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Coronavirus - 2020 (fine gennaio - 20 marzo) (374)
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In Cina a oltre 45mila persone è stato diagnosticato il coronavirus. Più di mille di loro sono morte. Ricercatori americani e britannici stimano che a breve potrebbero esserci già 200.000 persone contagiate.

Molto probabilmente, l’uomo ha contratto questo nuovo pericoloso virus da un serpente mangiato dal cosiddetto paziente zero. Sputnik ripercorre le altre malattie che l’uomo ha contratto dagli animali.

Da dove? Da un dromedario

Nell'autunno del 2012 un paziente che presentava i sintomi di una polmonite virale è stato portato in un ospedale in Arabia Saudita. Le analisi hanno rivelato la presenza di un agente patogeno precedentemente ignoto appartenente della famiglia dei coronavirus. Da allora sono stati confermati in laboratorio più di 2500 casi in 27 Paesi. La maggior parte dei contagiati proviene da Arabia Saudita, Corea del Sud ed Emirati Arabi Uniti.

Il virus MERS-CoV (Sindrome respiratoria acuta mediorientale) non era molto contagioso. Veniva trasmesso da persona a persona solo tramite contatto ravvicinato. Tuttavia, il tasso di mortalità era insolitamente alto. Secondo l'OMS, quasi il 40% dei pazienti è morto per complicazioni causate dall'infezione, quali polmonite e insufficienza renale.

Nel 2013 un team internazionale di scienziati guidato da Chantal Reskin dell'Istituto nazionale olandese per la salute e l’ambiente ha trovato anticorpi contro il MERS-CoV nel sangue di dromedari. In Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti dove è stata segnalata la maggior parte dei casi questi animali sono spesso utilizzati per spostarsi, se ne mangia la carne e se ne beve il latte. A quanto pare, hanno contratto un virus che è sopravvissuto nel corpo umano grazie alle mutazioni.

In seguito, dopo aver decifrato il gene MERS-CoV, i ricercatori hanno avanzato un’ipotesi: l'agente patogeno era comparso nei pipistrelli, è stato poi trasmesso ai dromedari e da questi agli esseri umani.

Verso luglio 2015 gli scienziati hanno messo a punto un vaccino contro la nuova infezione che ha registrato buone prestazioni prima nei topi e poi negli esseri umani. Secondo il rappresentante ufficiale dell'OMS Tariq Yazarevich, questo vaccino contribuirà a contrastare anche l'attuale coronavirus cinese.

Infezione da topo

L'ebola, un problema importante che ha attanagliato i Paesi africani, fu trasmessa all’uomo da volpi volanti e macachi di Giava, portatori di vari ceppi di Ebolavirus. L'infezione fu registrata per la prima volta nel 1976. Successivamente, su 600 malati ne morirono quasi 400. In un secondo momento, si assistette a epidemie di minore entità (fino a un centinaio di pazienti colpiti), ma il vero disastro scoppiò nel 2014-2015, quando la febbre dell’Ebola uccise 11.000 soggetti su 28.000 infetti in 11 Paesi.

Secondo un gruppo internazionale di scienziati, l'agente scatenante ha subito delle mutazioni ed è ora ancora più facile la sua trasmissione da persona a persona. Un'altra caratteristica distintiva del virus è la sua capacità di non cedere alla terapia e di rimanere presente nell’organismo dei pazienti ormai sani. Ciò significa che chi è stato contagiato rimane portatore del virus. In Liberia, una donna che aveva contratto l'Ebola e ha vissuto senza sintomi per oltre un anno ha trasmesso il virus a 3 membri della sua famiglia.

Inoltre, recentemente sono state trovate tracce di ebolavirus negli animali e nell'uomo, anche in luoghi lontani dai centri dell'epidemia. Ad esempio, nel novembre dello scorso anno nel sangue di pipistrelli che vivono nel nord-est dell'India sono stati trovati anticorpi contro l'agente scatenante della febbre emorragica. Gli anticorpi sono stati rilevati anche nei cacciatori locali.

Tuttavia, è comunque possibile evitare un'epidemia mortale. Infatti, il vaccino contro il virus dell’ebola, messo a punto nel 2016, è stato efficace al 100%. E quest'autunno è stato approvato in Europa.

Un dono delle scimmie

L'anno scorso, gli scienziati hanno identificato un nuovo sottotipo di virus dell'immunodeficienza umana, il decimo ad oggi. Il primo fu isolato dal sangue di alcuni pazienti già nel 1983. In seguito, due gruppi di ricerca francesi e statunitensi hanno descritto in modo indipendente un virus precedentemente ignoto e appartenente alla famiglia dei retrovirus. Nel 2008 hanno ricevuto il premio Nobel per questa scoperta. Ad oggi, il virus dell'immunodeficienza ha causato oltre 32 milioni di morti.

Secondo l'Università di Oxford, l'HIV proverrebbe dalla città di Leopoldville, oggi Kinshasa, la capitale della Repubblica Democratica del Congo. È qui il virus si diffuse negli anni ’20. È probabile che l’uomo abbia contratto per la prima volta il virus dell'immunodeficienza delle scimmie dagli scimpanzé. In seguito l'agente patogeno è mutato e si è adattato al corpo umano. Diciassette anni dopo l'HIV arrivò a Brazzaville, la capitale della Repubblica del Congo e nel 1940 nelle città congolesi di Lubumbashi e Mbuji-Mayi. Negli anni '60, la regione conobbe la prima grande epidemia di infezione da HIV.

Negli anni '60 il virus fu introdotto ad Haiti e in Giamaica da dove penetrò negli Stati Uniti. Secondo i ricercatori dell'Università dell'Arizona (USA), il paziente zero apparve molto probabilmente a New York nel 1970. In Unione Sovietica, la prima persona infetta fu registrata solo nel 1987 e il primo esito letale dell'AIDS si verificò nel 1988.

Oggi sono più di un milione i soggetti sieropositivi nel Paese. È ancora impossibile curare completamente un paziente con questa diagnosi. I farmaci impediscono solamente che il virus si moltiplichi, fermando la malattia. Finché il soggetto assume farmaci, è clinicamente sano. Senza terapia però, la malattia ritorna immediatamente.

Tuttavia, c'è speranza. A livello globale sono già stati descritti 3 casi di recupero completo in esito a un trapianto di midollo osseo da un donatore con una rara mutazione del gene CCR5. Infatti, i portatori di detto gene sono immuni all'HIV.

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Tags:
Medicina, sanità, Salute
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