16:30 28 Marzo 2020
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Gli scienziati hanno identificato un virus il cui genoma sembrerebbe essere quasi del tutto nuovo per la scienza, essendo composto da geni del tutto sconosciuti e mai documentati in precedenza dalla ricerca virale.

Lo hanno chiamato Yaravirus, da Yara, una sirena regina delle acqua presente nella mitologia brasiliana, dato che è stato scoperto nel lago di Pampulha, un lago artificiale nei pressi della città brasiliana di Belo Horizonte.

La scoperta è annunciata su ‘BioRxiv’, un portale di prestampa per ricerche scientifiche gestito dall’istitudo di ricerca Cold Spring Harbor Laboratory. Pubblicando su questo portale gli autori sono in grado di rendere immediatamente i loro risultati disponibili per la comunità scientifica e ricevere feedback sui progetti di manoscritti prima che vengano inviati alle riviste. Non si tratta quindi di ricerche scientifiche ‘passate in giudicato’ ma esiste tuttavia un primo livello di certificazione del Cold Spring Harbor, nonché ci sono gli scienziati e le Università che si espongono in prima persona. In questo caso ci sono due dei membri più anziani della squadra di ricerche ad assicurare che la scoperta è quantomai interessante - il virologo Bernard La Scola dell'Università di Aix-Marsiglia in Francia, e Jônatas S. Abrahão dell'Università Federale del Minas Gerais del Brasile.

“Si tratta di un nuovo lignaggio di virus amebico con origine e filogenesi sconcertanti” spiegano nella ricerca.

Due anni fa, gli stessi due scienziati, avevano contribuito alla scoperta di un’altra novità nel mondo dei virus - il tupanvirus, un virus gigante trovato anch’esso negli habitat acquatici. I virus giganti, a differenza della varietà regolare, sono così chiamati per via delle loro enormi capside (gusci proteici che incapsulano i virioni – le particelle virali). Queste forme virali molto grandi sono state scoperte solo in questo secolo, ma non sono notevoli solo per le loro dimensioni, quanto anche per le loro capacità. Possiedono infatti genomi più complessi, che danno la capacità di sintetizzare le proteine ​​e quindi eseguire cose come la riparazione del DNA, oltre che semplicemente a replicarsi, come i virus normali. Prima della loro scoperta, si pensava che i virus non potessero fare cose del genere, essendo considerati entità inerti e non viventi, capaci solo di infettare i loro ospiti.

​Ora sappiamo che i virus sono molto più complessi di quanto si credesse in passato, e negli ultimi anni gli scienziati hanno scoperto altri tipi di forme virali che allo stesso modo sfidano il nostro pensiero su come i virus possano diffondersi e funzionare, spiegano i due scienziati.

Questa nuova scoperta, lo Yaravirus, non sembra essere un virus gigante, composto com'è da particelle piuttosto piccole (80 nanometri circa). Quello che però è degno di nota è quanto sia unico il suo genoma.

La maggior parte dei virus noti condividono tra loro molte caratteristiche comuni che permettono di classificarli in comuni gruppi evolutivi, spiega lo studio, nel caso dello Yaravirus invece pare proprio che la maggior parte dei geni siano completamente ingoti alla scienza e mai visto prima. Addirittura oltre il 90% dei geni dello Yaravirus sarebbe nuovo per gli studiosi, mentre solo 6 geni presenterebbero una lontana somiglianza ai geni virali finora documentati.

"Utilizzando i protocolli standard, la nostra prima analisi genetica non è stata in grado di trovare sequenze riconoscibili di capside o altri geni virali classici nello Yaravirus", spiegano i ricercatori che concludono “Seguendo gli attuali protocolli metagenomici per la rilevazione virale, lo Yaravirus non sarebbe nemmeno riconosciuto come agente virale".

Gli scienziati si trovano quindi ad avere a che fare con un qualcosa di talmente nuovo da aver difficoltà persino a catalogarlo, ma, appunto per questo, ritengono la scoperta di importanza decisamente rilevante: "La quantità di proteine ​​sconosciute che compongono lo Yaravirus riflette la variabilità esistente nel mondo virale e quanto potenziale del nuovo genoma virale debba ancora essere scoperto", concludono gli autori.

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