00:31 08 Aprile 2020
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Coronavirus, situazione in Italia (20 marzo - 26 marzo) (101)
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La Corea del Sud era il maggiore focolaio dopo la Cina, ma è riuscita a fermare i contagi senza terapie shock sulla popolazione. Potrebbe il suo metodo essere applicato in Italia?

Solo poche settimane fa il paese asiatico era il secondo focolaio al mondo dopo la Cina, con 7.000 casi accertati. In poco tempo è riuscito a rallentare i contagi e regredire. Mentre in Italia ci sono oltre 42mila positivi con una media di 4000 contagi in più al giorno, nonostante il lockdown imposto dall'8 marzo, adesso in Corea del Sud ci sono "solo" 8.799 casi e 102 morti. Una cifra molto distante dai drammatici bollettini della protezione civile italiana. 

La Corea del Sud ha ottenuto questo risultato senza imporre un metodo shock sulla popolazione e sulle attività economiche. Anziché agire sul rallentamento dei contagi, costringendo i cittadini - anche quelli sani - all'isolamento forzato, ha eseguito test a tappeto sui casi sospetti e su chi aveva avuto contatti con malati. 

A differenza dell'Italia che effettua i tamponi solo per avere una diagnosi di conferma davanti a un caso sospetto, i test in Corea del Sud hanno come obiettivo quello di individuare i casi asintomatici per porli in quarantena e evitare che possano costituire delle catene di contagio. 

I limiti dei test di massa sono due: l'impossibilità di eseguirli su tutta la popolazione e i lunghi tempi di attesa per l'esito. L'Italia ad oggi, con una popolazione superiore a quella coreana, ha effettuato in tutto 41.000 tamponi, mentre Seul ne ha effettuati 310.000.

L'uso delle tecnologie

Oltre alla prevenzione dei contagi da parte di potenziali positivi, la Corea del Sud ha usato le nuove tecnologie per risalire agli spostamenti delle persone contagiate e individuarne i contatti. 

Questo è stato possibile grazie a una legge che ha consentito al governo l'accesso alle riprese delle videocamere di sorveglianza, ai tracciati Gps di auto e cellulari, alle transazioni dei pagamenti con carta e bancomat. L'utilizzo delle tecnologie e dei big data ha permesso il contact tracing, ovvero il processo di identificazione delle persone che possono aver avuto contatti con il contagiato. 

Una palese violazione della privacy che ha permesso di vincere la guerra contro la diffusione dei contagi. 

In Italia si sta iniziando a parlare dell'utilizzo delle celle telefoniche e del Gps per rintracciare gli spostamenti, ma solo nell'ambito del monitoraggio delle persone in isolamento, non per prevenire i contagi. 

Il governatore del Veneto Zaia contro il coronavirus ha deciso di applicare il "metodo Veneto", non dissimile da quello coreano, ordinando l'effettuazione di tamponi da 3mila a 25mila al giorno per individuare i positivi asintomatici, che ha già dato risultati positivi a Vo' Euganeo, città focolaio, dove i contagi giornalieri si sono azzerati. 

 

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Coronavirus, situazione in Italia (20 marzo - 26 marzo) (101)
Tags:
Corea del Sud, Coronavirus
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