17:34 08 Luglio 2020
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La Corea del Sud registra centinaia di casi di contagio dal coronavirus ogni giorno. Appena mezzo mese fa, ogni nuovo caso attirava su di sé l’attenzione di tutti e veniva esaminato nel dettaglio dai media locali: chi ha avuto contatti con chi, da dove veniva, dove ha camminato.

I tassi di crescita giornaliera delle infezioni da CoViD-19 hanno già superato quelli cinesi e pochi credono che la situazione cambierà drasticamente nel prossimo futuro. Forse la ragione principale di un così rapido aumento dei casi registrati è che le autorità hanno identificato le principali vie di diffusione dell’infezione e hanno iniziato a condurre test su larga scala. Più del 40% degli infetti sono membri della Chiesa di Shincheonji a Taegu, che si ritiene essere il centro dell'infezione di massa. Il governo è già riuscito ad ottenere l’elenco di tutti i seguaci di questa setta e ora sono sottoposti al test per i sintomi da coronavirus. Il problema è che ci sono più di 270.000 credenti in tutto il paese e vengono effettuati meno di 20.000 test al giorno.

La stragrande maggioranza dei portatori di coronavirus confermati è ora concentrata nel distretto di Taegu e nell'adiacente provincia del Gyeongsang Settentrionale che ospita circa 5 milioni di persone, un decimo della popolazione del Paese. Sono già state adottate severe misure di quarantena con cui le autorità prevedono di evitare che la malattia si diffonda in altre regioni. Tuttavia, nella provincia di Seoul e del Gyeonggi il numero di persone colpite dalla malattia ha già superato il centinaio. Monitorati e in quarantena vi sono al momento più di 3.000 seguaci di Shincheonji che presentano i sintomi della malattia e il test del coronavirus ha mostrato risultati positivi all'80% su questi soggetti.

È un'emergenza nazionale

Quando all'inizio di febbraio la Corea del Sud ha imposto un divieto temporaneo di ingresso a tutti gli stranieri provenienti dalla provincia cinese dello Hubei, sono stati segnalati solo pochi casi e un secondo paziente è stato dimesso il giorno dopo. In tre tranche tutti i cittadini della Repubblica di Corea sono stati portati via da Wuhan. La maggior parte di loro non era infetta. E una parte significativa di coloro che avevano preso il virus in Cina o erano venuti a contatto con i malati in Corea si stavano gradualmente riprendendo e venivano dimessi dalla quarantena.

Il "martedì nero" è stato il 18 febbraio quando il coronavirus è stato diagnosticato alla 31a paziente, una anziana che non era mai stata all’estero e non credeva di essere probabilmente infetta. Ben presto si capì che la donna frequentava regolarmente la chiesa di Shincheonji a Taegu, che contava più di mille membri. Di conseguenza, quattro giorni dopo a più di 600 persone è stato diagnosticato il virus. In qualche modo erano entrate in contatto tra loro. Il Presidente ha portato al massimo il livello di pericolo epidemiologico affermando che questa settimana sarebbe stata determinante nella lotta contro il coronavirus. Quindi, il governo è passato alle misure di emergenza.

Le autorità hanno chiuso tutte le parrocchie Shincheonji note dislocate in ogni zona del Paese e hanno consigliato ai seguaci di tutte le altre professioni di fede di astenersi dalle adunanze. Di conseguenza, i cattolici locali hanno cancellato le messe per la prima volta in oltre 200 anni di presenza in Corea. Altre chiese si sono rifiutate di organizzare momenti conviviali e invitano i fedeli a partecipare alle funzioni solo se muniti di mascherini e solo se evitano qualsivoglia contatto.

Il Ministero dell'Istruzione ha posticipato la ripresa delle attività scolastiche di 2 settimane, imponendo almeno un altro mese di formazione online. Anche gli asili sono chiusi. Per chi non ha nessuno a cui lasciare i propri figli è stata predisposta un’offerta di giornata ridotta in cui il bambino viene supervisionato senza però il servizio mensa.

Le autorità hanno promesso di sostenere le aziende che forniranno ai dipendenti di tali famiglie ferie pagate e la possibilità di lavorare da casa. Alle università già all’inizio di febbraio era stato chiesto di posticipare le lezioni. In alcune scuole non hanno ancora sostenuto gli esami finali. A tutti coloro che hanno frequentato la Cina è stato consigliato di non presentarsi all'università e di osservare invece una quarantena domiciliare per due settimane.

Per limitare l'aumento dei prezzi delle mascherine mediche, che hanno cominciato rapidamente a scomparire dai negozi, e per garantirne una distribuzione uniforme, solo il 10% di tutta la produzione locale può essere esportato, e la metà di tutta la produzione locale è obbligatoriamente rilasciata a cooperative agricole, uffici postali e altre agenzie governative. Milioni di mascherine sono riservate alla distribuzione gratuita presso centri sanitari e ai gruppi più vulnerabili della popolazione nelle zone colpite, nonché ai dipendenti delle fabbriche.

