01:11 09 Aprile 2020
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Per il FMI la strada da seguire, per i Paesi della regione, è quella delle riforme e della diversificazione economica.

Il Fondo Monetario Internazionale ha avvertito che i Paesi del Golfo Persico corrono il rischio di veder svanire il proprio benessere economico, legato in buona parte alla vendita del petrolio, qualora non vengano attuate le riforme necessarie.

A confermare tale teoria è uno studio, pubblicato nel corso di questa settimana, secondo il quale tutta la regione potrebbe  piombare in uno stato di forte recessione economica entro il 2034.

Nell'indagine si fa riferimento specifico ai Paesi facenti parte del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG), ovvero Arabia Saudita, Bahrein, EAU, Kuwait, Oman e Qatar.

"Le riforme in corso di attuazione stanno indirizzando la regione del CCG nella giusta direzione, ma c'è bisogno di accelerare", si legge nel rapporto del FMI, il quale auspica, oltre all'implementazione di un buon numero di cambiamenti a livello di legislazione fiscale, che venga intrapreso anche un percorso di diversificazione economica al fine di rendere i Paesi economicamente autonomi anche in caso di oscillazioni nel prezzo del greggio.

Lo studio evidenzia come tale processo si renda ormai strettamente necessario anche in virtù dei cambiamenti che stanno coinvolgendo la politica energetica di moltissimi Paesi, sempre più accorti nei confronti della questione dei cambiamenti climatici e della difesa dell'ambiente. Tali fattori, secondo gli esperti, orienteranno sempre di più il mondo verso le rinnovabili come principali risorsa di approvvigionamento energetico. 

Le tensioni nel Golfo Persico

L'analisi del FMI si colloca sullo sfondo di un contesto piuttosto teso nell'area del Golfo Persico, soprattutto in virtù della netta contrapposizione tra l'Iran e gli Stati Uniti d'America.

Dal maggio 2019, quando quattro navi commerciali saudite vennero sabotate a largo di Fujairah, negli EAU, la questione della sicurezza nelle acque della regione è diventata uno dei temi di maggiore rilevanza e preoccupazione per la comunità internazionale, considerando che circa un quinto delle forniture di petrolio mondiali provengono proprio dal Golfo Persico.

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