicembre 2019 come data del suo ritorno nel Paese non è forse un segnale del suo desiderio di dare a tale ritorno una connotazione meramente politica? Dopotutto, stando alla legge centrafricana in materia elettorale un candidato alle presidenziali deve aver vissuto nel territorio del Paese per almeno 12 mesi. Ma il partito politico di cui Bozizé è a capo, Kwa Na Kwa, è tornato all’opposizione solo pochi mesi prima del ritorno del suo leader.

Pertanto, è logico che Bozizé dica che l’avversità nei confronti dell’assetto attuale sia legata al suo progetto politico. “La mia colpa è non aver fatto ciò che volevano che facessi quando mi vennero a chiedere di non presentare la mia candidatura alle prossime elezioni presidenziali e di supportare sia personalmente sia mediante Kwa Na Kwa il presidente della Repubblica che intende presentarsi in veste di candidato”.

Il presidente della Repubblica che intende riproporsi alle elezioni è Faustin-Archange Touadéra, al potere dal 2016. Touadéra intende forse escludere Bozizé dalla corsa elettorale? “Forse”, sostiene Yombi, a giudicare dalla fredda accoglienza che è stata riservata a Bangui all’ex capo di Stato.

“È servita l’intermediazione dei diplomatici perché Touadéra ricevesse Bozizé. Inoltre, al presidente Bozizé non è stato riservato il rispetto dovuto a un ex presidente della Repubblica, in particolare in termini di sicurezza personale”, continua l’esperto che molto probabilmente dispone di ulteriori informazioni al riguardo.

Tuttavia, taluni invitano a trovare un punto d’incontro affinché tutte le parti coinvolte nella vita politica del Paese possano partecipare alle elezioni di dicembre.

Tuttavia, Sanoussi ricorda che “nella Repubblica Centrafricana esistono una Corte costituzionale e un Ufficio elettorale nazionale i quali faranno sentire la propria opinione nel momento opportuno circa il diritto di eleggibilità di ogni candidato. Ad oggi non so se ci si opporrà all’eventuale candidatura di François Bozizé”, precisa l’esperto di risoluzione dei conflitti.

In altre parole, il riconoscimento dell’invalidità della sua candidatura è una vera e propria spada di Damocle che pende sulla testa di Bozizé. Non è forse per prevenire qualsivoglia azione nei suoi confronti ad opera delle autorità che Bozizé non smetterà di tenere dichiarazioni pubbliche minando persino al progetto di rivisitazione della Carta Costituzionale che tanto sta a cuore del capo di Stato in carica?

Un’altra minaccia al processo di pace?

Gli emendamenti alla Costituzione, afferma Bozizé, sono finalizzati a permettere a Touadéra di rimanere al potere anche dopo la fine del suo mandato presidenziale. Secondo la maggioranza presidenziale che ha sostenuto in aprile la riforma, detti emendamenti permetteranno di spostare le elezioni considerata la contingenza sanitaria nel mondo e nel Paese.

Secondo le autorità, però, non si tratta affatto di estendere il mandato presidenziale o di aumentare il numero di mandati previsti dalla Costituzione, ma piuttosto di prevedere misure da applicarsi nel caso in cui le elezioni non possano tenersi alla data prevista per via della pandemia.

“Da un punto di vista politico possiamo forse pensare che il presidente in carica stia tentando di estendere il proprio mandato? Questo è il suo primo mandato e la Costituzione gli dà diritto a un secondo, nel caso in cui sia eletto. Pertanto, la questione potrebbe essere sollevata solamente al termine dell’eventuale secondo mandato”, sostiene Sanoussi.

Tuttavia, a Bozizé gli argomenti a favore di Touadéra non fanno né caldo né freddo. Questo potrebbe “portare a incertezza e instabilità”: queste parole suonano come una minaccia e fanno temere l’apertura di un altro fronte in un Paese già dilaniato da innumerevoli conflitti.

“Questa riforma non può diventare il pretesto per riavviare una nuova serie di violenze nella Repubblica Centrafricana. Tutti i partecipanti alla vita politica che tengano al proprio Paese debbono ricorrere agli strumenti giuridici per far sentire la propria voce”, sostiene Sanoussi.

Dal 2013 la Repubblica Centrafricana registra scontri tra gruppi armati e miliziani. Il 6 febbraio 2016 le parti coinvolte nel conflitto hanno sottoscritto un accordo per riportare la pace nel Paese. Dopo più di un anno l’ottavo accordo di pace sembra essere violato. Le prossime elezioni presidenziali e il ritorno di Bozizé, pare, non faranno che gettare benzina sul fuoco.

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