23:36 17 Febbraio 2020
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Questa settimana ricorre il 75° anniversario dell'inizio del bombardamento attuato da Stati Uniti e Gran Bretagna su Dresda e durato dal 13 al 15 febbraio 1945.

Stando ai dati ufficiali, persero la vita 25.000 civili. Christoph Adam è uno dei testimoni di questo bombardamento. Secondo Adam, queste incursioni aeree vanno considerate come un vero e proprio crimine di guerra e non tanto una "vendetta" per i crimini di guerra precedentemente commessi dalla Germania nazista. Adam invita gli attuali dirigenti del Paese al disarmo.

Nel 1945 Christoph Adam aveva 14 anni. Insieme ai suoi genitori e al fratello di 3 anni viveva nel quartiere Johannstadt di Dresda in Dürerplatz 25. La notte del 14 febbraio le forze aeree britanniche e statunitensi cominciarono a bombardare la città. Il 15 febbraio Adam assistette con i propri occhi all'ultima ondata di bombardamenti. In un'intervista rilasciata a Sputnik Deutschland, Adam ha descritto ciò che visse in questi giorni e ha dato una propria valutazione di quegli eventi.

Biglietto mensile del tram con foto (1944/45). documento privato
© Foto : Dr. Christoph Adam (privat)
Biglietto mensile del tram con foto (1944/45). documento privato

I rifugiati a Dresda

La mattina, come al solito, andai a scuola (il Kreuzgymnasium) e poi andai alla Stazione centrale per prendermi cura dei rifugiati in quanto ero membro di un’organizzazione che prestava loro assistenza. Arrivavano in stazione senza soluzione di continuità sempre più treni che trasportavano rifugiati da Est, di solito dalla Prussia orientale e dalla Slesia. Nella sede dell’organizzazione, che si trovava al centro della stazione, ci venivano forniti gli indirizzi a cui distribuire i rifugiati. Si trattava di luoghi molto diversi all’interno della città, ma solitamente i rifugiati erano collocati presso parenti e amici. Di norma, ci arrivavamo in tram. Come studente avevo un certificato. Gli ultimi rifugiati che riuscii a nascondere furono mandati nel quartiere Klein-Schachwitz sulle rive del fiume Elba.

Il carnevale e la sirena

Una volta a casa, come ogni anno, festeggiammo il Fasching (festa assimilabile al Carnevale, NdR), travestiti da cacciatori e indigeni. Casa nostra in Dürerplatz era decorata con lanterne di cartapesta colorata e ghirlande. La sera ci coricammo per dormire, ma nel cuore della notte all’improvviso cominciò a suonare una sirena. Ci precipitammo in cantina. A Dresda non vi erano rifugi antiaerei, dunque ci nascondemmo in cantina. Per “noi” intendo tutti gli abitanti di quella grande casa, ossia 60 persone.

Dappertutto si sentiva un rumore terribile: quando i bombardieri sorvolavano il nostro quartiere, si sentiva un rumore assordante e insopportabile, qualcosa che non avevamo mai sentito prima.
In Faschingskostümen mit Linde und Siegfried 1942 auf dem Dürerplatz
© Foto : Dr. Christoph Adam (privat)
In costumi di carnevale con Linde e Siegfried nel 1942 in Dürerplatz

Quasi contemporaneamente, sentimmo il fischio delle mine antiuomo e di altre bombe che cadevano, sentimmo anche il rumore delle esplosioni mortali. Nel seminterrato, c’era odore di bruciato, nella casa accanto il muro era in parte crollato. Qualche anno prima, le case che si trovano vicine erano state unite mediante una muratura in mattoni ordinari. Infiltrandosi in questa muratura si rifugiarono da noi altre 40 persone. Le pareti tremavano, l'intonaco cadeva dal soffitto, si sentivano urla e gemiti da ogni parte.

Le case erano in fiamme

Dovemmo uscire velocemente dal seminterrato e correre verso Dürerplatz. È lì che vedemmo tutte le case che bruciavano. Ricordo ancora questa immagine: case in fiamme in ogni punto della città. I pompieri erano già arrivati, ma non c'era niente che potessero fare. A nulla valse il bacino idrico di raccolta che i prigionieri di guerra russi costruirono per casi come questo. I pompieri non ebbero alcuna possibilità di spegnere gli incendi. Cercammo di fuggire dalla piazza, ma le strade erano già in parte bloccate dalle macerie delle case distrutte.

