00:46 09 Aprile 2020
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Chi ha causato la Seconda Guerra Mondiale? Controversia tra Russia e Polonia (36)
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Yury Borisyonok, dottore di ricerca in Storia, professore associato del Dipartimento di Storia degli Slavi meridionali e occidentali presso la Facoltà di Storia dell’Università Statale di Mosca Lomonosov.

Perché gli avversari polacchi di Putin gli rispondono nello spirito di Stalin?

Viviamo in un'epoca in cui qualsiasi informazione, anche la più sensazionale, soprattutto su temi storici, diventa presto obsoleta e viene tagliata fuori dalle pagine dei giornali nell’arco di pochi giorni. Ma le valutazioni del presidente russo Vladimir Putin su alcuni eventi e fatti riguardo la Seconda guerra mondiale, rilasciate per la prima volta in occasione di un’importante conferenza stampa tenutasi a Mosca il 19 dicembre e che sono state poi approfondite dallo stesso in successivi suoi interventi il 20 e il 24 dicembre,  hanno generato una tempesta politica in Polonia che infuria da diversi giorni. Il culmine è stato toccato con il guanto di sfida lanciato il 27 dicembre dal Ministero degli Esteri polacco contro l’ambasciatore russo Sergey Andreev e con l’incontro di oltre 2 ore con il presidente Andrzej Duda durante il quale sono state discusse le interpretazioni russe della storia.

È logico cercare di capire cosa sta succedendo sottolineando gli aspetti storici e politici di questi eventi. In veste di storico, mi si confanno maggiormente le riflessioni su fatti, eventi e la loro interpretazione e preferisco lasciare alla sensibilità del lettore le riflessioni sulle implicazioni politiche ad esempio delle dichiarazioni di Antoni Macierewicz (sarebbe strano se non lo citassimo) secondo il quale gli interventi del presidente russo sono state "aggressioni pubbliche e verbali".

Lasciamo quindi da parte il frutto della fervida immaginazione dei politici polacchi su ciò che si celerebbe dietro la visione della storia di Putin e sulla portata delle conseguenze che attenderebbero eventualmente la Polonia (è sorprendente che nessuno abbia ancora menzionato l'arrivo degli alieni sulle rive della Vistola).

Ripercorriamo la vicenda iniziata prima di Natale. Vladimir Putin ha condiviso le proprie impressioni sui documenti che sono serviti per preparare il suo articolo sulla storia della Seconda guerra mondiale che dev’essere scritto e pubblicato prossimamente.

Sarebbe stato logico attendere il testo finito sull’argomento ed avviare discussioni in quel caso. Una cosa va notata subito però: nessuno mette in dubbio l'autenticità dei documenti storici citati dal presidente russo; i funzionari polacchi criticano duramente Putin per le sue opinioni storiche, ma solo a livello retorico.

Alla ricerca della retorica stalinista

Non solo nei commenti del viceministro polacco degli Esteri Marcin Przydacz del 27 dicembre, ma anche in una dichiarazione più dettagliata dello stesso dicastero rilasciata il 21 dicembre non troveremo altro che una presentazione della verità riguardante l’attuale politica storica polacca.

Dal punto di vista di Putin non v’è alcuna polemica sostanziale, si definisce aprioristicamente una “retorica storica stalinista” alla luce delle dichiarazioni del Ministero polacco degli Esteri. E mentre Przydacz sostiene che la visione russa starebbe tentando di introdurre in maniera “cosciente e aggressiva” la stessa retorica della storia, Szymon Szynkowski vel Sęk la interpreta su Twitter come una “menzogna sulla Seconda guerra mondiale, una vile propaganda che insulta i milioni di vittime del totalitarismo”.

La retorica storica di Stalin che ebbe il suo apice nel 1938 con la pubblicazione di “Storia del Partito Comunista Bolscevico dell’URSS” è al momento oggetto di studi approfonditi anche da parte degli storici russi. Tuttavia, i tentativi di scoprire questa visione passata negli interventi resi a dicembre da Putin non hanno dato alcun riscontro: infatti, il punto di vista del presidente russo riflette unicamente la politica storica russa contemporanea. La rivalutazione delle opinioni riguarda direttamente il difficile periodo che ha preceduto la Seconda guerra mondiale e gli eventi verificatisi tra il 1938 e il 1939. Infatti, all’epoca della Repubblica Popolare di Polonia sin dai tempi di Władysław Gomułka in nome della “inviolabile amicizia polacco-sovietica” la Polonia era solitamente ritratta nella propaganda sovietica come vittima innocente dell'aggressione di Hitler e si taceva deliberatamente sulle storie e sui fatti scomodi della sua politica estera. Questo atteggiamento perdurò poi anche nelle prime fasi del periodo post-sovietico.

