00:41 28 Maggio 2020
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Il coronavirus nel mondo (30 marzo - 3 aprile) (91)
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La campagna di test su vasta scala e su base volontaria per determinare i contagiati dal virus SARS-CoV-2, sta mostrando dati interessanti e rilevatori sulla natura dell’epidemia e del motivo per cui sia così difficile fermarla.

Alla data di martedì, 31 marzo, il numero di individui tesati in Islanda era di 17.900, numero impressionante se commisurato all’esigua popolazione dell’isola Stato – appena 360mila abitanti (circa 5% della popolazione). I test, eseguiti dalla società biopharma deCODE Genetics, sono eseguiti su base volontaria, non è necessario presentare sintomi, come avviene invece nella maggior parte delle altre nazioni dove i sistemi sanitari e i laboratori sono già talmente congestionati da permettere oramai i tamponi solo ai casi già evidenti.

Ebbene, questa strategia sostenuta dal sistema sanitario della piccola nazione insulare ha dato risultati interessanti che aiutano a capire meglio come funziona il virus e per quale motivo è tanto difficile fermarlo – se da una parte solamente un 1% scarso dei test è risultato positivo al virus, tra i positivi a loro volta, solamente la metà lamentava i sintomi del COVID-19.

"I risultati dei test aggiuntivi condotti da deCODE hanno dato un'indicazione che gli sforzi per limitare la diffusione del virus sono stati finora efficaci", ha dichiarato il Governo la scorsa settimana, aggiungendo che "i test diffusi permetteranno di avere un risultato sempre più chiaro sulla diffusione effettiva del virus SARS-CoV-2 in Islanda", ha aggiunto la nota.

Ed è proprio la distinzione tra SARS-CoV-2 e COVID-19 che fa riflettere sul motivo per cui questo coronavirus sia così difficile da fermare. Il primo infatti è il virus in sé, del quale può essere portatore chiunque pur senza manifestarne i sintomi, la seconda invece è la malattia manifestata dal virus. Ovvio che combattere solo la malattia non può portare ai risultati sperati, dal momento che gli asintomatici continueranno inconsapevolmente ad infettare i soggetti più anziani, deboli o predisposti.

Il dott. Kári Stefánsson, fondatore dell'azienda che esegue i test, ha dichiarato alla CNN appunto che gli asintomatici, i leggermente sintomatici o anche semplicemente coloro che non hanno ancora manifestato i sintomi, svolgono un ruolo importante nella diffusione del virus.

Lo stesso Stefánsson sostiene anche che il virus stia mutando e assumendo caratteristiche proprie per ogni zona di provenienza:

"Siamo in grado di determinare l'origine geografica del virus in ogni singolo caso in Islanda", ha detto alla CNN, aggiungendo che ci sono specifiche, lievi mutazioni per il virus che provengono da Italia, Austria e Regno Unito. "Ne abbiamo trovato uno specifico persino per la costa occidentale degli Stati Uniti", ha aggiunto.

I dati del governo dicono che ci sono 1.319 infezioni confermate in Islanda, tra cui 4 deceduti.

"L'unica ragione per cui stiamo andando meglio di altri è che siamo stati più vigili", ha detto. "Abbiamo preso subito sul serio la notizia dell’epidemia in Cina”.
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