08:37 01 Giugno 2020
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Il governo cinese ha nuovamente negato di aver commesso crimini informatici, accusando invece gli Stati Uniti di aver trafugato dati sensibili e di tenere sotto continua sorveglianza la Cina.

Il Ministero degli Esteri cinese, in una nota, ha affrontato la questione sollevata da Washington riguardante l'attività di presunti hacker cinesi al soldo del governo, affermando che Pechino non ha mai intrapreso azioni di cybercrimine.

Al contrario, il portavoce del dicastero, Geng Shuang, ha evidenziato che la stessa Cina è rimasta vittima di cyberfurti e di una costante sorveglianza da parte degli USA, esortando l'amministrazione di Washington a porre fine a tali azioni.

Secondo l'FBI, quattro funzionari cinesi avrebbero commessi reati ascrivibili ai settori della frode informatica, dello spionaggio economico, venendo per questo imputati "per il loro ruolo in uno dei maggiori furti di informazioni personali" della storia.

Washington accusato a più riprese gli hacker cinesi di essere stati dietro diversi cybercrimini compiuti ai danni degli Stati Uniti, insinuando che alcuni casi il reale mandante fosse stato il governo centrale di Pechino.

Gli americani sostengono che abbiano in tal modo cercato di ottenere informazioni classificate riguardanti obiettivi strategici, circostanza che è ovviamente stata negata dalla Cina.

Nel corso dell'ultimo anno, in relazione a tali circostanze, gli USA hanno introdotto delle severe restrizioni ai danni del gigante cinese dell'informatica, Huawei, invitando altri Paesi a introdurre misure restrittive nei confronti della compagnia.

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