22:34 04 Agosto 2020
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Dopo mesi di tensioni con le milizie filo-sciite che hanno portato all'assalto all'ambasciata Usa a Baghdad e poi all'uccisione del generale Qassem Soleimani e del leader delle Brigate Hezbollah Abu Mahdi al-Muhandis, Washington ha iniziato il ritiro delle truppe dall'Iraq.

Il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha annunciato che la Casa Bianca avvierà un dialogo "strategico" con le autorità irachene a metà giugno, aggiungendo una serie di questioni all'ordine del giorno, tra cui possibili futuri schieramenti militari americani nel Paese.

La dichiarazione di Pompeo arriva mentre i militari americani continuano a ritirarsi dalla nazione mediorientale. La coalizione americana ha trasferito il controllo della base di Abu Ghraib alle autorità irachene il 7 aprile, dopo che i soldati americani avevano lasciato libere altre quattro basi in Iraq a marzo.

La prima base a essere evacuata è stata quella di al-Qaim, al confine con la Siria, utilizzata nelle operazioni contro l'Isis e più esposta alle forze sciite. Il trasferimento delle truppe è stato completato il 18 marzo.  

La decisione del ritiro dell'esercito arriva mesi dopo l'approvazione di una risoluzione con cui  il parlamento iracheno ha chiesto la fine dell'occupazione militare del paese da parte di forze armate straniere.

La risoluzione è stata adottata in seguito a un raid non autorizzata dell'Aeronautica americana in territorio iracheno,  durante il quale è stato ucciso il generale iraniano Qassem Soleimani il 3 gennaio.

Il capo delle forze speciali Quds è stato ucciso mentre lasciava l'aeroporto civile di Baghdad, dopo essere arrivato in missione diplomatica segreta. Washington aveva giustificato l'uccisione di Soleimani con la lotta al terrorismo, senza riuscire a fornire dettagli né la fonte delle loro informazioni.

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Iraq, USA
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