Al momento su ogni edificio ci sono diversi manifesti che riportano regole precauzionali, istruzioni su come procedere in caso di primi segnali della malattia e numeri di telefono dei principali ospedali con reparti specializzati in cui recarsi.

Nessuno è al sicuro

Non appena si è appurata la gravità della situazione, gli eventi pubblici (festival, concerti, concorsi, conferenze) sono stati cancellati in tutto il Paese. Gran parte del centro di Seoul, dove ogni giorno si tenevano decine di manifestazioni davanti agli edifici governativi, alle ambasciate e alle sedi delle aziende, è ora off-limit per le adunanze di grandi dimensioni. Nonostante la campagna elettorale sia in corso (le elezioni parlamentari si terranno il 15 aprile) e vi siano molte persone che desiderano esprimere il loro malcontento per l’operato del governo, l'ufficio del sindaco della capitale ha dichiarato che al momento non vi saranno rapporti di alcun tipo. La polizia sta disperdendo rapidamente gli ultimi manifestanti più ostinati e le tendopoli vengono smantellate in via coatta.

Nel frattempo il coronavirus ha iniziato ad avvicinarsi alle più alte sfere di potere. Dopo essere stato diagnosticato al presidente della Federazione coreana per le associazioni degli insegnanti, al leader del principale partito di opposizione United Future Party e a una dozzina di altre persone che avevano partecipato a un seminario presso l'Assemblea nazionale, è stato necessario effettuare tempestivamente tamponi e chiudere il parlamento per la disinfezione. Provvedimenti simili sono stati adottati anche dalla Import-Export Bank of Korea (sita vicino al parlamento), a uno dei dipendenti della quale era stato diagnosticato il coronavirus il giorno prima.

Anche la sala conferenze del Ministero della Difesa è stata chiusa per due giorni poiché uno dei giornalisti ha iniziato a mostrare sintomi simili. I timori non si sono avverati, ma in tutto il Paese 27 militari sono già stati infettati e più di 10.000 sono stati messi in quarantena. Ci sono tre infetti tra i soldati americani. Il Dipartimento della Difesa ha imposto restrizioni di tempo per il congedo, per uscire dalla propria base e per incontrare i visitatori. Le esercitazioni militari congiunte della Corea del Sud e degli Stati Uniti sono state rinviate.

Alla luce della preoccupazione relativa al CoViD-19, la gente ha cominciato ad evitare i luoghi pubblici, i consumi hanno cominciato a diminuire e le attività hanno cominciato a sopportare perdite enormi. Inoltre, mentre all'inizio la produzione sudcoreana era inattiva a causa di ritardi nella fornitura di componenti provenienti dalla Cina, ora le fabbriche locali di Hyundai, Samsung e altre iniziano a fermarsi a causa della diagnosi di coronavirus nei loro dipendenti. Il governo ha già stanziato 16 miliardi di dollari per sostenere l'economia e combattere la diffusione del contagio e si prepara a investire di più se la situazione non si placasse. Tuttavia, sembra che non si plachi e il malcontento per l’operato del governo non fa che aumentare.

Alla ricerca del grande cattivo

Già dalle prime notizie dell'epidemia di coronavirus a Taegu la città è stata rapidamente soprannominata la "Wuhan sudcoreana". La città non era in isolamento, come in Cina, ma è stata delimitata una zona di controllo epidemiologico speciale a Taegu e nell’area circostante.

La gente è stata esortata a uscire il meno possibile. Inoltre, si è passati alla disinfezione su larga scala di tutti i luoghi pubblici. L’impennata del numero di contagiati e la possibilità di essere completamente isolati ha suscitato grande nervosismo. Le immagini delle code chilometriche in un grande magazzino, in cui stavano portando un lotto di mascherine ormai introvabili, hanno fatto il giro del mondo.

Nel frattempo, sono già 1,3 milioni le persone ad aver firmato la petizione che chiede le dimissioni del presidente il quale è accusato di aver inviato 3 milioni di maschere come aiuto alla Cina e di non aver vietato l'ingresso di tutti i cinesi in Corea del Sud. Da gennaio sono stati lanciati appelli per la chiusura del confine con la Cina, ma il governo non ha ceduto all'indignazione pubblica che "persino la Corea del Nord" e poi "persino la Russia" avessero fatto un passo simile. Come ha spiegato Moon Jae-in, anche gli stessi sudcoreani allora sarebbero stati soggetti a restrizioni simili. Ma la Cina è il principale partner commerciale ed economico della Corea del Sud.

