00:16 09 Aprile 2020
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E' questo l'impressionante risultato di una ricerca condotta dal centro di studi Unitos su un campione piuttosto consistente.

Un centro di studi danese ha messo in luce che oltre la metà degli uomini provenienti dalla Somalia, dal Libano e dal Marocco, nati tra il 1985 e il 1987 e residenti in Danimarca, sono stati condannati almeno una volta prima del compimento dei 30 anni di età.

Tra i reati maggiormente diffusi figurano crimini quali vandalismo, furti, furti con scasso, scippi e violenza di vario genere.

Il dato più impressionante riguarda i cittadini di origine somala, con un tasso di reati che raggiunge il 62% dei casi presi in analisi; sul secondo gradino del podio i giovani di origine libanese, con il 60% di loro che hanno subito almeno una condanna, mentre al terzo posto finiscono i marocchini con il 54%, contro il 18% dei danesi etnici.

"I dati mostrano che gran parte dei giovani dei Paesi di maggiore immigrazione ha subito almeno una condanna per aver infranto la legge", ha spiegato il cofondatore del centro di studi Unitos, Lasse Birk Olsen.

Il criminologo danese David Sausdal ha tuttavia invitato a non raggiungere conclusioni affrettate, dal momento che lo studio non valuta le condizioni socio-economiche dei condannati, invitando tuttavia la comunità scientifica ad approfondire le cause della sovrarappresentazione dei migranti nei dati relativi alla criminalità giovanile.

Dal canto suo, il portavoce del Partito Socialdemocratico danese, Jeppe Bruus, ha denunciato la questione dei ghetti, ampiamente presenti nel Paese, suggerendo di occuparsi prioritariamente della questione al fine di ridurre la problematica relativa alla criminalità giovanile tra i migranti.

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