01:41 28 Maggio 2020
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La pandemia del coronavirus: superati i 3 milioni di casi nel mondo (27 aprile - 10 maggio) (106)
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La Russia intera è in autoisolamento. È giorni che i russi non escono di casa e non hanno la possibilità di entrare in contatto con nessuno. Per molti questa situazione estrema è causa di stress.

Aleksandr Suvorov, direttore del dipartimento di Fisiologia umana in situazioni estreme presso l’Istituto di problemi biomedici (IMBP) in seno all’Accademia nazionale russa delle scienze (RAN), nonché dottore di ricerca in scienze mediche e ricercatore presso l’Accademia russa di cosmonautica Tsiolkovsky, ha spiegato a Sputnik in che modo si possa superare l’autoisolamento.

– Lei ha partecipato in qualità di ricercatore agli esperimenti sull’aumento della temperatura durante la permanenza prolungata sott’acqua. Ci racconti della Sua esperienza di autoisolamento per il bene della scienza.

– Quando ho cominciato a lavorare all’IMBP nel 1975 come ricercatore junior, venivamo coinvolti in esperimenti di vario tipo. In quegli anni i piloti eseguivano esplorazioni in alta quota, gli alpinisti scalavano l’Everest, si poneva il problema della pressurizzazione degli aeromobili. Era necessario elaborare regimi di decompressione, mezzi di prevenzione e reazione in caso di avaria. Tali situazioni furono simulate in una camera di decompressione. Sono stato portato a quota 10 km in 1 minuto. In tutta la storia dei viaggi nello spazio nemmeno una volta abbiamo registrato casi di malattia da decompressione proprio perché abbiamo condotto esperimenti a terra.

Quanto alla profondità, si tratta di un ambito di studio distinto che è trattato dalla medicina iperbarica. Il nostro istituto ha cominciato a interessarsi a questa disciplina poiché nel periodo in cui nacque la medicina spaziale Sergey Korolev stava prendendo in esame la possibilità di viaggiare su Venere oltre che su Marte.

Com’è noto, Venere presenta un’atmosfera non adatta alla respirazione. Ma, aspetto fondamentale, su Venere la pressione è di 96 atmosfere, ossia è pari a quella che si registra in immersione subacquea a 1000 m. Spinti dal desiderio di conquistare le profondità dei mari, noi insieme all’Istituto di oceanologia dell’Unione sovietica nel 1981 organizzammo alcune immersioni in camera iperbarica, prima a 100 m (alla quale ho partecipato anche io) e poi a 350 e a 450. Alla fine riuscimmo quasi a dimostrare che a una profondità di 1.000 m l’organismo umano potrebbe funzionare. La respirazione è affannosa, ma a queste profondità si riesce a compiere sforzi fisici di media intensità. Rimaneva il problema della pressione esercitata sul sistema nervoso, ma questo è un problema che chiaramente spetterà alle future generazioni.

– Allora non sapevate che oltre alla incredibile pressione Venere presentava anche una temperatura di 500°C?

– Quando Venere era stata raggiunta da sonde automatiche, si era scoperto che il pianeta presentava un’atmosfera composta in prevalenza da diossido di carbonio e caratterizzata da temperature elevate. Gradualmente l’idea di un volo pilotato sul pianeta si spense. Ma rimane il fatto che in linea teorica l’uomo potrà calarsi su Venere, indossare uno scafandro e toccare la superficie del pianeta. Se riusciamo a immergerci a una profondità di 1000 m, con il tempo potremo anche andare sulla superficie di Venere.

Dunque, in camera iperbarica sono stato per 37 giorni, la maggior parte dei quali a una “profondità” di 350 m. Non è un luogo confortevole: quattro cellette, 20 metri cubi, bagno compreso.

Poi, nel 1990 ho passato 10 giorni in una casa subacquea in Florida. Negli anni ’80 da noi si facevano esperimenti nella casa subacquea Chernomor nella baia di Gelendžik, ma a questi non partecipai.

Poi l’IMBP ha condotto esperimenti legati all’isolamento quali il Mars-500 per simulare il volo su Marte. Nell’ambito di questo esperimento io ero il direttore esecutivo, dunque sono a conoscenza di tutti i dettagli dell’operazione. In passato uno dei ricercatori dell’istituto, Hayder Hobikhozhin, disse che la qualità più importante di un ricercatore è la capacità di pazientare. Di fare il proprio in tranquillità e poi aspettare.