Se vietare o meno l’ingresso di tutti i cittadini cinesi e non solo di quelli della provincia di Hubei è forse uno dei principali temi di dibattito. Nonostante le poche misure adottate, il numero di arrivi cinesi è comunque diminuito di quasi l'80% e le autorità non registrano nuovi casi di infezione proveniente dall’esterno. E comunque coloro che hanno portato la malattia dalla Cina o da altri Paesi non sono cinesi, ma coreani. Gli esperti di prevenzione concordano sul fatto che la chiusura del confine non sortirà più alcun effetto e che tutte le forze devono essere mobilitate per combattere la diffusione del coronavirus all'interno del Paese. Tuttavia, i casi sempre più frequenti di sudcoreani arrivati in Cina e sottoposti a quarantena, nonché le restrizioni all’ingresso per i cittadini sudcoreani introdotte ormai da più di 60 Paesi sono un pretesto per i sostenitori di misure severe per accusare di incompetenza le autorità.

Tuttavia, le circostanze di un'epidemia così improvvisa di persone infette a Daegu non sono ancora chiare. Nonostante alcune prove circostanziali legate alla presenza di una parrocchia di Shincheonji a Wuhan e alla probabilità che uno dei seguaci di questa chiesa abbia potuto diffondere il contagio, la chiesa risponde proclamandosi anzi vittima essa stessa della malattia.

Il municipio della città è stato in grado di stabilire che l'elenco originale dei seguaci di Shincheonji era ben lungi dall'essere completo. Questo ha costretto l’autorità giudiziaria locale a intraprendere un’azione legale ai danni del capo della setta per aver violato la legge in materia di prevenzione delle patologie virali. Parte dei seguaci di Shincheonji continuano a nascondersi e si rifiutano di sottoporsi ai controlli epidemiologici. Alcuni invece hanno fornito indicazioni errate circa gli eventuali loro contatti con soggetti infetti.

Non resta che sperare

Mentre Taegu è allarmata per l’assenza di reparti e personale specializzati per il trattamento di tutti i pazienti e sta già trasferendo i pazienti affetti da coronavirus in altre regioni, la situazione a Seoul rimane relativamente calma. Tutti sanno bene che se l'infezione comincia a diffondersi in modo incontrollato in tutta Seoul, si diffonderà rapidamente su tutta l'area metropolitana che ospita quasi la metà della popolazione del paese. E le autorità locali stanno facendo tutto il possibile affinché lo scenario di una vera e propria pandemia non si verifichi.

Tutte le informazioni sugli ultimi casi registrati vengono immediatamente pubblicate sul web. Le autorità segnalano gli eventuali contatti sospetti di ogni contagiato, i percorsi dei suoi spostamenti sono tracciati grazie alla geolocalizzazione degli smartphone o comunque recuperati attraverso indagini e mappature. Ma si tratta solitamente di luoghi già “verdi”, ossia l'area è stata disinfettata e sicura da visitare. Sulle mappe sono indicati migliaia di altri luoghi che sono stati o vengono disinfettati preventivamente o in presenza di sospetti: ospedali, grandi magazzini, mercati, fermate dei mezzi pubblici, ecc.

Non c'è panico in città, anche se secondo in sondaggi Seoul è preoccupata tanto quanto Taegu per il virus. Gli impiegati che lavorano in ufficio la mattina affollano la metropolitana per raggiungere il centro città e all’ora di pranzo passeggiano amabilmente per le strade. In verità, al momento ci sono meno assembramenti di persone: infatti, le aziende cercano di implementare turni più flessibili per ridurre il potenziale contatto tra dipendenti all’interno dei mezzi di trasporto pubblico. Sempre più persone preferiscono locali ampi piuttosto che piccole tavole calde. Di sera nei quartieri dove prima di andava a cenare coi colleghi oggi regna il silenzio. Le strade si svuotano velocemente e la gente torna a casa dove li aspetta un pacco con tutto l’occorrente ordinato su Internet.

Un altro segnale dell'epidemia incombente sono gli onnipresenti disinfettanti per le mani che vengono collocati all’ingresso dei locali, attaccati ai corrimani degli autobus e prendono il posto dei dolci alla cassa delle panetterie. All'inizio in questi luoghi si vendevano le mascherine che però sono rapidamente scomparse. Nei negozi ora non si trovano più. Tuttavia, le mascherine sono ormai obbligatorie non sono sui mezzi pubblici, ma anche per entrare in alcuni negozi e ristoranti e per viaggiare in taxi.

Nel frattempo i servizi di consegna, seppur con alcuni ritardi e guasti dovuti alle temporanee scorte ridotte di magazzino, funzionano senza intoppi. Così i cittadini della metropoli possono continuare a ricevere qualsiasi cosa senza uscire di casa. Chi ha la fortuna di lavorare da remoto, acquista grandi quantità di prodotti e aspetta che la situazione si plachi con il tempo.

"È più sicuro così, naturalmente. Ma mio marito è rimasto là e può prendersi qualcosa di brutto", dice la giovane Li, che insieme alla figlia è stata mandata dal marito ad aspettare che passi l'epidemia a casa dei genitori in pensione. “Ho intenzione di tornare al più presto da mio marito. Può sembrare strano... ma probabilmente sono solo un’ottimista", afferma con il sorriso Li.
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