02:30 27 Ottobre 2020
Mondo
URL abbreviato
6623
Seguici su

La Macedonia del Nord è diventata il trentesimo membro della NATO. Donald Trump ha dichiarato che questo sarà importante per difendere gli interessi strategici degli Stati Uniti e dell'Alleanza transatlantica. Ma cos'ha esattamente da offrire la NATO a questa ex repubblica jugoslava?

Le parole di Trump sono parse eccessivamente vaghe: infatti, è difficile spiegare i vantaggi che la NATO può trarre da una Paese povero e svantaggiato per la sua posizione geografica con una popolazione di sole 2 milioni di persone.

Pare che i problemi principali della Macedonia del Nord siano stati descritti in maniera migliore da un tale As sul portale serbo B92.net: "I bulgari mettono in discussione l'esistenza di una lingua macedone. I greci contestano il nome e la storia della Macedonia. Gli albanesi vogliono appropriarsi della loro metà del Paese".

Problemi di lingua, status e militanti

Secondo l'Accademia nazionale bulgara delle scienze, la lingua macedone non esisterebbe e l’idioma impiegato da Skopje altro non sarebbe che una variazione locale della lingua bulgara. Questo aspetto viene sottolineato a cadenza regolare da diversi partiti bulgari i quali sostengono che la lingua macedone sia più o meno come il belga o l’australiano. Tuttavia, queste divergenze linguistiche non impediscono agli alti funzionari bulgari di essere concordi nel ritenere l’ingresso della Macedonia del Nord nell’UE e nella NATO una priorità per Sofia.

Per quanto riguarda le controversie tra Atene e Skopje, si ricordi che "Macedonia" è anche il nome di una regione storica della Grecia. Per questo motivo, Atene si oppone da anni all'integrazione nella NATO del vicino Paese a nord. La controversia si è conclusa con la firma dell'Accordo di Prespa nel giugno 2018. La Macedonia ha cambiato nome, ma i partiti di destra greci e macedoni sono rimasti insoddisfatti dai dettagli dell'accordo, ritenendo che tale compromesso danneggiasse gli interessi nazionali dei loro Paesi. Si noti che secondo un sondaggio condotto nel gennaio 2018, il cambio di nome è stato sostenuto dal 50% dei macedoni e dal 95% degli albanesi. Questo gruppo etnica sta assumendo una importanza sempre maggiore nella vita di questa nazione balcanica.

In Macedonia del Nord l’ultimo censimento è stato condotto nel 2002. Stando a questo censimento, gli albanesi costituiscono il 25,2% dei 2.022.547 cittadini del Paese.

Attualmente non sono disponibili dati precisi circa la suddivisione demografica della popolazione, ma, stando a quanto riportato dalla rivista serba Blic nel 205, nell’area nord-occidentale del Paese prevalgono gli albanesi il cui numero è raddoppiato dal 1961 a oggi. I macedoni, invece, hanno subito un calo del 10%, il che è legato sia all’elevato tasso di natalità registrato tra gli albanesi sia alle migrazioni di cittadini kosovari e albanesi.

La storia recente della Macedonia del Nord ha assistito a diversi conflitti armati che hanno coinvolto militanti albanesi.

L'ultimo incidente si è verificato nel maggio 2015 nel nord del Paese, a Kumanovo, dove alle forze di sicurezza macedoni si sono opposti 40-70 albanesi armati. I combattimenti hanno causato la morte di 14 militanti, 8 poliziotti e un civile. Diversi civili sono rimasti feriti.

Il più grande scontro avvenne nel 2001 quando nel Paese cominciò a operare l’Esercito di liberazione nazionale (UCK) guidato da Ali Ahmeti.

Da gennaio a novembre nel Paese si susseguirono scontri interetnici tra macedoni e albanesi che causarono la morte di oltre 170 persone. Il conflitto si concluse con la sottoscrizione di un accordo quadro che pose fine allo spargimento di sangue. Lo stesso Ahmeti fu a capo del partito Unione democratica per l’Integrazione che da allora viene regolarmente eletto in parlamento e che, a seconda della congiuntura politica, si allea in coalizione con uno dei due maggiori partiti, il Partito democratico per l’Unità nazionale macedone o l’Unione socialdemocratica di Macedonia.

