12:24 29 Novembre 2020
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Secondo il senatore russo Aleksej Pushkov, la responsabilità della Polonia e di altri Paesi nello scoppio della Seconda guerra mondiale è piuttosto significativa.

Negli ultimi tempi i rapporti tra Varsavia e Mosca sono diventate piuttosto tese in relazione alle valutazioni sui fatti della Seconda guerra mondiale. Le autorità polacche, infatti, accusano la Russia di voler riscrivere la storia di quel periodo, mentre a Mosca si ritiene che i polacchi vogliano inquadrare la storia nella congiuntura politica odierna, insinuando dei dubbi circa lo status della Russia di paese vincitore del secondo conflitto mondiale.

A questo proposito, Sputnik ha chiesto l'opinione del presidente della commissione sulla politica d'informazione, il senatore Aleksej Pushkov.

- In Occidente, in Europa, sostengono che la Russia abbia cominciato a riscrivere la storia. Mentre a Mosca ritengono che la nostra sia una risposta a quello che fanno loro.

- Indubbiamente, l'attenzione che oggi poniamo nel trattare la storia in Russia, soprattutto quella della Seconda guerra mondiale e del periodo pre-bellico, è dovuta al fatto che nei Paesi dell'alleanza occidentale cercano di mettere in dubbio lo status della Russia di Paese vincitore della Seconda guerra mondiale.

E ciò parte, in primo luogo, dalla Polonia e dai Paesi baltici. Il senso delle loro azioni è questo: se riconoscessimo che la Russia abbia avuto le stesse responsabilità della Germania nazista per la Seconda guerra mondiale, allora non avrebbe il diritto morale di essere annoverata tra i Paesi vincitori. In sostanza, questo voler scavare a fondo non è solo un tentativo di minare la Russia, non si tratta semplicemente di valutazioni storiche, finora accettate. Si cerca di minare tutto il sistema post-bellico mondiale, perché la Russia è considerata un Paese vincitore del conflitto, fa parte del Consiglio di Sicurezza dell'ONU come membro permanente con diritto di veto, alla stessa stregua di Regno Unito, Stati Uniti, Francia e Cina, i cinque Paesi vincitori della Seconda guerra mondiale.

In quanto non è possibile mettere in discussione direttamente questo fatto, poiché fu la nostra bandiera ad essere issata sul Reichstag nel maggio del 1945, allora si cerca di fare leva sul periodo pre-bellico. Cercano di presentare le cose come a voler intendere che la guerra non sarebbe scoppiata senza l'accordo tra URSS e Germania.

- Quindi non si tratta di una diatriba storica?

- Ritengo che si tratti di una diatriba politica. Gli storici occidentali, in Polonia, in Europa, negli Stati Uniti sostenevano anche in precedenza il fatto che il Patto Molotov-Ribbentrop abbia dato il là allo scoppio della Seconda guerra mondiale. Tuttavia, prima a questa discussione non prendevano parte i leader politici, i capi di stato. Invece oggi il presidente della Polonia, Andrzej Duda, e non solo lui, fa della propaganda di questo genere. Alla sua voce si è unita anche quella del presidente dell'Ucraina Vladimir Zelensky.

Il periodo pre-bellico è molto più intricato e ambiguo di quanto non cerchino di farlo sembrare gli avversari del nostro Paese. E la responsabilità della stessa Polonia e di altri Paesi per lo scoppio della Seconda guerra mondiale è piuttosto significativa.

Noi attribuiamo la responsabilità all'élite politica polacca degli anni Trenta, che per prima ha siglato con Hitler un patto di non aggressione nel 1934 e che cercava di farsi passare per sua alleata e che insieme allo stesso Hitler ha preso parte alla divisione della Cecoslovacchia, ricevendo dei territori dal Trattato di Monaco, quando la Cecoslovacchia è stata consegnata a Hitler. E' quell'élite polacca che noi critichiamo.

Il presidente Putin ne ha già parlato quando ha ricordato l'immagine morale e politica di alcuni funzionari della Polonia di quei tempi, che volevano costruire un monumento a Hitler a Varsavia per "la soluzione finale della questione ebraica in Polonia". Sono fatti storici, ai quali i polacchi non hanno nulla da controbattere e per questo cercano di concentrare tutta l'attenzione sul Patto Molotov-Ribbentrop.

- Di conseguenza, la riscrittura della storia porta a cambiare tutti gli approcci post-bellici, tutte le posizioni e tutti gli status...

- Esattamente, è per questo che ritengo che i leader di questi Paesi debbano attenersi a ciò che è scritto nei materiali della Conferenza di Potsdam e nella Carta delle Nazioni Unite. Sia a Potsdam, che all'ONU si dava per assodato il fatto che esistessero cinque Paesi vincitori, che avrebbero dovuto occupare delle posizioni peculiari nel mondo post-bellico; e su questo oggi è basato il diritto internazionale.

Credo che il leader di un Paese responsabile non dovrebbe cercare di distruggere questo sistema, facendo il gioco di Varsavia, Tallin o Riga, ma dovrebbe invece cercare di sostenere il sistema. Non ne esiste un altro. E' proprio su tali conclusioni che, alla fine del conflitto, sono nate le Nazioni Unite, l'unica organizzazione in grado di unire tutti i Paesi del mondo, l'unica che, anche solo simbolicamente, contribuisce alla stabilità e alla pace nel mondo.

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