00:24 07 Aprile 2020
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Alessandro Di Battista da attivista del M5s, a politico e poi reporter in Iran, da dove ha fatto pervenire foto di un Paese sconosciuto, accogliente e stupendo.

Alessandro Di Battista, “volontario” a tempo perso per il Movimento 5 stelle e reporter a tempo pieno per lavoro, è appena rientrato dall’Iran dove si trovava proprio mentre il M5s si consegnava nelle mani del reggente Vito Crimi, spodestando Luigi Di Maio dal suo ruolo di capo politico.

Di Battista racconta un Iran che non si vede, non narrato dai telegiornali e poco anche dai quotidiani. Racconta di “un paese dove vivono le persone più ospitali della terra. Un paese con problemi e allo stesso tempo vittima di indecenti fake news. Un paese stupendo”.

Ha viaggiato nel Kurdistan iraniano per “visitare la valle di Howraman e per vedere con i miei occhi come si vive la frontiera di montagna con l'Iraq in epoca di sanzioni”.

Di Battista visita anche una moschea iraniana e nella sua testimonianza scrive:

“Il Sacro Santuario dell'Imam Reza di Mashad è un luogo incredibile. Per capire questo Paese e poterne scrivere sono andato dovunque. Ho preso bus e treni notturni. Ho visitato le frontiere con l'Iraq e il Turkmenistan e ovviamente sono andato nei luoghi sacri per gli sciiti. In questo santuario (una delle meraviglie del mondo islamico) è sepolto l'ottavo Imam. Qui vengono fedeli da tutto il mondo, studenti per preparare esami universitari e famiglie intere. I genitori pregano e i figli giocano nelle moschee. C'è chi gioca addirittura a pallone e chi a campana come potete vedere”.
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Come si bypassano le sanzioni USA in Iran

Alessandro Di Battista racconta anche di come la popolazione locale combatte le sanzioni USA all’Iran, praticando metodi eroici che sanno di resistenza epica degna di essere raccontata in un film.

“Howraman, Iran. Dietro queste montagne c'è l'Iraq. Tutte le persone che vedete sono curdi iraniani. Due volte a settimana, a piedi, oltrepassano le montagne e vanno in Iraq. Lì si caricano sulle spalle di tutto: televisioni, frigoriferi, computer e tornano in Iran. In Iraq non ci sono sanzioni, in Iran sì. Questi tosti "sherpa" mediorientali fanno questo lavoro. Lo fanno da anni ma adesso con le sanzioni in Iran lo fanno di più”.

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Alessandro Di Battista, Iran
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