La componente albanese ha un ruolo determinante anche a livello politico in Macedonia del Nord. Infatti, nel Paese è impossibile creare una coalizione di governo senza il sostegno dei partiti albanesi e, di conseguenza, senza scendere a compromessi con loro. A tal proposito, emblematico è il caso della legge che dichiara l’albanese seconda lingua di Stato. Tale legge fu approvata dal governo di Zoran Zaev, leader dell’Unione socialdemocratica di Macedonia, nonostante i timori dell’allora presidente Gjorge Ivanov circa l possibilità che tale scelta potesse mettere a repentaglio la struttura unitaria del Paese.

I cittadini della Macedonia del Nord vogliono entrare nella NATO?

Stando ai sondaggi, a differenza dei cittadini serbi, quelli macedoni desiderano entrare nella NATO. Infatti, il sostegno all’Alleanza oscilla tra il 66 e il 70%.

Tra i principali partiti del Paese nessuno si oppone all’ingresso alla NATO. Ma tra gli scettici figura, ad esempio, il Partito democratico dei Serbi in Macedonia (con un seggio in parlamento) il cui leader, Ivan Stoiljkovic, ha dichiarato ai media russi che le criticità interne al Paese unitamente ai fattori di natura esterna potrebbero generare una grave destabilizzazione dell’intera regione balcanica. Secondo Stoiljkovic, in un contesto in cui si registrano sacche di tensione in Kosovo e in Bosnia ed Erzegovina, l’ingresso nella NATO è una “pessima idea”.

La Macedonia del Nord ha un esercito forte?

"La Macedonia del Nord non dispone di un esercito proprio e il suo PIL annuo si avvicina di più a quello di una piccola città tedesca che a quello di un Paese sviluppato”, riportava Deutsche Welle nel 2019.

Un esercito comunque c’è: conta 13.000 unità di cui 5.000 sono riserve. Il budget per la difesa della Macedonia del Nord per il 2019 si è attestato a circa 150 milioni di dollari. Una somma modesta, ma il Montenegro, Paese già entrato nella NATO, ne ha spesi solo 83 di milioni nello stesso periodo.

L'Esercito della Macedonia del Nord è nostalgico dell’epoca socialista: infatti, nonostante il parziale ammodernamento e la progressiva eliminazione dei vecchi equipaggiamenti, fa ancora grande affidamento sui carri armati sovietici T-72, su alcuni veicolo trasporto truppe sovietici, nonché su artiglieria sempre di retaggio sovietico oppure made in Jugoslavia.  

Di quali strutture militari dispone la Macedonia del Nord?

In termini di infrastrutture militari il Paese può offrire all'Alleanza la base militare di Krivolak.

Come ha dichiarato l'esperto militare Miroslav Lazanski nella sua rubrica sul quotidiano serbo Politika, questo è l'unico campo di addestramento in Europa dove è possibile effettuare esercitazioni con alcune tipologie di sostanze velenose.

Lazanski ha ipotizzato che Krivolak potrebbe essere usato in futuro per esercitazioni con i velivoli statunitensi A-10 equipaggiati con munizioni all'uranio impoverito. Il Dipartimento della Difesa della Macedonia del Nord ha negato tale ipotesi.

In un’intervista rilasciata a Sputnik Ivan Babanovski, ex professore di sicurezza internazionale presso l'Università di Skopje ed ex ufficiale delle Forze di sicurezza della Repubblica di Jugoslavia, considera una “impudenza” il fatto che durante addestramenti la NATO abbia utilizzato a titolo gratuito le infrastrutture militari dell’ex Armata popolare jugoslava e dell’Esercito della Macedonia del Nord, fra cui anche la base di Krivolak. Tuttavia, l’esperto osserva di non disporre di dati relativi all’eventuale impiego di uranio impoverito.

"Nel nostro Paese possiamo davvero intestardirci, ma non tanto da permettere che munizioni di quel tipo vengano utilizzate in una base militare”, sostiene Babanovski il quale ricorda altresì che non lontano da Krivolav, nel ben più strategico Kosovo, si trova la base statunitense di Bondsteel. “Si tratta di un vero e proprio bastione, una sorta di portaerei che risponde alle esigenze del Pentagono nei Balcani”, spiega Babanovski.

Il politologo e balcanista russo Alexander Safonov ritiene che non ci siano infrastrutture di alcuna rilevanza per la NATO nella Macedonia del Nord. Safonov ha inoltre osservato che, considerate le attuali condizioni geopolitiche, per l'Alleanza è molto più importante sviluppare la propria presenza militare in Grecia.

