16:36 01 Giugno 2020
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Il coronavirus nel mondo (30 marzo - 3 aprile) (91)
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Uno studio condotto dai ricercatori dell'Istituto di ricerca veterinaria di Harbin ha dimostrato che i gatti sono sensibili al COVID-19 e possono infettarsi a vicenda, tuttavia non è stato ancora determinato se possono trasmettere l'infezione del nuovo tipo di coronavirus all'uomo, si legge in una prestampa pubblicata sul sito web bioRxiv.

"La sindrome respiratoria acuta grave del nuovo coronavirus (SARS-CoV-2) provoca la malattia infettiva COVID-19, segnalata per la prima volta nella città cinese di Wuhan lo scorso dicembre. Nonostante gli enormi sforzi per combattere questa malattia, COVID-19 si è attualmente diffuso in oltre 100 Paesi ed ha scatenato una pandemia globale. Si ritiene che la SARS-CoV-2 abbia avuto origine nei pipistrelli, tuttavia le fonti intermedie tra gli animali del virus sono sconosciute", afferma il documento.

A seguito della rapida diffusione di COVID-19 in tutto il mondo, crescono le preoccupazioni sul fatto che gli animali domestici possano essere portatori del coronavirus ed infettare i loro padroni.

Si osserva che l'equipe di ricercatori "ha studiato la suscettibilità di furetti e animali a stretto contatto con gli umani positivi al SARS-CoV-2".

"Abbiamo scoperto che SARS-CoV-2 si replica molto raramente in cani, maiali, galline e anatre, ma efficacemente in furetti e gatti. Abbiamo anche scoperto che il virus nei gatti è trasmesso dalle goccioline trasportate dall'aria", si sostiene nello studio.

Allo stesso tempo altri ricercatori, la cui opinione è stata pubblicata dalla rivista Nature, affermano che i risultati dello studio cinese sono piuttosto curiosi, tuttavia consigliano ai proprietari di gatti di non preoccuparsi.

"I risultati si basano su esperimenti di laboratorio in cui un piccolo numero di animali a cui è stato iniettato intenzionalmente con alte dosi il virus SARS-CoV-2 e non riflettono le condizioni di interazione reale tra le persone e i loro animali domestici", ha affermato la nota virologa americana Linda Saif dell'università statale dell'Ohio (Stati Uniti).

Secondo la Saif, non ci sono prove dirette che i gatti infetti possano secernere abbastanza particelle di coronavirus per infettare l'uomo.
Tema:
Il coronavirus nel mondo (30 marzo - 3 aprile) (91)
Tags:
Scienza e Tecnica, Medicina, Animali, Società
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