19:40 30 Marzo 2020
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Uno studio condotto da esperti del Massachusetts Institute of Technology ha messo in discussione la presunta frode elettorale che aveva portato il Presidente boliviano Evo Morales a essere esautorato. Ora quello studio ha scatenato il cecchinaggio reciproco tra governi di destra e sinistra in tutta l’America Latina.

L'analisi di due ricercatori dell'Election Data and Science Lab del MIT, resa pubblica la scorsa settimana, ha concluso che l’Organizzazione degli Stati Americani (OAS), che sosteneva che Morales avesse vinto grazie ai brogli elettorali, avesse torto e che invece con ogni probabilità il Presidente socialista, poi costretto a dimissioni e fuga, avesse vinto regolarmente con almeno 10 punti percentuali.

L'OAS in una dichiarazione di venerdì ha respinto lo studio del MIT come "non scientifico".

La Bolivia organizzerà del resto una nuova elezione a maggio. Un portavoce del MIT, travolto dalle polemiche, si è affrettato ad affermare che lo studio è stato condotto dai suoi scienziati su base indipendente per il Center for Economic and Policy Research con sede a Washington e non riflette necessariamente le opinioni dell'Università.

Lo studio ha tuttavia ispirato Morales, che era stato costretto a fuggire prima in Messico e poi in Argentina, a chiedere domenica alla comunità internazionale ‘democratica’ di organizzare con cura le prossime elezioni in Bolivia a maggio e successivamente a tornare più volte sul tema via Twitter sottolineando come quello avvenuto in Bolivia non sia stato altro che un colpo di Stato sostenuto dei membri OAS e che le elezioni fossero state invece del tutto regolari. “La verità non può essere nascosta” ha concluso più volte nei suoi tweet l’ex presidente tanto da rendere la frase un vero e proprio motto:

​Il rapporto OAS citava diverse violazioni nelle elezioni di ottobre, incluso un server informatico occulto progettato per alterare il voto in favore di Morales, che era già stato Presidente della Bolivia per 14 anni. Morales era stato poi costretto a dimettersi per le violenze scatenate dalle accuse ricevute. Morales ha promesso di tornare in Bolivia, ma è stato accusato dal Governo ad interim di sedizione e ne è stata bloccata la candidatura persino a senatore.

I leader di buona parte dei paesi dell'America Latina di sinistra che appoggiano Morales sono intervenuti dopo la pubblicazione del rapporto del MIT, con il Messico che ha chiesto all'OAS di chiarire i risultati.

Il presidente socialista venezuelano Nicolas Maduro ha ribadito la sua teoria secondo la quale l'OAS non sarebbe altro che il solito strumento nelle mani degli Stati Uniti, pubblicando egli stesso un tweet che afferma che lo studio del MIT sarebbe “la prova che il ‘Ministero delle Colonie (intendendo l’OAS) minaccia la volontà dei popoli liberi del continente”.

​Il Presidente argentino Alberto Fernandez ha da parte sua affermato che le conclusioni del rapporto giustificano il suo continuo sostegno a Morales.

​"Chiediamo la pronta democratizzazione della Bolivia, con la piena partecipazione del popolo boliviano e senza prescrizioni di alcun tipo", ha aggiunto Fernandez che come gli altri leader ha affidato ai mezzi social di veicolare i propri comunicati di modo da raggiungere la migliore diffusione.

Dall’altra parte i leader conservatori in America Latina hanno appoggiato l'OAS – l’Oragnizzazione degli Stati Americani che comprende i 35 stati ‘indipendenti’ delle americhe e che, ovviamente, ha sede a Washington.

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