– Ci parli della sua esperienza: com’è vivere in autoisolamento? Chiaramente, avrà dovuto occuparsi degli esperimenti, ma in generale cosa consiglia alle persone comuni? Cosa potrebbero fare?

– Le condizioni dell’isolamento domestico non sono comparabili a quelle che avevamo predisposto noi durante gli esperimenti all’IMBP. Stare a casa chiaramente è più confortevole.

Il primo aspetto riguarda le problematiche di natura psicologica. Prima di ogni esperimento noi valutiamo i partecipanti dal punto di vista psicologico. Ad esempio, nell’ultimo esperimento SIRIUS, durato 4 mesi, per la preparazione di un viaggio sulla Luna hanno preso parte 3 uomini e 3 donne. La diversità di genere all’interno della squadra si è fatta sentire. In una squadra così variegata gli uomini si prendono più cura di se stessi e del proprio aspetto. Quando mi chiedono: “Ci sono differenze nel grado di sopportazione delle criticità tra uomini e donne?”. Io rispondo che di fatto non ce ne sono. Le differenze sono condizionate dalle peculiarità psicologiche di ciascuna persona. È possibile passare un periodo di isolamento di circa 2 settimane con chiunque senza che questo generi alcun conflitto o criticità particolare. Nel caso, invece, di isolamenti superiori alle 2 settimane possono sorgere dei problemi. E purtroppo nella vita reale non disponiamo di ciò che invece avevamo durante l’esperimento, ossia uno psicologo individuale. Pertanto, il mio primo consiglio è: non accumulare i problemi. Se non vi piace qualcosa, ditelo. È indispensabile sciogliere i nodi. Non nascondetevi ai problemi, tentate di porvi rimedio.

Il secondo consiglio è fare esercizio fisico. Qualsiasi tipo di esercizio: allungamento, intensivo, con mezzi improvvisati. Anche una semplice fascia elastica è uno strumento plurifunzionale che permette di allenare quasi tutti i gruppi muscolari. Il primo elemento che perdiamo è l’elasticità. Pertanto, gli esercizi di allungamento sono fondamentali. Se a casa avete una cyclette, usatela assolutamente. Si parla talvolta di “felicità muscolare”. Bisogna allenarsi almeno 45 minuti al giorno perché si verifichino mutamenti interni del nostro stato ormonale e perché l’organismo percepisca questa felicità interna. Poiché noi, così come i cosmonauti, dovremo tornare alla vita normale, gli allenamenti fisici sono indispensabili.

Il terzo importante consiglio che posso darvi in qualità di pneumologo è di arieggiare gli ambienti. Bisogna cambiare regolarmente l’aria a casa. È molto importante.

– Com’è possibile mantenere la propria salute mentale alla luce dei cambiamenti che ci stanno toccando e dell’impossibilità di vedere i nostri cari?

– La riduzione della frequenza di interazione con gli altri può essere percepita in maniera diversa a seconda delle persone: per alcuni è normale, per altri è fonte di disagio. Per sentirsi a proprio agio, è necessario trovare modalità di sviluppo personale. Uno dei miei docenti all’IMBP, Evgeny Aleksandrovic Il’in, trascorse un anno in Antartide in qualità di medico e in quell’anno imparò benissimo la lingua inglese. Ora è il momento perfetto per portare a termine faccende rimaste aperte. Chiunque ha libri che non ha finito di leggere, fotografie non classificate, contenuti non elaborati, ristrutturazioni non ultimate. Io e i miei colleghi al momento stiamo sfruttando la quarantena per ultimare la scrittura di articoli scientifici e completare le faccende rimaste inconcluse. L’unico vero aspetto negativo della situazione attuale è che non sappiamo davvero fino a quando durerà la quarantena. In fisiologia è ben noto che il periodo più difficile è la terza parte di un esperimento a 4 fasi, sia esso di durata mensile, semestrale o annuale. La terza parte è sempre la più difficile. Monotonia e incertezza generano ulteriore negatività. Si desidera sapere più precisamente quando finirà la quarantena. Se non si può cambiare la situazione, bisogna trarne vantaggio.

– Da un punto di vista scientifico può essere interessante osservare il comportamento delle masse di fronte a questa situazione? Si possono trarre delle conclusioni circa il comportamento dei russi?

– Il comportamento dei russi, a giudicare dai dati che ci arrivano dall’Italia o dagli Stati Uniti, è più adeguato. Non si registrano né panico né paura. La vita ha probabilmente permesso ai russi di essere più resistenti allo stress, forse questa è una predisposizione genetica dei nostri concittadini.

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