10:16 21 Ottobre 2020
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La pandemia del coronavirus: contagi mondiali si avvicinano a 2 milioni (10-15 aprile) (58)
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La quarantasettenne Beatriz di Friburgo è stata sottoposta al tampone per il coronavirus ed è risultata positiva. Alcune settimane dopo in un’intervista rilasciata a Sputnik si è detta sicura che la “vita dopo il virus” esiste. Tuttavia, continua a osservare le regole imposte dal governo per limitare in maniera drastica i contatti sociali.

È ancora difficile stimare gli effetti che stanno sortendo in Germania le restrizioni alle uscite da casa e ai contatti sociali per via del coronavirus. Ad oggi, stando ai dati dell’Istituto Robert Koch, in Germania sono 61.913 i contagiati, dei quali 583 hanno perso la vita. Sono cifre dieci volte maggiori rispetto a 10 giorni fa (le organizzazioni internazionali riportano numeri ancor più preoccupanti: 67.051 contagiati e 650 morti, NdR). L’Istituto Koch rende noti solo i casi verificati in sede di test di laboratorio. Tuttavia, nel complesso l’incidenza è aumentata da 4 a 11 volte.

Stando ai dati ufficiali, più di 16.000 pazienti in Germania si sono già ripresi. Una di loro, Beatriz da Friburgo, ha rilasciato un’intervista a Sputnik. Dopo la Baviera e la Renania Settentrionale-Vestfalia, il Baden-Württemberg occupa la terza posizione per numero di contagiati tra i Länder federati tedeschi. Sono morte almeno 165 persone. Negli ospedali vengono curati i pazienti affetti dalla forma di malattia con il decorso più aggressivo, ossia quella che colpisce i polmoni. Ciononostante sono molti, Beatriz inclusa, a sostenere che in parte questa malattia ricordi l’influenza.

Per l’insegnante quarantasettenne Beatriz tutto cominciò domenica 8 marzo quando registrò su di sé i primi sintomi. La donna non riesce a capire dove e come sia stata infettata dato che “a Sud c’erano ancora pochi contagiati”. “Domenica sera mi sentivo le ossa deboli e male alla testa, lunedì sono andata in ospedale e mi hanno fatto il tampone”, spiega Beatriz. Quella sera stessa le comunicarono che il test era risultato positivo. “Non me lo aspettavo perché tra i miei conoscenti non c’era nessun contagiato”.

Le prescrisse qualcosa il medico?

“Non mi sono mai rivolta ai medici, ma solo al personale di sorveglianza sanitaria”, risponde Beatriz. “Mi telefonavano regolarmente e mi dicevano che, se la situazione fosse peggiorata e si fossero manifestate complicanze ai polmoni o con la respirazione, mi avrebbero dovuto portare in ospedale”. Ad ogni modo non le prescrissero alcun farmaco, ma la invitarono solamente a una quarantena volontaria per 2 settimane dalla comparsa dei sintomi. “A quel punto dissi agli amici con cui si usciva nel fine-settimane di rimanere anche loro a casa”.

Per 3-4 giorni rimase a letto perché le facevano male le articolazioni e la testa. Non presentava, però, febbre, tosse, mal di gola, difficoltà respiratorie o diarrea (nonostante i timori di tutti coloro che hanno fatto ingenti scorte di carta igienica). Inoltre, Beatriz non si era sottoposta alla vaccinazione anti-pneumococcica. Durante la malattia non perse il senso dell’olfatto. Inizialmente assumeva l’ibuprofene, poi venne a sapere dalla TV che era meglio non farlo. “Non so se a causa dell’ibuprofene i sintomi dell’infezione si siano accentuati o meno”. Il personale sanitario mi telefonava quasi ogni giorno per conoscere la mia condizione.

Quando Beatriz fece il tampone per il coronavirus, non c’era ancora la fila per sottoporvisi, “ma in quel momento non si era quasi ancora parlato dell’infezione”. La scuola per cui lavora chiuse solo una settimana dopo. Perché?

“Dopo essermi ammalata ho parlato con gli addetti del personale sanitario. Poiché venerdì non ero a scuola e sintomi si sono manifestati solo domenica sera, i dirigenti hanno pensato che fossi stata contagiata due giorni prima. Quindi, non hanno pensato che rappresentassi un rischio”. Sebbene nessuno dei conoscenti della donna sia stato contagiato, Beatriz è sicura: molti lo sono senza saperlo. Questo è quello che è successo alla sua famiglia: “Noi 4 siamo a casa 2 settimane. Gli altri l’hanno passata in una forma più lieve e non sono stati testati”.

Gli amici e il fratello di Beatriz per due settimane hanno garantito alla donna e alla sua famiglia i beni e i prodotti di prima necessità, consegnando le buste della spesa alla porta e mantenendo la distanza. Ad ogni modo non indossavano né mascherine né guanti. A detta di Beatriz, i suoi amici la sostenevano molto e la incoraggiavano a non preoccuparsi della possibilità che lei li infettasse. A scuola, invece, alcuni colleghi cominciarono ad andare nel panico. “La reazione è sempre molto personale. Esco di casa, ma gli altri potrebbero non avere paura di me perché non sono più portatrice del virus”.

Perché Beatriz è sicura di essere guarita?

“Gli addetti del personale sanitario ora sono talmente occupati che non possono testare ogni paziente”, spiega la donna. “Hanno solamente detto di rimanere a casa per 2 settimane dalla comparsa dei sintomi. Di norme, in questo lasso di tempo la malattia si esaurisce, poi si rimane contagiosi per altri 4-5 giorni al massimo, ma i sintomi scompaiono prima”. Il figlio di Beatriz dopo la comparsa dei sintomi è dovuto rimanere a casa per un’altra settimana. Ma Beatriz, presumibilmente, sarà immune al coronavirus per un anno intero. Ciò significa che non è più contagiosa.

L’ufficio della cancelliera la settimana scorsa ha annunciato che le restrizioni adottate per contrastare la pandemia rimarranno in vigore tali e quali fino al 20 aprile. Gli anziani dovranno limitare i contatti personali per un tempo molto maggiore rispetto ai giovani. Beatriz ritiene che queste rigide misure siano giuste e spera che l’aumento dei contagiati rallenti. “Alcuni miei conoscenti mi hanno detto di essere usciti in 5 per strada e di essersi ammalati tutti. Due di loro sono finiti in ospedale. Dopotutto, non sappiamo esattamente cosa succeda a chi ha una forma grave della patologia”. Ma la donna è convinta che nell’80% dei casi la malattia non si presenti con sintomi gravi.

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