Tuttavia, come riportato dalla rivista russa Kommersant riferendosi a fonti diplomatiche europee, poco dopo l'adesione della Macedonia del Nord alla NATO potrebbero nascere subito due basi militari della Nato, una a Krivolak e una a Kumanovo, al confine con la Serbia.

In un modo o nell'altro, la questione relativa allo sfruttamento delle infrastrutture militari della Macedonia del Nord da parte della NATO rimane aperta.

Perché la NATO ha bisogno della Macedonia del Nord?

In generale, a questa domanda si può rispondere sintetizzando come segue:

 1.  It’s all ‘bout the money.

"Qual è il valore aggiunto che porta l'adesione alla NATO a Paesi quali il Montenegro e la Macedonia del Nord? ", si è chiesto Alexander Grushko, viceministro russo degli Esteri.

Questa è più o meno la stessa domanda che si pongono anche i media occidentali. Ad esempio, Bloomberg ha riportato che, dal punto di vista degli Stati Uniti i quali di fatto garantiscono la sicurezza di tutti gli altri membri della NATO, la Macedonia del Nord non è che l’ennesimo parassita: “La NATO dovrà estendere ulteriormente il proprio ventaglio di protezione senza ricevere nulla in cambio. Gli USA devono riflettere attentamente su quello che ottengono in cambio da un’Alleanza che accoglie tra le proprie fila nazioni sempre più piccole che tentano in tal modo solamente di assicurarsi l’adesione all’UE”. 

In risposta a questo articolo, Babanovski osserva che Bloomberg e Trump hanno lo stesso approccio nei confronti della NATO. Infatti, Trump ritiene che la NATO sia parte integrante del complesso militare-industriale statunitense e che dovrebbe dunque portare profitto.

"In questo contesto la Macedonia del Nord svolge il ruolo di outsider, mentre nella coalizione antiterrorismo quello di carne da cannone, ossia questo è il prezzo che deve pagare per difendere i soldati statunitensi quando parteciperà a queste missioni”, spiega l’esperto riferendosi alla partecipazione di Skopje alle missioni internazionali in Iraq e Afghanistan.

Si consideri che nel 2019 il budget militare della Macedonia del Nord si è attestato all'1,2% del PIL, mentre per il 2020 si prevede di spendere l'1,4% del PIL.

Tra l’altro, Zoran Zaev, quando era primo ministro del Paese, si prefisse di aumentare il bilancio per la difesa al 2% entro il 2024. Questo è l’obiettivo su cui Trump insiste nell’ambito della NATO.

Come già osservato, il budget del Ministero della Difesa della Macedonia del Nord per il 2019 è stato di circa 150 milioni di dollari dei quali poco più di 3,5 milioni sono stati destinati per le missioni di pace e per quelle umanitarie.

Per il 2020 che prevede un budget di circa 176 milioni di dollari per le missioni all'estero, sono già stati impegnati più di 7 milioni.

Si tratta, ovviamente, di un contributo al sistema di difesa congiunta garantito dalla NATO che è esiguo sia in termini assoluti sia in termini percentuali. Non sorprende che, quanto a PIL, la Macedonia del Nord si collochi al 128° posto nel mondo tra la Mongolia e l'Armenia. Il Montenegro occupa la 144aposizione in classifica e il fatto che fosse tra le Fiji e la Mauritania non ha condizionato la NATO nella sua scelta di favorire l’ingresso del Paese.

Tuttavia, queste cifre seppur modeste che la Macedonia del Nord ha stanziato e l’obiettivo del 2% del PIL in spese militari induce a riflettere sul senso di tali misure in un Paese europeo in cui il 22% della popolazione vive sotto la soglia della povertà.

È interessante notare che all'inizio di dicembre il portale macedone Tv21 ha parlato dell’intenzione di Skopje di spendere 700 milioni di euro per ammodernare le proprie Forze armate nei prossimi 10 anni. Il progetto prevede l'acquisto di veicolo trasporto truppe corazzati e di elicotteri multiruolo. Inoltre, secondo quanto riferito, saranno gli Stati Uniti a occuparsi di tale ammodernamento.

 2.  Infastidire la Russia o difendersi dalla Russia?

Come ha osservato The Hill, data la poca importanza strategica ed economica della Macedonia del Nord, "а policy driven by a desire to annoy our only nuclear peer is not a sound basis for defense strategy" (una politica mossa dal desiderio di infastidire l’unica altra nazione nucleari di livello pari al nostro non costituisce una base solida per una strategia difensiva).

