04:58 09 Agosto 2020
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Reti della quinta generazione (5G) (21)
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Le generose donazioni di apparecchiature mediche della Cina ai paesi occidentali fanno ipotizzare che si possano trattare di una trovata pubblicitaria o di un tentativo di sfruttare l'accesso al mercato per Huawei, che da tempo viene accusata dagli Stati Uniti di spionaggio per conto di Pechino.

Canada e Francia, gli unici due paesi principali che devono ancora decidere il ruolo di Huawei nelle loro reti nazionali 5G, hanno affermato che le donazioni cinesi di mascherine non influenzeranno la loro posizione sulla società.

"Non ci aspettiamo che queste donazioni abbiano alcun impatto sulle nostre decisioni. In realtà, non influenzeranno le nostre decisioni su qualsiasi questione", ha detto ai giornalisti il ​​primo ministro canadese Trudeau questa settimana.

Huawei, così come altre società cinesi come Alibaba e Tencent, hanno fornito attrezzature mediche protettive a diversi paesi colpiti dal coronavirus che sono a corto di forniture mediche, tra cui nazioni europee e Stati Uniti.

Il colosso delle telecomunicazioni di Shenzhen non ha rivelato pubblicamente la portata della sua generosità, ma i media canadesi hanno riferito questa settimana che prevede di spedire 6 milioni di mascherine e che ha ne ha già inviate oltre un milione, 30.000 occhiali e 50.000 paia di guanti.

Gli Stati Uniti hanno spinto il Canada a impedire a Huawei d'installare le sue apparecchiature 5G sulle nascenti reti di telefonia mobile di quinta generazione come parte del suo sforzo globale per soffocare la società.

L'amministrazione Trump, che accusa la compagnia di spiare Pechino nelle retrovie, ma che allo stesso tempo ha fornito scarse prove per dimostrare le sue affermazioni, avrebbe dichiarato al Canada che avrebbe perso l'accesso al proprio intelligence se non avesse bloccato la diffusione della tecnologia 5G di Huawei; una minaccia che ha fatto a diversi alleati.

Un altro punto controverso nelle relazioni Canada-Huawei è il caso di estradizione in corso del direttore finanziario della società, Meng Wanzhou, che è stato arrestato in Canada con l'accusa di aver aggirato le sanzioni statunitensi.

Le accuse alla Francia

La scorsa settimana, il legislatore repubblicano Mark Green ha affermato che la Cina sta cercando di sfruttare la donazione di un miliardo di maschere protettive alla Francia per portare Huawei nell'infrastruttura francese 5G.

Tuttavia, l'ambasciata francese in USA ha smentito tale affermazione, dicendo: "Questo punto non è stato sollevato, né durante l'ultima discussione tra il presidente Macron e il presidente Xi o nel corso di altri incontri".

La Cina ha precedentemente donato un milione di maschere alla Francia, uno dei paesi più colpiti d'Europa dalla pandemia di COVID-19. La Francia il mese scorso ha rinviato la sua gara d'appalto per le infrastrutture 5G a tempo indeterminato. Nel frattempo, è emerso a marzo che il governo di Macron ha in programma di consentire a Huawei di fornire parti non fondamentali dell'infrastruttura 5G, in una mossa simile al Regno Unito.

La Cina ha inviato aiuti medici in alcuni altri paesi europei, tra cui la Repubblica ceca, l'Irlanda, l'Italia, la Spagna, i Paesi Bassi e la Polonia, suscitando preoccupazioni tra le élite dell'UE che sta cercando di ottenere un certo potere attraverso quella che viene dichiarata generosità.

Josep Borrell, capo della politica estera dell'UE, ha scritto il 23 marzo che è in atto una "battaglia globale di narrazioni" in cui la Cina "sta portando avanti in modo aggressivo il messaggio che, a differenza degli Stati Uniti, è un partner responsabile e affidabile". In risposta la società ha dichiarato che avrebbe cessato le donazioni all'UE perché "questo non avrebbe mai dovuto essere una campagna di PR".

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