Dresda distrutta dal bombardamento del 1945
Inghiottiti dal fuoco

Volevamo raggiungere il Großer Garten, dunque corremmo verso l’antica Fürstenstraße. Nella piazza Fürstenplatz (ora Fetscherplatz) ci ritrovammo all’interno di una vera e propria tempesta di fuoco. Era così potente che tutta la nostra famiglia dovette ripararsi a terra. Rimanemmo sdraiati fuori per molto tempo. Credo che il vento soffiasse a 150 km/h. Una delle traverse che arrivava fino in piazza funse da canale per il vento aumentando la velocità. Per questo motivo, non riuscivamo a tenerci in piedi.

Come mi disse più tardi un amico, al centro del flusso d’aria la velocità superava anche i 200 km/h: in quel punto la gente veniva sospesa in aria pur in posizione orizzontale. Il mio amico vide come una donna con un passeggino e un uomo ferito con le stampelle furono letteralmente inghiottiti dalle fiamme.
Dresda distrutta dal bombardamento del 1945
Coperte umide

Le fiamme raggiunsero i 500 metri di altezza. Dresda bruciò per giorni e giorni. Poi ci aiutammo a vicenda a rialzarci e, tenendoci per mani, corremmo via. Riuscimmo a fare 300 metri e poi vi fu un secondo attacco. Era già il 14 febbraio. Quell’attacco lo vivemmo direttamente dalla strada. Le sirene non suonavano più. Le bombe cadevano e basta e tutt’intorno regnavano il caos e il rumore. Ci stendemmo sotto un albero sul ciglio di una strada e improvvisamente accanto a me, a circa mezzo metro, cadde una bomba incendiaria. Mio padre riuscì a coprirci con una coperta umida (che era riuscito a portare con sé da casa, NdR). Sulla coperta si formarono dei fori della dimensione di un pugno attraverso i quali passò il fuoco e mi bruciò la pelle in alcuni punti. Giacemmo completamente indifesi per 45 minuti per strada. A circa 5-10 metri di distanza qualcosa prese fuoco. La strada si trasformò in una palla di fuoco.

Come mi dissero più tardi i miei amici nel quartiere di Johannstadt le case su cui gli incendi erano appena stati domati dopo il primo bombardamento furono nuovamente e deliberatamente bombardate. Alla fine del quartiere rimasero solo macerie. Nelle 3 ondate di bombardamenti sulla città furono sganciate circa un milione di bombe, soprattutto, incendiarie. Fortunatamente, sopravvivemmo e riuscimmo a raggiungere il Großer Garten. Lì mi sdraiai sotto un albero e mi risvegliai il giorno dopo. Da lì andammo a trovare i parenti nella casa in cui vivo tutt’ora. Nel seminterrato di quella casa assistemmo al terzo bombardamento. I miei genitori decisero di abbandonare la città insieme a me e al mio fratellino di 3 anni. Fummo prelevati da un convoglio di camion militari che trasportava rifugiati e ci mandarono in direzione di Freital. Alla fine fummo sistemati in uno studentato adibito a rifugio per sfollati ad Altenberg dove rimanemmo fino alla fine della guerra.

© Sputnik . Georgy Homzor
Dresda bombardata.
In fuga dalle mitragliatrici

Sentii che dopo i bombardamenti (chiaramente non dopo il primo, quando le persone ancora erano nei seminterrati, ma dopo il secondo, quando qualcuno si arrischiò a uscire per strada) si sparava direttamente alle persone con le mitragliatrici. Fu una vera e proprio caccia. Questo, però, non lo vidi con i miei occhi.

Di questo parò il generale preposto presso la città di Dresda. Il secondo bombardamento lo sorprese mentre si trovava sotto il ponte Marienbrücke e, stando al suo racconto, sulle rive del fiume Elba si aprì il fuoco delle mitragliatrici contro i cittadini di Dresda che cercavano di salvarsi correndo. Sentii la medesima storia raccontata da diverse persone le quali vivono tutt’oggi in quei luoghi. Ho chiesto loro di scrivere di questa storia, ma non vogliono.

© Sputnik . Elizaveta Mikulina
La pinacoteca di Dresda distrutta dal bombardamento del 1945.
Il numero delle vittime

Un mio amico ha pubblicato il bilancio dei morti nella città di Dresda: ha contato 35.500 vittime. Dopo la guerra ha dedicato la sua vita a cercare queste informazioni. Per molto tempo ha conservato un volantino lanciato dalle truppe degli alleati occidentali che riportava: “Aspettate, presto vi ritroverei anche voi nelle bare” (Wartet nur, ihr Zwerge, ihr kommt auch noch in die Särge). Non vidi personalmente questi volantini, ma alcuni dei miei amici ancora li conservato. Durante la guerra era pericoloso conservare questi volantini. Rispetto al numero complessivo di vittime che la guerra ha mietuto potrebbe sembrare che 25.000 o 30.000 persone non siano poi tante. Ma anche solo un morto è tanto! Non ci aiutano i discorsi relativi al numero di vittime durante i bombardamenti. Dobbiamo dire invece che vogliamo agire diversamente, che vogliamo che in futuro regni la pace. Una volta calcolai che quest’attacco e i suoi preparativi costarono ben un miliardo e tutto per l’insensato scopo di eliminare vite umane.

