10:09 03 Aprile 2020
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Situazioni di stress prolungate e ripetute generano infiammazioni corporee, causa di diabete, malattie cardiache e, come dimostrano gli ultimi studi, depressione, ansia e malattie neurodegenerative. Sputnik vi spiega il processo alla base di questo fenomeno.

Quando lo stress fa bene

Milioni di anni fa i nostri antenati erano in competizione con molti grandi predatori per il cibo e lo spazio vitale. Essere dotati di un cervello avanzato, pensiero e abilità sociali era un vantaggio, ma solo la velocità di reazione e la forza muscolare permettevano di salvare vite umane. Quando si intravedeva una bestia, non serviva pensare ma solo correre velocemente. Come si riusciva a farlo? Suscitare grande paura e scollegare la parte razionale della mente. In altre parole, stressare il soggetto.

Tutto questo avviene nel cervello: quest’ultimo riceve segnali dagli organi di senso e, qualora li consideri un pericolo, tramite il sistema nervoso invia alle ghiandole surrenali il comando di secernere ormoni. L’adrenalina e la noradrenalina mettono in moto il corpo permettendo una istantanea reazione al pericolo, sia essa sotto forma di corsa o di lotta. Intanto il cortisolo mette in allerta l’organismo incrementando l’approvvigionamento di energia e sopprimendo gradualmente lo stress.

Cibo
© AP Photo / Alexander Zemlianichenko
La maggior parte della popolazione è sottoposta solitamente a un forte stress limitato nel tempo. Talvolta, questo stress può rivelarsi utile: ad esempio, se legato a sforzi fisici. Tuttavia, se lo stress perdura per settimane o mesi, la situazione diventa insopportabile e il corpo, cercando di adattarsi alla nuova situazione, si autolesiona. In questo processo rimangono colpiti gli apparati chiave dell’organismo: endocrino, cardiovascolare, nervoso.

Il cervello bolle

Alcuni esperimenti su cavie hanno dimostrato che lo stress cronico genera infiammazione nel cervello e porta alla morte dei neuroni. Un ruolo determinante in questo processo patologico è svolto dagli ormoni glucocorticoidi.

Studiando questi meccanismi, gli scienziati dell'Istituto di Attività nervosa superiore in seno all'Accademia nazionale russa delle Scienze hanno posto sotto stress a breve e lungo termine le cavie e dopo un mese hanno stimato il contenuto di molecole infiammate nel loro cervello. È emerso che la maggior parte di tali cellule si trovava nell’ippocampo, ossia nella sezione cerebrale preposta alla gestione della memoria e dell’apprendimento. Come osservano gli autori dello studio, i neuroni dell’ippocampo sono particolarmente sensibili ai glucocorticoidi.

Nell’ippocampo sono presenti cellule staminali che in condizioni normali possono tramutarsi in neuroni o cellule del tessuto circostante, la glia. Questa è l’unica area cerebrale in cui in età adulta si verificano meccanismi di riparazione nervosa. Tuttavia, in presenza di stress prolungato, come hanno dimostrato taluni scienziati statunitensi, questo processo si interrompe, le cellule staminali muoiono o sviluppano oligodendrociti i quali producono mielina di cui è composto il rivestimento delle apofisi neurali, la cosiddetta sostanza bianca. Infine, in alcune aree cerebrali si produce un’eccedenza di mielina. Questa situazione si osserva in soggetto che presentano un forte disturbo da stress post-traumatico, ad esempio nei soggetti che hanno attraversato scenari di guerra.

Difese immunitarie

Un altro modo per provocare un’infiammazione cerebrale in presenza di stress cronico è abbattere la barriera ematoencefalica. Si tratta di un confine funzionale tra l’apparato circolatorio e quello nervoso. Mediante il sangue affluiscono al cervello solamente sostanze buone, mentre non arrivano tossine, microbi e cellule del sistema immunitario che lottano contro i nemici esterni.

Tuttavia, una situazione mentale di stress prolungato danneggia anche questa barriera e nel cervello possono penetrare le citochine, molecole che fungono da segnali di comunicazione fra cellule. Tali molecole avviano il processo di risposta immunitaria a livello cerebrale provocando così l’infiammazione. Dunque, il meccanismo avviato per difendere l’organismo dall’invasione di corpi estranei danneggia il cervello.

Questo provoca depressione, perdita mnemonica, difficoltà dell’apprendimento e altri disturbi cognitivi.

Sempre di più sono le evidenze che mettono in correlazione situazioni di stress prolungato allo sviluppo dell'Alzheimer. Questa patologia uccide i recettori colinergici presenti nell’ippocampo e nella corteccia cerebrale. Di conseguenza, si osserva un accumulo della proteina beta-amiloide e nel cervello si assiste alla formazione di placche.

L’Alzheimer si sviluppa da decenni senza presentare sintomi visibili. Quando questi (perdite mnemoniche, perdita delle abilità sociali) si manifestano, la maggior parte di neuroni di questa tipologia sono ormai distrutti e non c’è essenzialmente più nulla da curare. Studi recenti dimostrano che lo stress accelera l’accumulo di beta-amiloide e di proteina-tau, le quali hanno un impatto negativo a livello neuronale.

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