18:44 07 Aprile 2020
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Che sia iniziato come scherzo, provocazione, iperbole o idea business non lo sapremo mai, sta di fatto che l’idea di una giovane designer di San Francisco sta facendo il giro del mondo – mascherine mediche compatibili con il Face ID della Apple. A che cosa potrebbero servire?

L’idea è stata lanciata il sabato appena scorso dalla giovane designer Danielle Baskin, che con un tweet ha proposto l’idea di stampare mascherine mediche con la propria immagine di modo da poter sbloccare il riconoscimento facciale degli iPhone (Face ID), e al tempo stesso continuare a proteggersi.

“Ho realizzato questo servizio che stampa il tuo volto su di una maschera N95, in modo da poter proteggere le persone dalle epidemie virali pur essendo in grado di sbloccare il telefono”.

​Il tweet rimanda ad un sito web che promette di stamparti una mascherina personalizzata a partire da una tua foto anche se, la stessa Baskin incalzata dai commentatori, ha in seguito riconosciuto che il riconoscimento facciale è ancora in fase di sperimentazione. Al tempo stesso ogni mascherina costa ben 40 dollari. D’altra parte tutti sanno che le mascherine N95 sono di fatto monouso perché dopo un certo limite di utilizzo diventano inefficaci.

Nonostante tutte queste obiezioni, il tweet è già divenuto virale.

Oltre all’interesse sono piombate però, come del resto prevedibile, anche parecchie critiche. Alcune incentrate sulle finalità chiaramente lucrative che avrebbe l'iniziativa, per altro sfruttando un contesto piuttosto drammatico. La giovane designer è dovuta correre ai ripari giustificando il suo progetto, da lei stessa battezzato ‘Resting Risk Face’.

“Potresti aver sentito parlare del coronavirus di Wuhan, e del cortocircuito nelle forniture che l'epidemia minaccia di provocare. Bene, noi non produrremo le nostre maschere in caso di carenza globale di forniture”. Ha poi spiegato nel dettaglio che non sta accumulando mascherine N95 per il progetto e che non ha intenzione di peggiorare il deficit di offerta aumentando la sua domanda.

Il tweet è stato arricchito con tanti commenti, il più delle volte semiseri, come pure la sezione FAQ del sito web. Proprio in quest’ultimo una domanda/risposta sembra rivelatoria del reale livello di serietà della proposta.

“E’ uno scherzo?”, domanda uno degli utenti.
“Sì. No. Non ne siamo sicuri. I virus non sono uno scherzo. Lavati le mani quando puoi. E vaccinati”.

Sempre più incalzata da obiezioni e critiche alla fine la Baskin ha dovuto ammettere che il suo progetto fosse più che altro una ricerca di “novità”. Ma è proprio qui, una volta realizzato che il progetto non è realistico, che è entrata in gioco la ‘magia del web’. Gli utenti hanno fatto propria l’idea impossibile ed hanno iniziato a commutarla in qualcosa che potrebbe forse anche avere un senso compiuto.

C’è chi ha proposto per esempio di stampare comunque questo tipo di maschere per rendere pazienti e dottori degli ospedali più riconoscibili e umani.

​La stessa Baskin ha osservato che: "Molte persone hanno affermato che sarebbe fantastico in ambito ospedaliero, in particolare negli ospedali per bambini. Svegliarsi in una stanza di dottori mascherati senza volto può essere inquietante, ma se le maschere avessero un'impronta umana, forse essere in una stanza di dottori potrebbe essere un'esperienza più calda o leggera".

Vi sono seri dubbi quindi sul fatto che le maschere possano effettivamente battere il software di riconoscimento facciale, ancora più seri ve ne sono sul fatto che si possano spendere tanti soldi per un prodotto di fatto monouso. Sul fatto che un’idea, per quanto barocca, possa diventare virale, dubbi invece non ve ne sono. Come pure non vi sono dubbi sul fatto che i social siano un valido banco di prova per aspiranti innovatori in erba.

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