20:50 04 Giugno 2020
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Lecito dubitare della validità del sacramento sé i nubendi, pur essendo battezzati, non credono e praticano la propria fede. questo l'orientamento della Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede.

L'assenza di fede e la scala di valori della società contemporanea costituiscono una "assiologia ostile alla comprensione cattolica del matrimonio naturale", fondamento del "matrimonio sacramentale" che "eleva" una realtà precedente.

In mancanza di queste condizioni "è lecito dubitare della validità del sacramento". E' quanto emerge dal documento "reciprocità tra fede e sacramenti nell'economia sacramentale" redatto dalla Commissione Teologica Internazionale, organo della Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede. 

"Dato che il battesimo è il sacramento della fede, la nozione stessa di ‘battezzati non credenti’ è a dir poco paradossale. Però, si tratta di una situazione di fatto, purtroppo ampiamente diffusa", scrive il segretario generale della Commissione teologica internazionale, il domenicano Serge-Thomas Bonino.

"Dinnanzi a questo è fondamentale evitare sia che il matrimonio fra due battezzati prescinda dalla loro fede personale", il che porta non di rado a celebrazioni menzognere e poco edificanti", che imporre "esigenze elitiste ed eccessive quanto al grado di fede richiesto".

Una pluralità di atteggiamenti culturali, come la "banalizzazione del divorzio, la diffusione di una mentalità contraccettiva, l’occultamento della differenza sessuale" e in generale la concezione individualistica della vita, spiega il domenica, indeboliscono la visione antropologica su cui poggia "il matrimonio naturale", che è il presupposto del matrimonio religioso.

La stessa problematica è riproposta dal gesuita Gabino Uribarri Bilbao, sempre su L'Osservatorio.

"L’assiologia della nostra cultura - scrive Uribarri - è ostile alla comprensione cattolica del matrimonio naturale. In queste circostanze, data l’assenza di fede dei battezzati non credenti, sembra molto difficile presupporre come garantita l’intenzione di queste persone di contrarre un matrimonio naturale caratterizzato dai beni del matrimonio quali indissolubilità, fedeltà, amore oblativo tra gli sposi e bene della prole. Ora, senza l’esistenza di un vero matrimonio naturale, il matrimonio sacramentale, che eleva una realtà naturale precedente, non può avere luogo".

In mancanza di questi presupposti, secondo Thomas-Bonino, "è sempre più improbabile che i nubendi abbiano l’intenzione di fare ciò che la Chiesa intende fare quando celebrano il matrimonio e, per tanto, è lecito dubitare della validità del sacramento celebrato in queste condizioni".

Il diritto Canonico prevede solo il battesimo come requisito per il matrimonio in chiesa, ma i teologi della Congregazione della Fede chiedono di fare un passo avanti, invitando il sacerdote a "smuovere le ceneri" e indagare sulle intenzioni degli sposi battezzati ma non credenti, ma "i principi dispiegati nel documento della Cti offrono loro orientamenti preziosi, fondati sulla verità umana e cristiana del matrimonio".

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Vaticano, Chiesa Cattolica
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