09:11 29 Novembre 2020
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Dato che in Svezia il coronavirus continua a diffondersi, tra la mancanza di vera e propria quarantena e solo l'allontanamento sociale volontario, i migranti dalle aree degradate sono stati definiti una delle categorie più vulnerabili. La Chiesa di Svezia è intervenuta in proposito non senza scatenare polemiche.

La Chiesa di Svezia ha richiesto un pacchetto di misure per richiedenti asilo e immigrati clandestini. Sono questi, sostiene, coloro che soffrono maggiormente per la crisi del coronavirus in corso.

In un articolo pubblicato sul quotidiano Expressen, l'arcivescovo Antje Jackelén e altri membri del Consiglio cristiano di Svezia, partendo dal principio evangelico che tutti gli esseri umani "sono creati da Dio" e quindi eguali, hanno sostenuto la necessità di porre in atto misure speciali per aiutare gli immigrati "senza carta" che, ritengono, siano i più vulnerabili in questa crisi del coronavirus. Jackelén ha anche menzionato i richiedenti asilo, gli immigrati con lavoro temporaneo, migranti in attesa di espulsione e senzatetto.

“I gruppi a rischio sono stati invitati a rimanere a casa per evitare di essere infettati. Allo stesso tempo, sappiamo che circa 33.000 persone in Svezia sono senza tetto. Molte persone ‘senza carta’ (completamente sprovviste di documenti) vivono nell’ombra e in condizioni difficili. Alcuni hanno un tetto sopra la testa, ma vivono in aree ristrette e diventano quindi più inclini alla diffusione dell'infezione. Altri non hanno affatto alcuna dimora in cui andare durante questo ‘periodo di isolamento’ e alcuni centri di accoglienza sono ora chiusi”, hanno scritto Jackelén e i membri del Consiglio della Chiesa.

L'arcivescovo ha anche invitato a rivedere le leggi sull'immigrazione.

“I confini sono chiusi, il che significa che molti non possono tornare a casa. Altri vivono nella lunga attesa che la loro richiesta di asilo venga risolta, un processo che ora rischia di essere ulteriormente ritardato”, ha scritto il Consiglio cristiano.

Il pezzo d'opinione ha scatenato una controversa reazione sui social media, con alcuni account che hanno chiesto a Jackelén di proteggere piuttosto gli anziani svedesi, che sono la categoria più colpita. Alcuni sono arrivati persino a chiamare l’arcivescovo "Antjechrist", con un gioco di parole rivelatore di quanto poco popolare sia stata la sua proposta.

Poco dopo, Dagens Nyheter, uno dei più grandi quotidiani della Svezia, ha pubblicato un appello chiedendo che i cosiddetti "bambini rifugiati non accompagnati" a cui era stato permesso di rimanere in Svezia sotto la cosiddetta ‘legge del liceo’, nonostante le controversie sulle relative reali età e validità delle richieste di asilo, venissero amnistiati (quindi ufficialmente accolti) a causa della pandemia di coronavirus. Richieste simili erano state precedentemente avanzate da gruppi di attivisti come Union of the Unaccompanied e Vistårinteut ("Non possiamo accettarlo").

Negli ultimi decenni, la Chiesa di Svezia ha cambiato la sua posizione secolare su una serie di questioni, tra cui alcune particolarmente delicate, come l'attivismo LGBT e l'immigrazione di massa, alienando molti fedeli in un esodo record. Questo processo è stato accelerato sotto Jackelén.

La Svezia ha adottato un approccio anticonformista per affrontare l'epidemia di coronavirus e si è astenuta dal blocco totale. Nel Paese scandinavo sono stati finora registrati almeno 10.483 casi confermati e vi sono stati 899 decessi. I migranti provenienti da aree degradate e gli anziani sono stati segnalati come i gruppi più vulnerabili e più colpiti.

Nonostante il consiglio dell'autorità per la salute pubblica di astenersi da viaggi non necessari, il Consiglio per le migrazioni della Svezia sposta ancora i richiedenti asilo tra le loro sistemazioni, secondo quanto riportato dall'emittente nazionale SVT.

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