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Il coronavirus nel mondo (30 marzo - 3 aprile) (91)
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La decisione delle autorità francesi di impedire il contatto tra detenuti e mondo esterno ha generato una serie di rivolte dei carcerati.

Sputnik ha intervistato François Korber, presidente dell’organizzazione per la tutela dei diritti dei carcerati e anch’egli detenuto che sta scontando una pena di 25 anni in un istituto penitenziario francese. Korber ha parlato della portata che possono avere queste proteste e della possibilità o meno che le autorità riescano a farvi fronte.

Per contenere la diffusione del coronavirus negli istituti penitenziari francesi, la ministra della Giustizia Nicole Belloubet ha deciso di abolire le visite di parenti e amici ai detenuti e di distribuire loro 100.000 mascherine.

La settimana scorsa nelle carceri di Grassa, Perpignano, Réau, Bois d’Arcy, Nancy-Maxéville, Maubeuge i detenuti hanno messo in opera vere e proprie rivolte. L’insurrezione del 17 marzo nell’istituto di Grassa è stata la prima ad aver poi innescato le altre in tutta la Francia. Decine di detenuti hanno espresso il proprio malcontento relativamente alla decisione del governo di impedire il contatto dei detenuti con il mondo esterno per contenere la diffusione del virus. Il risultato? Un incendio in guardiola, danneggiamenti alle recinzioni, i detenuti hanno scagliato vari oggetti contro le guardie, queste ultime hanno risposto aprendo preventivamente il fuoco. Non ci sono stati feriti, ma era proprio quello che si temeva dopo ciò che era successo in Italia. Infatti, in 27 istituti penitenziari della penisola si sono verificate rivolte in seguito alle quali sono morti 10 detenuti e 70 sono evasi a Foggia. Anche in Brasile si sono verificate rivolte simili: lì gli evasi sono stati circa 600.

Secondo François Korber, presidente dell’organizzazione Robin Hood, non vale la pena di preoccuparsi per queste rivolte. In un’intervista rilasciata a Sputnik, Korber sostiene che, a suo avviso, la situazione in Italia sarebbe ben più grave. Ex detenuto con una pena di 25 anni, Korber ricorda la propria esperienza in carcere in occasione di una rivolta:

“Quando comincia una rivolta e, ad esempio, un detenuto blocca il corridoio centrale, arriva un reparto speciale che si dispone nei pressi del carcere. Le guardie circondano l’istituto penitenziario per scongiurare eventuali fughe e dopo alcune ore, dopo le trattative, entrano nel carcere e cominciano a picchiare tutti. Non si fanno cerimonie. Quelle rare rivolte che ci sono state in Francia sono state sedate rapidamente. Non penso che da noi ci potrà essere qualcosa di simile a ciò che è successo in Italia perché noi riusciamo a garantire un livello di sicurezza piuttosto elevato”.

Oltre alla chiusura dei rapporti con il mondo esterno, la ministra della Giustizia Nicole Belloubet ha comunicato il 18 marzo anche la distribuzione di 100.000 mascherine in 188 istituti penitenziari francesi i quali ospitano più di 70.000 detenuti.

Questo non è sufficiente, ritiene Adeline Hazan, direttrice penitenziaria. E non è la sola a pensarla così: infatti, anche altre organizzazioni sostengono che il rischio sanitario nelle carceri sia elevatissimo, pari al 116%, per via del sovraffollamento. Il 13 marzo è stato registrato il primo caso di contagio di un detenuto da coronavirus. Questo caso si è verificato presso il carcere di Fresnes dove sono state contagiate anche 3 guardie giurate.

Jérôme Massip, segretario generale del sindacato delle guardie giurate di Perpignano, ha spiegato a Sputnik le misure adottate. In particolare, si è espresso circa la relativa comprensione dimostrata dai detenuti.

“Tutto ciò che permetteva ai detenuti di scaricare la tensione, come gli impianti sportivi, le attrezzature ginniche, gli eventi socio-culturali, sono ora inaccessibili. Per questo, chiaramente, si accumula tensione, ma in generale i detenuti capiscono che si tratta di proteggere la vita propria e della propria famiglia”.

Tuttavia, circa un centinaio di detenuti presso l’istituto di Perpignano ha protestato il 17 marzo contro l’abolizione degli incontri con parenti e amici: si sono rifiutati di rientrare in cella dopo l’ora d’aria e le guardie hanno dovuto riportare l’ordine.

François Korber: “…i provvedimenti, adottati dal governo nei confronti della popolazione francese, per ridurre il rischio di contagio, non sono affatto consoni” per le prigioni. Tutti i detenuti stanno vivendo un momento di “grandissimo stress”.

“Il fatto che si tratti di un luogo chiuso ha fino ad ora impedito [la diffusione del virus]. Ma ora potrebbe diventare una bomba virale vera e propria per via del sovraffollamento (…). Si dorme in 2, 3, 4 in una stessa cella. Sono proprio queste le situazioni di maggiore rischio (…). Al momento non disponiamo di presidi di protezione. Non abbiamo guanti, mascherine, gel disinfettante”.

Dello stesso parere è anche il presidente del sindacato delle guardie giurate: “…le autorità non sono state abbastanza previdenti, le guardie non dispongono di mezzi a sufficienza”:

“Sia il personale sanitario sia le guardie giurate non dispongono di mascherine, di gel a base alcolica, di presidi di protezione. […] 100.000 mascherine non sono abbastanza considerato che una mascherina va cambiata 4-5 volte al giorno. Non è affatto sufficiente”.

Jérôme Massip dice di essere preoccupato, come la maggior parte dei francesi, delle conseguenze dirette dell’epidemia. Tuttavia, ritiene che i timori relativi a questi luoghi chiusi quali gli istituti penitenziari siano eccessivi.

“È stato fatto tutto il possibile per limitare il contatto con l’ambiente esterno. È stato fatto tutto. Dunque non vi è motivo perché un’epidemia di questo genere si intensifichi nelle carceri. A mio avviso, nelle carceri il fenomeno sarà più limitato”.

La direttrice penitenziaria, Adeline Hazan, si è espressa a favore della scarcerazione di “tutti i detenuti con pene minime e i detenuti più anziani”. Di tale opinione è anche Korber. Questo è l’approccio adottato, ad esempio, dalle autorità iraniane che hanno deciso di scarcerare temporaneamente 85.000 detenuti con pene inferiori ai 5 anni. L’organizzazione Robin Hood ha adito il 16 marzo la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) perché questa invitasse le autorità francesi a scarcerare soggetti in detenzione provvisoria, quelli con pene minime e chi ha già scontato la maggior parte della propria pena a condizione che venissero indossati braccialetti appositi.

François Korber: “È assolutamente possibile. Stiamo chiedendo alla ministra della Giustizia di scarcerare tempestivamente alcuni detenuti mediante la cooperazione dei procuratori. […] Chiaramente non saranno scarcerati terroristi o omicidi”.

Poiché la CEDU può solamente raccomandare l’adozione di misure simili, le possibilità che vengano effettivamente adottate sono piuttosto esigue. In un’intervista rilasciata al quotidiano 20 Minutes, la ministra della giustizia Nicole Belloubet ha dichiarato: “Non siamo affatto in quell’ottica!”.

Tema:
Il coronavirus nel mondo (30 marzo - 3 aprile) (91)
Tags:
Rivolta, incarceramento, Carcere, Francia, Coronavirus
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