18:51 06 Luglio 2020
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Pur fallito il tentativo del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump lo scorso anno di acquistare la Groenlandia, Washington sembra essere comunque determinata a rafforzare ulteriormente la sua influenza sulla più grande isola del mondo e quella della sua base aerea più settentrionale. Ma la Danimarca reagisce.

Gli Stati Uniti starebbero preparando un "pacchetto sostanziale di sostegno finanziario" per la Groenlandia, ha scritto in un articolo d'opinione sul giornale danese Altinget, l'ambasciatrice degli Stati Uniti in Danimarca, Carla Sands. Secondo la diplomatica, ciò fornirà un rinnovato impulso alla crescita.

"È nostro desiderio collaborare con l'intero Regno di Danimarca per promuovere l'imprenditorialità e l'innovazione e quindi stimolare una crescita economica sostenibile nell'Artico", ha scritto la Sands.

Gli Stati Uniti hanno recentemente istituito un consolato in Groenlandia nella speranza di diventare il suo partner commerciale preferito nell'Artico. Carla Sands ha scritto che il consolato nella capitale di Nuuk sarà il punto di partenza per un maggiore contatto quotidiano con il popolo groenlandese. Ha aggiunto che nel corso dell'ultimo anno un diplomatico americano ha viaggiato in Groenlandia per scambiare opinioni e stringere contatti con ogni sorta di persone, studenti, uomini d'affari e rappresentanti del Governo statale e locale.

"Ora che la nostra presenza diplomatica è divenuta permanente, speriamo di poter approfondire e rafforzare ulteriormente le relazioni tra Stati Uniti, Groenlandia e Danimarca", ha scritto Sands.

Inoltre, ha messo in guardia su una "Russia aggressiva", che ha rafforzato il suo potenziale militare nell'Artico, e una "Cina avida e inquinante". Al contrario la versione americana, sempre secondo la diplomatica, sarebbe basata unicamente su "trasparenza, cooperazione e valori democratici".

Sebbene questa valutazione sia più o meno coerente con quella dell'intelligence danese, che ha sempre sostenuto come Russia e la Cina siano la minaccia, supportati evidentemente dai media mainstream del Paese, i cui analisti e giornalisti tendono a enfatizzare soprattutto la "minaccia russa", i piani statunitensi non sembrano siano stati ben accolti.

Secondo i conservatori, gli Stati Uniti stanno "apertamente" lavorando per minare l'unità del Regno.

“Gli Stati Uniti stanno lavorando apertamente per minare l'unità del Regno. Hanno sempre tenuto al guinzaglio, ma c'è un limite, e alla fine potrebbero non essere nemmeno più presenti in Groenlandia (riferimento alla base aerea) a meno che non rinuncino a questo tipo di piani. Questo è assolutamente inaccettabile”, ha twittato il portavoce dei conservatori della Groenlandia Rasmus Jarlov.

​Secondo l’ex Ministro degli Esteri Martin Lidegaard, la Groenlandia è geopoliticamente interessante a causa della sua posizione nell'Artico, nonché delle sue risorse naturali, un fenomeno che ha descritto come "un'esplosione di interesse per la Groenlandia e l'Artico". Allo stesso tempo, ha ammonito i groenlandesi "a non essere ingenui".

“Se gli americani decidono di fornire supporto finanziario, è perché si aspettano di ottenere qualcosa in cambio”, ha detto Lidegaard alla radio danese.

Anche il portavoce della Groenlandia Christoffer Melson ha espresso riserve.

"La mia impressione è che il desiderio della Groenlandia sia quello di attrarre investimenti commerciali e di sviluppare l'economia, ma alla fine spetta alla Groenlandia in che misura verrà realizzata la cooperazione", ha affermato.

L'anno scorso, il Presidente degli Stati Uniti Trump aveva scioccato la Danimarca con la sua proposta di acquisto della Groenlandia, un'offerta che il Primo Ministro danese Mette Frederikesen aveva educatamente rifiutato, spiegando come la grande isola non fosse in vendita.

Nonostante goda di un'ampia autonomia e la base di Thule, la base aerea più settentrionale dell'America, sia già di fatto un’enclave di proprietà statunitense (acquistata nel 1953), la Groenlandia rimane parte del regno danese. Ad oggi, la Groenlandia è fortemente dipendente da una sovvenzione annuale di 3,5 miliardi di Corone danesi (470 milioni di Euro circa). Le prospettive del settore minerario e turistico rimangono ostacolate dalla mancanza di infrastrutture e da un clima altamente inospitale.

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