La vista di Dresda distrutta dal bombardamento del 1945.
Una vendetta folle

I nostri antenati diedero inizio alla guerra, ma da un punto storico l’attacco di Dresda non era necessario. I russi si avvicinarono a Dresda di più di 100 km. Le truppe sovietiche erano già impegnate a Görlitz. Noi, gli abitanti di Dresda, durante il Fasching del 1945 fummo inaspettatamente testimoni di terribili bombardamenti rivolti verso indifesi e disarmati civili. Quest’attacco fu programmato seguendo una precisa strategia, ma dal punto di vista militare non ha avuto molto senso dato che non era diretto verso siti militari strategici. Infatti, tutti sapevano che a Dresda non vi erano rifugi antiaerei e che avevamo solamente i seminterrati. Il commando dell’Aeronautica militare degli alleati lo sapeva. E dopo la prima ondata di bombardamenti ne seguirono una seconda e una terza. E considerato che la gente si trovava per strada o nei parchi, a mio avviso fu un vero e proprio crimine di guerra.

La strategia di vendetta folle perpetrata da un qualche signore dell’occhio fu il presto per bombardare in maniera sistematica gli sfollati che in quel momento riempivano le strade di Dresda. A morire in agonia furono migliaia di civili. Fu una vera e propria vendetta.

Churchill odiava la Germania perché i tedeschi avevano bombardato Coventry e furono i primi ad attaccare con dei missili l’Inghilterra. Nessuno allora ci pensò, compreso colui che li progettò e in seguito si dedicò alla messa a punto dei missili spaziali (Wernher von Braun, NdR).

Molti anni dopo ho guidato un pilota inglese di bombardieri per le strade della mia città, all’epoca già ricostruita, e percepii che egli potesse provare del rimorso per quell’attacco che loro un tempo infersero per vendetta. Nonostante tutto, ci stringemmo la mano amichevolmente.

Non una vendetta folle

Non voglio pensare che ciò che è accaduto a Dresda sia stata una “vendetta”. Non posso pensarla così. Sarebbe una follia. Dobbiamo preoccuparsi del futuro. I miei desideri sono rivolti al futuro. Dobbiamo fare qualcosa anche solo per il fatto che dopo la Seconda guerra mondiale l’Europa vive da 75 anni in pace.

Perdonare a vicenda i crimini di guerra

Quell’attacco fu un crimine di guerra e simili attacchi ve ne furono in abbondanza. Non posso incolpare gli inglesi perché anche i tedeschi hanno sganciato bombe su Londra e anche quell’attacco fu insensato. Dobbiamo mettere una pietra sopra su tutto ciò. E a farlo devono essere sia gli anziani sia i giovani.

Dobbiamo smettere di calcolare chi ha sparato a chi e dobbiamo invece perdonarci a vicenda. I giovani devono aiutare gli anziani a superare l’odio fra le nazioni in modo che ciò che io e altri a Dresda abbia vissuto non si ripeta mai più.
Dr. Christoph Adam
© Foto : privat
Christoph Adam
Vogliamo la pace: il disarmo in Germania

Quando osservo che il nostro governo intende aumentare le spese militari e sento che il signor Trump chiede al nostro Paese di comprare più armamenti, penso che dovremmo fare l’esatto contrario! Non vogliamo ripetere il passato e non vogliamo litigare con nessuno. Vogliamo la pace! Voglio che il nostro governo, il nostro Paese, la Germania, cominci ad avviare la procedura di disarmo, smetta di esportare armi e riporti l’esercito sui binari della pace perché la Germania partecipò alla Prima guerra mondiale e commise gravi crimini di guerra durante la Seconda, sia in Polonia sia in Russia. L’attuale commercio di armi in tutto il mondo contribuisce allo sviluppo di simili scenari.

Ci sono tantissimi problemi di cui occuparsi nel mondo: la gente soffre la fame, il clima sta cambiando… Per il futuro vorrei che i soldi che oggi servono per alimentare le guerre vengano spesi a scopo pacifico. Infatti, ben presto noi della vecchia generazione perderemo la nostra voce.
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