04:58 31 Marzo 2020
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La procura di Sofia ha ordinato di condurre un'ispezione sull’osservanza della quarantena nei quartieri della città ed introdurre i controlli di accesso laddove le misure contro la diffusione del coronavirus non siano rispettate.

“Date le informazioni riportate dai media su assembramenti e spostamenti di gruppi di persone nei quartieri della città di Sofia, popolati da persone di varie etnie, che dimostrano chiaramente riluttanza a rispettare le restrizioni, la Procura di Sofia ha adottato misure e azioni immediate per l’osservanza della legge, per valutare la necessità di un regime di controllo mediante l’introduzione di controlli di accesso”, cita la radio nazionale bulgara (BNR) il contenuto dell'ordinanza.

Nelle città di Kazanlak, Nova-Zagora e Sliven sono stati già introdotti controlli di accesso nei distretti con popolazione rom al fine di limitare la diffusione della malattia.

Secondo Teodora Krumova, direttrice dell’ong Amalipe che si occupa dell'integrazione della popolazione zingara, in questi quartieri già da tempo lavorano mediatori culturali, che spiegano alla popolazione le misure da adottare contro la diffusione del coronavirus. Inoltre, i mediatori monitorano anche la situazione delle famiglie tornate dall'estero. La stessa Krumov ritiene che l'introduzione di controlli di accesso nei quartieri rom sia una necessità nel contesto della crisi attuale.

“Tuttavia, bisogna essere cauti, perché queste misure possono sviluppare tensioni etniche. Sono convinta che il problema della mancanza di disciplina sia presente non solo nei quartieri rom. Se applichiamo alcune misure, dobbiamo applicarle a tutti. Stando alle osservazioni dei nostri mediatori, posso dire che nelle località più piccole viene rispettata la quarantena, le strade sono vuote, tutti stanno a casa, se escono, uno alla volta e con le mascherine. Forse il problema sta nei grandi quartieri, ma nei più piccoli la gente davvero rispetta rigorosamente tutte le regole”, ha spiegato Krumova in un’intervista a BNR.

In precedenza, anche il presidente del consiglio d’emergenza Ventsislav Mutafchiyski ha attirato l'attenzione sulla situazione nei quartieri rom ed ha esortato a non considerare le misure come una discriminazione.

“Ci sono informazioni secondo cui i rom tornano in gran numero dall'estero. La vera sfida per loro è la quarantena. Lì (nei quartieri dei rom, ndr) il ministero degli Interni ha tanto lavoro da fare. Non si tratta di discriminazione o atteggiamenti speciali”, ha dichiarato Mutafchiyski oggi in una conferenza stampa.

L’Unione internazionale dei rom in Bulgaria ha fatto notare che molti zingari non possiedono informazioni sulla pandemia e il lavoro dei mediatori non viene controllato: molti rom tornano dall’estero e continuano ad uscire di casa perché nessuno li ha informati.

“Dobbiamo tutti mobilitarci per fornire loro assistenza in questo momento. Non possiamo lasciare le persone in quel momento, perché sono povere, non sanno (niente del coronavirus e delle misure precauzionali, ndr), Alcuni non hanno nemmeno una TV, quindi occorre andare da loro e spiegare cosa si deve fare”, ha affermato il commissario dell’organizzazione in Bulgaria Petko Asenov.

Nella giornata di oggi l’eurodeputato Angel Dzhambazki ha affermato che i luoghi di soggiorno dei rom possono rappresentare potenziali focolai di diffusione del virus ed ha esortato a stabilire i controlli di accesso in questi posti.

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