In linea con questo approccio esclusivamente la Gran Bretagna e la Francia furono ritenute responsabili dell'esito negativo dei negoziati di Mosca con le potenze occidentali del 1939. I documenti di cui sono entrati in possessi gli storici e il grande pubblico negli ultimi anni indicano chiaramente, tra l'altro, i notevoli sforzi profusi dalla diplomazia francese per indurre gli alleati polacchi a mitigare il loro approccio suicida nei confronti dell’eventuale passaggio delle truppe dell'Armata Rossa in caso di una reale minaccia militare. Tale approccio adottato dal ministro degli Esteri Józef Beck fu uno dei fattori chiave che portò nell'agosto 1939 al fallimento dei negoziati tra URSS, Gran Bretagna e Francia e alla decisione dei dirigenti sovietica di accettare le proposte tedesche per il trattato di non aggressione sottoscritto il 23 agosto.

Le tracce della retorica stalinista (si tratta di elementi chiaramente riconoscibili, difficili da confondere) si manifestano improvvisamente nelle dichiarazioni degli avversari polacchi di Putin che spesso si appellano al cosiddetto “unico punto di vista corretto”, un concetto che Stalin amava tanto.

Assioma storico

Un assioma storico simile l’abbiamo riscontrato il 28 dicembre nei commenti del portavoce del presidente polacco Błażej Spychalski, che ha ricordato il discorso di Andrzej Duda del primo settembre a Varsavia. In quell’occasione si è chiaramente sottolineato che la Seconda guerra mondiale "è stata iniziata dalla collaborazione tra Russia e Germania".

Lo stesso assioma lo possiamo rilevare nella risoluzione del Parlamento europeo criticata da Putin il 19 settembre scorso "Sull'impatto della memoria storica per il futuro dell'Europa": "formulare una valutazione chiara e fondata su principi riguardo ai crimini e agli atti di aggressione perpetrati dai regimi totalitari comunisti e dal regime nazista ". Si noti inoltre che il vicepremier Jarosław Gowin su Twitter ha definito esplicitamente questa risoluzione "il successo della politica storica polacca".

Torniamo però a Spychalski. Nella sua presentazione della visione del presidente Duda, se non fosse stato per il Patto Molotov-Ribbentrop, "la Seconda guerra mondiale non sarebbe certamente mai iniziata o non sarebbe iniziata il primo settembre 1939". Hitler avrebbe comunque attaccato la Polonia anche senza un trattato con l'URSS. Questi piani sono rimasti invariati sin dalla primavera del 1939 dopo la dichiarazione di non aggressione alla Polonia da parte di Berlino. La mancata firma del patto avrebbe significato l’inizio della guerra non il primo settembre, ma nella seconda metà di agosto. A riprova di ciò vi fu l'attraversamento del confine tra Polonia e Cecoslovacchia da parte di alcune unità tedesche che non avevano ricevuto l'ordine di annullare l'offensiva in tempo. E non c'è ragione di credere che per la Polonia avrebbe sortito esito negativo il confronto con l’Hitel qualora all’interno dell’ultimo accordo con l’URSS fossero mancate le posizioni altri Paesi, ivi incluse Gran Bretagna e Francia.

Questo piccolo esempio dimostra chiaramente che un approccio alla storia basato su una retorica assiomatica, definita stalinista per comodità, non si addice affatto a valutare in maniera adeguata un periodo storico così complesso come quello appena precedente alla Seconda guerra mondiale. Sarebbe più costruttivo sostituire gli assiomi con dei teoremi i quali vanno dimostrati con metodologie dettate dalla scienza storica.

Ma nella pratica politica reale del dicembre 2019, tutto fu più semplice. Marcin Przydacz è sicuro che "siamo pronti a spiegare la verità storica ai diplomatici russi fino a quando sarà necessario. Finché non saranno d'accordo sul fatto che il mondo non dimenticherà il Patto Molotov-Ribbentrop e la parata sovietico-hitleriana a Brest". Ma il patto stesso e la storia dei suoi protocolli segreti, così come la citata parata, sono stati spiegati in dettaglio già molto tempo fa. È logico forse che il mondo non dimentichi nemmeno le dichiarazioni dell’ambasciatore Lipsky, non è così?

L’ha detto Lipsky?

In Polonia, hanno destato scandalo le valutazioni del presidente russo circa i rapporti tra le autorità polacco pre-belliche e Hitler nella risoluzione della questione ebraica. A differenza di quanto commentato circa gli eventi verificatisi nell’agosto del 1939, in questo caso non si tratta di sfruttare fonti d’archivio rese noto solo di recenti. Infatti, parte dei documenti citati sono noti da tempo, in particolare la lettera dell’ambasciatore a Berlino Józef Lipski al ministro Beck del 20 settembre 1938, la quale fu disponibile in lingua russa nel 1948 all’interno del primo tomo della pubblicazione “Documenti e materiali del periodo precedente alla Seconda guerra mondiale” (pp. 208-216). In quella lettera si descrive la discussione avvenuta quel giorno tra Lipsky e Hitler.

