18:08 08 Agosto 2020
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Una volta formata la nuova coalizione la comunità israeliana si aspetta che la nuova squadra politica agisca su più fronti, in primo luogo per il contrasto alla pandemia e alle gravi conseguenze economiche da essa provocate, nonché per la stabilizzazione della sicurezza del Paese e il miglioramento del suo status a livello internazionale.

Dopo 2 anni di inedito stallo, numerose crisi e 3 turni di elezioni Israele si è finalmente dotato di un governo.

L’accordo sottoscritto a inizio settimana tra Benjamin Netanyahu e il suo ex alleato Benny Gantz prevede una suddivisione dei poteri tra di loro: la carica di primo ministro inizialmente sarà ricoperta da Netanyahu e tra un anno e mezzo da Gantz.

Per Gantz questo è stato un traguardo personale. “Non abbiamo permesso che ci fosse un quarto turno di elezioni”, ha scritto su Twitter. “Garantiremo la democrazia a Israele. Combatteremo il coronavirus e ci prenderemo cura di tutti i cittadini…”.

Ma è ancora presto per festeggiare. Ora che i principali ostacoli sono stati aggirati, perché il governo funzioni in maniera corretta, sarà necessario affrontare una serie di problemi tra cui la suddivisione delle cariche ministeriali.

Accontentare gli alleati

Nella coalizione di governo devono rientrare più di 30 ministri. Ciò significa che il partito Likud di Netanyahu (36 membri del quale ad oggi occupavano la gran parte delle cariche ministeriali) dovrà spartire i seggi non più solo con i propri alleati guidati da Netanyahu, ma anche con i deputati della Knesset appartenenti al partito Blu e Bianco di Gantz (i quali occuperanno 16 di queste cariche).

Sebbene Likud controllerà cariche chiave quali gli Esteri (per metà del mandato), l’Istruzione, i Trasporti, l’Ambiente, ad essere nelle mani di Gantz saranno le cariche più prestigiose (Difesa, Questioni strategiche, Giustizia e Assorbimento dell’immigrazione).

Netanyahu era a conoscenza del malcontento che avrebbe potuto generare questa situazione ed era pronto a farvi fronte. Deciso a non scontentare la propria squadra, Netanyahu ha convinto Gantz di lasciare che Likud controllasse le cariche diplomatiche fondamentali e le principali commissioni della Knesset ai quali il suo partito teneva particolarmente.

Gantz si è trovato subito d’accordo poiché in base all’accordo un membro del Likud avrebbe guidato la missione ONU e il partito di Netanyahu avrebbe guidato le commissioni della Knesset agli affari monetari, all’assorbimento dell’immigrazione e all’economia.

Economia, motivo di preoccupazione

Tuttavia, questi sono ben lungi dall’essere gli unici problemi del nuovo governo. Dopo aver terminato la distribuzione dei poteri, la coalizione dovrà conseguire diversi risultati in una serie di settori quali la sanità e l’economia.

L’epidemia di Covid-19 scoppiata a fine febbraio e responsabile di più di 170 vittime rappresenta anch’essa un grave problema economico. Poco dopo l’esplosione del focolaio Israele ha annunciato una serie di provvedimenti rigidi finalizzati a contenere la diffusione della pandemia.

Tra questi provvedimenti figurano non solo la chiusura di intere città e loro aree, ma anche la chiusura degli enti pubblici e di circa il 70% delle 500.000 piccole e medie imprese del Paese.

Di conseguenza, la disoccupazione ha registrato un’impennata toccando quota 25% in meno di 2 mesi. Questo valore è il più elevato dalla fondazione dello Stato di Israele nel 1948.

Proprio per questa ragione Netanyahu, che ha vinto le ultime elezioni ma non è riuscito a formare una coalizione, ha invitato Gantz a deporre l’ascia di guerra e a creare un governo di coalizione per il bene di tutti gli israeliani. Ora che il governo è formato, l’unica questione rimasta aperta è se riuscirà o meno a far fronte alle difficoltà.

Le minacce alla sicurezza devono essere risolte

Servono decisioni anche nell’ambito della sicurezza. Durante le 3 campagne elettorali il partito Blu e Bianco ha criticato Netanyahu per la sua incapacità di affrontare il problema di Hamas, il gruppo islamico che controlla la striscia di Gaza, ha giurato agli israeliani di migliorare la sicurezza nel Paese e di ripristinare il suo potenziale di contenimento.

Ora che Hamas è preoccupato per il Covid-19, la situazione nel Sud del Paese si è tranquillizzata in maniera insolita, ma gli esperti israeliani avvertono che la tregua non durerà a lungo soprattutto se la situazione a Gaza sfuggirà al controllo e Tel Aviv non invierà all’enclave gli aiuti sanitari necessari.

Il nuovo ministro israeliano della Difesa, Gantz, dovrà occuparsi di un problema che riguarda lo Stato di Israele sin dal 2001. Dovrà altresì affrontare un potenziale scambio di prigionieri con Hamas: il gruppo, infatti, deterrebbe 2 cittadini israeliani e i corpi di due soldati delle Forze di Difesa israeliane (IDF) uccisi durante l’operazione Margine di protezione nel 2014.

Né i numerosi tavoli delle trattative né la partecipazione di intermediari egiziani né la pressione della comunità internazionale hanno contribuito a migliorare la situazione anche per via dello stallo politico di Israele. Con la creazione della coalizione di governo la comunità israeliana porrà all’ordine del giorno la risoluzione di questa criticità.

Un’altra questione che dominerà l’ordine del giorno è il piano di pace del presidente statunitense Donald Trump, il cosiddetto Accordo del secolo. Nell’ambito dell’iniziativa presentata a fine gennaio si propone lo scambio di appezzamenti di terreno e l’estensione della sovranità di Israele alla valle del Giordano per una quota pari a circa il 30% della Cisgiordania, il che scatena l’ira dei palestinesi e potrebbe innescare una serie di gravi conseguenze economiche quali sanzioni internazionali e il boicottaggio dei prodotti israeliani.

Nonostante i possibili conflitti, il duetto Netanyahu-Gantz ha dimostrato di essere deciso a proseguire nella realizzazione del piano previsto per il primo di luglio non solo per via delle promesse fatte agli elettori e per la possibilità che l’amministrazione USA cambi idea sul piano, ma anche perché l’estensione della sovranità dovrebbe fungere da strumento per “correggere gli errori commessi in passato”, riconoscendo i coloni israeliani come parte dello Stato israeliano e ponendo fine alle controversie tra partiti di sinistra e di destra nel Paese.

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