21:08 06 Aprile 2020
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Il primo incontro della Storia tra un Ministro degli Esteri della RPC e della Santa Sede ha dimostrato come i rapporti tra Cina continentale e Vaticano siano in progressivo e costante miglioramento. Ma c’è a chi tutto questo non piace. Riuscirà il Vaticano a mantenere (o riconquistare) la propria sovranità in politica estera?

Wang Yi, Ministro degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese e monsignor Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, si sono incontrati la settimana scorsa a margine della Conferenza sulla sicurezza mondiale di Monaco 2020.

È la prima volta che i ministri degli esteri delle due diplomazie (la denominazione ‘Segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede’ è l’equivalente del Ministro degli Esteri) si incontrano ufficialmente. L’incontro tuttavia può a ben diritto essere definito ‘storico’ non tanto per la novità in sé ma per il tenore dei contenuti espressi dalle parti.

Secondo molti osservatori, l’intero forum sarebbe stato una stigmatizzazione delle divergenze di posizioni tra UE e gli Stati Uniti. In particolare il Segretario di Stato americano Mike Pompeo avrebbe colpito i commentatori per via delle sue dichiarazioni molto dure nei confronti della Cina ritenute tese, per altro, a voler influenzare prima di tutto gli stessi alleati europei cui Washington vorrebbe impedire la cooperazione con Pechino.

Ed è proprio in questo contesto che l'incontro tra Paul Gallagher e Wang Yi dimostrerebbe che il Vaticano non accetta interferenze esterne nella propria diplomazia estera, sostiene Stanislav Stremidlovsky, esperto russo sulle relazioni sino-vaticane, intervistato da Sputnik:

“L'incontro può essere considerato come una sorta di sfida del Vaticano a Washington. Il Vaticano mostra che, indipendentemente dalle idee prevalenti alla Casa Bianca o dal Dipartimento di Stato, la Santa Sede perseguirà una politica indipendente nei confronti della Cina e non intende ascoltare le voci che accusano la Chiesa cattolica di un qualche tipo di servilismo a Pechino. Tali voci sono molto attive negli Stati Uniti. Iniziarono a farsi sempre più insistenti a partire dall’accordo che Vaticano e Cina sottoscrissero nel 2018 per la nomina congiunta dei vescovi”, afferma Stremidlovsky.

Uno degli implacabili oppositori di quell’accordo, l'ex arcivescovo di Hong Kong, il cardinale Joseph Zen, ha recentemente incontrato i membri del Congresso americano in America. Il sospetto implicito, è che l’Amministrazione americana potrebbe offrirgli una piattaforma politica per fare leva sulle rispettive relazioni geopolitiche.

Paul Gallagher, durante l’incontro con Wang Yi, ha osservato che l'accordo sulla nomina dei vescovi è essenziale per il benessere dei cattolici e del popolo cinese. L'accordo favorisce la pace globale, ha aggiunto. Wang Yi, da parte sua, lo ha definito "innovativo", sottolineando che starebbe apportando “risultati positivi”. Secondo il ministro cinese, per altro, la Cina sarebbe pronta ad approfondire ulteriormente la comprensione reciproca con il Vaticano, per sviluppare il potenziale di fiducia nell'interesse del continuo sviluppo delle dinamiche della cooperazione bilaterale.

Wang Yiwei, un esperto dell'Università Popolare Cinese, anch’egli intervistato da Sputnik, ha descritto questo incontro come "molto positivo".

“Questo primo incontro dei ministri degli Esteri è di grande e positivo significato. Negli ultimi anni il Vaticano ha costantemente espresso la speranza di stabilire relazioni diplomatiche con la Cina. In passato, le parti avevano approcci diversi alla procedura di nomina dei vescovi, ma alla fine è stato raggiunto un consenso. I possibili progressi nelle relazioni bilaterali, nonché una serie di passi favorevoli da parte del Vaticano, soddisfano in larga misura le aspirazioni del popolo cinese".

Il Vaticano da parte sua ha definito i colloqui “cordiali” e gli “sviluppi positivi”. Una formulazione che non ha lasciato indifferenti alcuni osservatori che la interpretano come un chiaro desiderio di procedere oltre nella comprensione e collaborazione reciproca.

Vatican News ha inoltre riferito che le parti hanno concordato di "continuare il dialogo istituzionale a livello bilaterale per promuovere la vita della Chiesa cattolica e il bene del popolo cinese”.

Tra i passi che ci si può aspettare dalle parti in questa direzione, Stanislav Stremidlovsky sostiene che è prevedibile possano presto essere convocate nuove ulteriori riunioni tra funzionari cinesi e vaticani fino a non escludere persino l’organizzazione di una visita di Papa Francesco in Cina.

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