È importante sottolineare che, oltre all'ormai diffusa frase antisemita sul monumento di Hitler a Varsavia, esistono chiari segnali del coordinamento delle operazioni tra Germania, Polonia e Ungheria in ottica antisovietica. Lipsky scrive: "Per quanto riguarda le richieste ungheresi, ho approfondito specificamente la questione della Transcarpazia, concentrandomi sulla strategia nei confronti della Russia, sulla propaganda comunista attiva in quest’area, ecc.

Ho avuto l'impressione che il cancelliere [Hitler] fosse molto interessato a questo problema, soprattutto quando gli ho spiegato che il confine polacco-rumeno è relativamente corto e che grazie al comune confine polacco-ungherese attraverso la Transcarpazia avremmo creato una barriera più forte contro la Russia”.

Ciò significa che la distruzione della Cecoslovacchia non fu fine a se stessa. L’obiettivo era creare “una barriera più resistente contro la Russia”. E Hitler in un incontro con Lipsky il 20 settembre “insistette dicendo che la Polonia è il baluardo principale a difesa dell’Europa dalla Russia”.

Altrettanto caratteristici sono i primi due punti contenuti nelle istruzioni date da Beck a Lipsky il 19 settembre 1938, ossia il giorno prima dell’incontro con Hitler: “Vi chiedo di rispettare le seguenti direttive durante una conversazione con il Cancelliere del Reich: 1. Il governo della Repubblica di Polonia sostiene che grazie alla posizione adottata ha paralizzato la possibilità di intervento dei sovietici nella questione sovietica. Le operazioni che conduciamo in Volinia sono state interpretate da Mosca come un avvertimento; 2. La Polonia considera inaccettabile l’ingerenza dei sovietici negli affari europei”.

Vale a dire che la Polonia nel settembre del 1938 era l'alleato situazionale della Germania non solo contro la Cecoslovacchia, come si pensa di solito, ma anche contro l'URSS e la sua influenza sugli affari europei in qualsiasi forma. Va aggiunto che la corrispondenza tra Beck e Lipsky, date le possibilità dell'allora intelligence sovietica e tedesca, non fu letta solo dai due diplomatici polacchi. Mosca vide per l’ennesima volta il coordinamento dei 2 Paesi, mentre Berlino si convinse ulteriormente della solidità (temporanea) delle aspettative e dei calcoli alla base di quella alleanza situazionale.

Ed ecco il punto, che ha suscitato l’indignazione di Vladimir Putin: Hitler "maturò l'idea di risolvere la questione ebraica tramite la deportazione in accordo con Polonia, Ungheria e probabilmente Romania (a questo proposito dissi che, qualora questo venga permesso, gli faremo erigere un bel monumento a Varsavia).

Hitler espresse un'idea simile nella sua conversazione con il ministro Jozef Beck il 5 gennaio 1939.

Putin ha ripreso questo pensiero da una lettera tedesca del colonnello Schmidt, anch’essa pubblicata per la prima volta in russo diverso tempo fa, nel 1971. I commentatori tendono a vederci tracce di eventuali piani franco-polacchi per il reinsediamento del popolo ebraico in Madagascar. Tuttavia, le parole di Lipsky indicano chiaramente che Hitler, nel caso in cui le operazioni di smembramento della Cecoslovacchia fossero andate a buon fine, avrebbe predisposto un qualche progetto personale che non avrebbe previsto la partecipazione a pieno titolo della Francia. Si sarebbe potuto dare seguito alla politica di pacificazione qualora la Francia avesse messo a disposizione le proprie colonie per questo progetto. Un simile scenario avrebbe causato numerose vittime: infatti, le condizioni climatiche del Madagascar, difficili per gli europei, e la scarsa rete di infrastrutture indicavano che il reinsediamento si sarebbe effettuato nelle zone non turistiche.

Purtroppo, quindi, l’ambasciatore Lipsky ha effettivamente detto tutto questo, come testimoniano i documenti da tempo noti agli storici. Di fatto non esistevano né politici né Paesi neutrali nell’Europa pre-bellica del 1938-1939. Bisogna ricordarsi proprio di questo senza scegliere i frammenti della storia che ci tornano più comodi.

Concludiamo però con una nota di ottimismo. Talvolta in Polonia si sentono anche opinioni leggermente diverse. Il vicedirettore capo di Gazeta Wyborcza, Jarosław Kurski, ha dichiarato che Vladimir Putin starebbe facendo proprio come il partito polacco Diritto e Giustizia, ossia starebbe conducendo una politica di stampo storico. Questa è la pura verità. Dopotutto ogni Paese ha la propria politica storica e si può protestare quanto si vuole contro questa verità incrollabile, ma è incredibilmente difficile, se non impossibile, ottenere un qualche risultato se il proprio vicino non è collaborativo.

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