10:38 21 Ottobre 2020
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Le tensioni tra Usa e Iran dopo l'omicidio del generale Soleimani a Baghdad (91)
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Donald Trump ha ordinato di distruggere le navi militari iraniane qualora queste si avvicinino pericolosamente a quelle statunitensi presenti nel Golfo Persico. In riposta Teheran ha minacciato di dispiegare nuovi missili navali. E “con la misericordia di Dio” ha lanciato il suo primo satellite.

Sputnik ha cercato di capire per voi per quale motivo durante la pandemia i rapporti tra i due Paesi siano sottoposti a un giro di vite.

Avvicinamento pericoloso

A inizio aprile le navi militari iraniane si sono avvicinate più volte alle navi della Marina militare statunitense. E non hanno reagito prontamente alle richieste di allontanamento. Dopo alcune settimane una delle navi del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (in farsi, pasdaran, ossia divisioni d’élite delle Forze aeronautiche iraniane) per più di un’ora ha effettuato arrogantemente manovre proprio nei pressi di un cacciatorpediniere recante vessillo a stelle e strisce.

“Ho ordinato ai nostri marinai di aprire il fuoco e distruggere qualsivoglia nave militare iraniana che avesse seguitato con le provocazioni”, ha dichiarato Donald Trump su Twitter.

Secondo Teheran, gli americani si troverebbero illegalmente nel Golfo, starebbero violando le norme di diritto marittimo. “Ma hanno visto la nostra brusca reazione”, ha comunicato il contrammiraglio Alireza Tangsiri.

L’Iran va nello spazio

La faccenda non si è però limitata a questo battibecco. I dirigenti dei pasdaran hanno avvertito della possibilità di dispiegare contro le portaerei americane nel Golfo Persico e nel Golfo di Oman missili navali con gittata maggiorata.

“Se prima il loro raggio d’azione era inferiore ai 45 km, oggi disponiamo di missili terra-terra in grado di raggiungere i 700 km di gittata”, ha aggiunto Tangsiri.

Ma la notizia sensazionale è che ora è in orbita il primo satellite iraniano, il Noor. “Con la misericordia di Dio l’Iran è diventato uno dei Paesi con presenza nello spazio. Il satellite è stato messo a punto senza il supporto di Paesi stranieri e nonostante le sanzioni statunitensi”, ha dichiarato Hossein Salami, comandante dei pasdaran, dopo il lancio avvenuto con successo.

Sebbene i precedenti tentativi non avessero avuto esito positivo, gli USA hanno comunque accusato le autorità iraniane di aver violato la risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza dell’ONU che vieta all’Iran di lanciare missili.

Teheran non si arrende

Il nuovo giro di vite ai rapporti iraniano-statunitensi è dovuto alla graduale distorsione dell’attenzione dall’epidemia di Covid-19 e al conseguente ritorno alla politica tradizionale, secondo Nikolay Kozhanov, docente del Centro di ricerca sui Paesi del Golfo Persico presso la Qatar University, nonché ricercatore senior presso l’Istituto di Economia mondiale e di Relazioni internazionali (IMEMO) in seno all’Accademia nazionale russa delle scienze (RAN).

“Le pressioni esercitate da Washington su Teheran non si sono placate nemmeno durante il rigido periodo di isolamento che hanno sperimentato entrambi i Paesi. Ora che le autorità iraniane stanno gradualmente rimuovendo le restrizioni per far ripartire la già problematica economia, gli americani stanno tentando di sfruttare la situazione a proprio vantaggio e di alimentare la tensione. Se prima il FMI prevedeva per il 2020 una fase di stagnazione dell’economia iraniana, dopo la pandemia si prevede un calo del PIL del 6%. Alla luce di ciò, gli USA non dimenticano la contrapposizione con l’Iran”, spiega l’esperto.

Kozhanov ricorda che per le autorità iraniane le questioni inerenti alla sicurezza hanno sempre rivestito un’importanza maggiore rispetto ai problemi di carattere socioeconomico. Secondo l’esperto, le dichiarazioni di Teheran circa l’invio nello spazio di un satellite militare e la creazione di missili navali altro non sono che una dimostrazione al mondo esterno della propria potenza. Annunci simili hanno suscitato sorpresa anche all’interno della comunità iraniana stessa.

“L’Iran sta dimostrando che non si arrende. Questo distoglie la popolazione dai problemi fondamentali. Le autorità giustificano tutte le problematiche di natura economica con le sanzioni e il coronavirus. Negano tutti gli errori commessi. Al momento la popolazione sta reggendo in maniera stoica, ma ancora non si sa cosa dicano davvero gli iraniani a casa loro. Non si esclude che questi sviluppi possano generare proteste in futuro”, ipotizza Kozhanov.

A lungo termine la contrapposizione iraniano-statunitense non è di buon auspicio per la regione.

“Viene alimentata la pressione a livello psicologico. Una delle parti potrebbe crollare come è successo l’anno scorso con l’omicidio a gennaio del generale Qasem Soleimani. Per questo, l’operato di entrambe le parti coinvolte è preoccupante”, spiega Kozhanov.
Il tempo gioca a sfavore degli USA

Andrey Baklitsky, esperto di non proliferazione nucleare, dubita che l’ordine di Trump di aprire il fuoco contro i natanti iraniani sarà effettivamente eseguito. “I comunicati diramati tramite social network dal capo della Casa Bianca non sempre si traducono in azione. Alla domanda dei giornalisti su cosa cambierà dopo l’ordine di Trump i militari americani ci hanno girato intorno a lungo per rispondere infine che al momento non cambierà nulla”, spiega l’esperto.

Baklitsky sostiene che, se le navi iraniane minacciassero realmente la Marina militare statunitense, semplicemente le affonderebbero.

“Gli americani non vogliono avventurarsi in operazioni sconsiderate. La loro situazione è già difficile così com’è. Sulla portaerei Theodore Roosevelt i membri dell’equipaggio sono stati contagiati dal coronavirus. Nel Golfo Persico al momento è dislocato un incrociatore portaeromobili, ma servirebbe la presenza di mezzi anche di altra tipologia. La loro priorità è esercitare pressioni sulla Cina. Pertanto, la flotta statunitense non ha interesse a dispiegare ulteriori mezzi in prossimità delle coste iraniane”, sostiene l’esperto.

A suo avviso, nemmeno le autorità iraniane ardono dal desiderio di avviare una guerra. È importante dimostrare a tutti che la contrapposizione è sempre in atto, ma sarebbe meglio evitare le perdite dal punto di vista finanziario.

“Nella contrapposizione con l’Iran il tempo gioca a sfavore degli USA. Washington ha introdotto sanzioni, aperto il fuoco contro navi iraniane e persino ucciso il generale Soleimani. Ma Teheran sta continuando a lanciare missili, a irritare gli americani nel Golfo Persico e non ha alcuna intenzione di rinunciare a questo atteggiamento provocatorio. Inoltre, a ottobre, un mese prima delle presidenziali statunitensi, il Consiglio di sicurezza dell’ONU dovrà rimuovere l’embargo sulle forniture di armamenti all’Iran”, ricorda Baklitsky.

Il primo mandato di Trump volge al termine e una delle sue principali missioni in materia di politica estera, ossia punire l’Iran, non è ancora stata compiuta, chiosa l’esperto.

Tema:
Le tensioni tra Usa e Iran dopo l'omicidio del generale Soleimani a Baghdad (91)
Tags:
USA, Iran
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