19:03 26 Novembre 2020
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Le decisione prese da Trump in politica estera, secondo il ministro degli Esteri iraniano, sarebbero state frutto di una serie di considerazioni errate.

Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Zarif, a margine della Conferenza di Monaco, ha dichiarato che negli ultimi anni le scelte sconsiderate degli Stati Uniti in tema di politica estera potrebbero essere dovute ai cattivi consigli ricevuti dall'attuale presidente Donald Trump.

Nel suo intervento, il titolare degli Esteri di Teheran ha affermato che chi era convinto dell'imminente crollo dell'Iran ha dovuto rivedere i propri calcoli:

"Il presidente Trump è stato convinto del fatto che fossimo sull'orlo del collasso e pertanto non ha mostrato interesse nel voler parlare con un regime in procinto di crollare [...] Credo che, purtroppo, il presidente Trump non abbia dei consiglieri molto buoni [...] Ha desiderato il crollo dell'Iran sin dall'uscita dall'accordo nucleare (di Vienna, ndr)", sono state le parole di Zarif, citate dall'agenzia di stampa AP.

Il diplomatico iraniano ha inoltre asserito che anche il tanto discusso assassinio del generale Soleimani, avvenuto lo scorso 3 gennaio, è stato uno dei maggiori errori strategici da parte di Washington, dal momento che esso ha portato ad una forte crescita del consenso dell'Iran nella regione mediorientale, e ha insistito che il numero uno della Casa Bianca dovrebbe essere biasimato per aver portato i due Paesi sull'orlo di un conflitto armato.

L'omicidio Soleimani e le limitazioni a Trump

L'uccisione del capo dei Quds ha creato un clima di allarme crescente nell'establishment americano circa il fatto che le mosse sconsiderate di Trump potrebbero in futuro mettere in pericolo la sicurezza nazionale.

Per tale motivo, nelle scorse settimane il Congresso USA ha approvato due risoluzioni che di fatto limitano la libertà di azione di Trump non consentendogli di condurre azioni militari in assenza di previa approvazione delle due camere.

A sua volta, il tycoon si è sempre giustificato di fronte alle accuse mosse a suo carico, spiegando che il generale Qasem Soleimani era considerato dall'intelligence americana una minaccia molto concreta per il personale americano in Medio Oriente.

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