09:13 30 Ottobre 2020
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Infezione di coronavirus diventa pandemia (23-30 marzo) (117)
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I virus non conoscono confini e nessun Paese è escluso, dicono i cinesi. Le misure adottate da ciascun Paese hanno dimostrato la loro efficacia. La situazione in Cina si sta gradualmente normalizzando.

Sputnik si è rivolto a scienziati e medici cinesi per ottenere raccomandazioni utili al contrasto della pandemia e per sapere quali sono stati gli errori commessi.

Può suonare lapalissiano, ma l’elemento fondamentale all’inizio di un’epidemia è la profilassi, ossia l’identificazione dei contagiati e il tempestivo isolamento di coloro con cui questi ultimi sono entrati in contatto, sostiene Zhong Nanshan, capo della commissione di esperti in seno al Comitato di Stato cinese per la Sanità. Ma la particolarità della polmonite da coronavirus è che ancor prima della manifestazione dei primi sintomi il soggetto infetto è in grado di contagiare gli altri. Questo è di difficile previsione, pertanto è necessario verificare tutti i contatti.

“Non concordo con l’approccio adottato da alcuni Paesi in cui fanno le analisi solo agli infetti in quanto così si possono perdere casi di contagio. A tutti coloro che provengono dall’estero bisognerebbe effettuare dei test di acido nucleico e prelevare campioni dal naso e non dalla faringe”, sostiene Nanshan.

La polmonite da coronavirus si distingue per un elevato grado di infettività e mortalità. L’esperto avverte che non vi sono evidenze del fatto che i soggetti guariti siano poi totalmente immuni dal virus. Pertanto, il compito successivo è elaborare un vaccino efficace e a questo scopo è necessaria la cooperazione di tutta la comunità internazionale.

“In Cina sono state adottate misure quali l’isolamento, l’osservazione, la limitazione dei contatti e i presidi di protezione individuale. Questo ha permesso di contenere la diffusione dell’infezione e di ridurre l’aumento dell’incidenza. Così bisogna fare anche negli altri Paesi. Prima lo si fa, meglio è”, insiste Lan Wanyan, direttore della commissione di esperti per il contrasto all’epidemia di nuovo coronavirus in seno al Comitato di Stato cinese per la Sanità.

In Cina i quartieri residenziali sono stati sottoposti a una quarantena serrata: ogni persona aveva diritto a una sola uscita di casa previa misurazione della temperatura, gli ingressi ai supermercati erano contingentati, la profilassi era seguita alla lettera.

Grande attenzione va riservata ai mezzi di trasporto, ricorda Hu Hao, direttore del gruppo di contenimento e di controllo preventivo a livello locale in seno al Gruppo centrale dello Hubei. Per ridurre il flusso di passeggeri, il Comune di Pechino ha introdotto un sistema di prenotazione dei viaggi in metro la mattina, disponibile tramite un’applicazione per smartphone. Tutte le stazioni nei pressi di ospedali e quartieri residenziali sono state attrezzate con concentratori di ossigeno di emergenza. Le banchine, i passaggi sotterranei e i locali ventilati vengono disinfettati diverse volte al giorno.

“17 anni dopo l’epidemia di SARS ci siamo trovati impreparati, non erano stati condotti studi su questo argomento”, spiega Zhong Nanshan. Questa volta gli scienziati cinesi hanno determinato operativamente l’agente scatenante dell’infezione a Wuhan. Nel Paese sono stati rapidamente messi a punto piani di prevenzione dell’epidemia. Questo è stato un grande passo in avanti rispetto al 2003.

“I medici devono proteggersi al meglio e solo dopo pensare a salvare i pazienti”, sottolinea l’esperto. All’inizio dell’epidemia per via delle poche informazioni circa le misure di protezione e la carenza di dispositivi medicali e attrezzature sono stati contagiati circa 3.000 tra medici e infermieri. Questo ha minato l’entusiasmo e la capacità generali. Ma gli errori sono serviti e rapidamente è stato possibile inviare altri 50.000 medici a Wuhan.

Il preside della facoltà di Scienze sociali dell’ateneo di Wuhan, He Xuefeng, osserva che in Cina si sono innescate tre principali forme di organizzazione. La prima è quella a livello di imprese e organizzazioni dei lavoratori. Venivano controllati i locali e le condizioni di salute di ogni lavoratore.

La seconda è livello locale. Ogni condominio o gruppo di condomini si è organizzato per spiegare le misure di protezione individuale e collettiva. Infine, la terza forma è quella autonoma. Gli attivisti di ogni condominio hanno fatto seguire le norme generali di comportamento. È interessante che durante l’epidemia siano diminuite le liti tra condomini e anzi si siano rafforzati i loro legami. Ad esempio, se tutti gli adulti di una famiglia sono contagiati e portati in ospedali e i bambini rimangono a casa dopo la quarantena, i vicini si incaricano a turno per badare ai bambini.

Anche in Europa questo tipo di aiuti reciproci si è intensificato. Ma continuano a registrarsi criticità a livello di autodisciplina. Sarà necessario imparare anche a controllarsi: del resto, non c’è altra scelta.

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