A tal proposito, il Ministero degli Esteri russo ha più volte sottolineato le conseguenze negative dell'allargamento della NATO, ma evidenzia anche che è improbabile che l'adesione di Skopje alla NATO costituisca una minaccia a livello militare.

Ivan Babanovski ritiene non sia serio pensare che Skopje possa rafforzare il “fronte antirusso” soprattutto alla luce dei problemi in termini di povertà e sovranità che la Macedonia del Nord si trova ancora ad affrontare.

"Il Paese, guidato dall’Unione Socialdemocratica di Macedonia e da Zoran Zaev, sta compiendo sforzi incredibili per stabilizzare la situazione economica e pubblica, così come la sicurezza, nonché per preservare la propria sovranità minacciata dalle pretese estreme dei partner albanesi all’interno della coalizione”, spiega l’esperto.

Dal canto suo, il balcanista Alexander Safonov osserva che la NATO desidera completare il processo di "accerchiamento" della Serbia, alleata della Russia, la quale si dichiara neutra militarmente. Dopotutto, se la Bosnia ed Erzegovina entrasse a far parte della NATO, la Serbia verrebbe effettivamente isolata rispetto a tutti gli altri Paesi appartenenti all’Alleanza.

"L'unico vero significato militare dell’espansione è isolare ulteriormente e accerchiare militarmente la Serbia con l'obiettivo di indurre Belgrado a sposare la causa filo-occidentale e di impedire qualsivoglia tentativo di “egemonia serba” nello spazio post-jugoslavo”, osserva Safonov.

I media russi ipotizzano che in Macedonia del Nord potrebbero fare la loro comparsa dei sistemi di difesa missilistica così come in Romania. A tal proposito, Nina Dulgerova, esperta bulgara di politica ed economia internazionale della Libera università di Varna, ha osservato di avere un approccio scettico nei confronti di queste ipotesi:

"Tendo a considerare l’eventuale base militare statunitense come uno strumento di difesa contro la minaccia islamica e non come un’azione diretta ai danni della Russia e ai mezzi militari russi presenti in Serbia”.

 3.  Appurata la “morte cerebrale”, ma si vuole continuare a vivere

Ivan Babanovski ritiene che la Macedonia del Nord, così come altre repubbliche dell'ex Jugoslavia, sia "uno Stato semi-feudale devastato e depredato, la cui posizione strategica è fortemente sopravvalutata dagli strateghi occidentali a causa della loro incompetenza". L'esperto macedone sostiene che la NATO non trarrà alcun beneficio dall’adesione di Skopje. 

"La Macedonia del Nord diventerà semplicemente un altro tassello della disorganizzata organizzazione che tenta di difendere gli interessi americani in tutto il mondo”, ha spiegato.

Secondo Safonov, la Macedonia del Nord non riveste alcuna rilevanza militare per l’Alleanza.

"Tuttavia, l'Alleanza non è solo un blocco militare, ma anche politico. Dal punto di vista della NATO, l'ingresso di nuovi membri garantisce la percorribilità futura del progetto a fronte dei crescenti dubbi che lo circondano”, ha affermato.

Come ha spiegato Nina Dulgerova a Sputnik, la NATO è presente nei Balcani in veste di entità politica piuttosto che militare. Quindi, l'adesione di Skopje all'Alleanza costituisce anzitutto un'alleanza con gli Stati Uniti e non con la NATO.

"Di grande rilevanza rimane comunque la preoccupante frase pronunciata dal presidente francese Emmanuel Macron circa la “morte cerebrale” della NATO”, ha aggiunto.
Una terza guerra mondiale a causa della Macedonia del Nord

Nel 2018 il Montenegro, allora l’ultimo Stato membro della NATO, balzò agli onori della cronaca dopo una dichiarazione di Trump secondo cui sarebbe potuta scoppiare una Terza guerra mondiale se fosse sorto un conflitto in Montenegro.

Non è chiaro se si trattasse di un complimento, di uno scherzo o di un malinteso circa i principi di funzionamento dell'Alleanza. Tuttavia, a catturare l’attenzione fu la domanda di un giornalista:

“Perché mio figlio dovrebbe andare a combattere in Montenegro per difendere questo Paese da eventuali attacchi”. Trump rispose dicendo che lui stesso si faceva la stessa domanda.

Ora dovremo cercare di rispondere alla stessa domanda per la Macedonia del Nord.

RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook