02:44 06 Luglio 2020
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Alcuni scienziati statunitensi hanno rinvenuto alle Hawaii una bottiglia contenente una lettera gettata nell'oceano molti anni prima. Questo permetterà di comprendere meglio come fluisce la Corrente del Pacifico settentrionale.

Anche gli antichi greci avevano cercato di mappare il Mar Mediterraneo in questo modo. Al giorno d'oggi si usano boe automatiche a questo fine.

Una scoperta casuale

Alla fine della sua giornata di lavoro la biologa marina Paige Mino della U.S. National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAAA) si è recata su un piccolo atollo nell'arcipelago delle Hawaii per contare le foche monache.

All'inizio non aveva prestato attenzione alla bottiglia nell'acqua: qui trovare spazzatura è comune. Ma c'era qualcosa dentro la bottiglia: infatti, è stato rinvenuto un messaggio scritto da una maestra d'asilo di Nord Bend il 15 giugno 1998. Paige Mino ha rintracciato l’autrice per capire esattamente come il messaggio fosse finito nell'oceano.

Si è scoperto che durante una regata di yacht partita da San Francisco era stata lanciata nell’oceano una bottiglia contenente le domande dei bambini e una fotografia. In 21 anni il messaggio ha percorso circa 5000 km grazie alla Corrente del Pacifico settentrionale e è arrivato al largo di una delle Isole nordoccidentali delle Hawaii.

Questo territorio fa parte del Monumento nazionale marino di Pahanahumokuakea, patrimonio dell'UNESCO. Qui le persone non ci vivono per la maggiore parte dell’anno. Tuttavia, le isole sono letteralmente sepolte dalla plastica che viene trascinata qui dalla corrente.

In nome della scienza

Nel dicembre 2013 Keith Maurice camminando lungo la riva dell'isola di Martha’s Vineyard ha rinvenuto una bottiglia di vetro contenente un biglietto su cui si leggeva che la bottiglia era stata gettata in acqua il 19 settembre 1959 da un’imbarcazione dell’Agenzia statunitense di geodesia. In questo modo, gli scienziati volevano ottenere informazioni sulle correnti marine al largo della costa nordorientale del paese. In più di mezzo secolo, la bottiglia ha percorso solo una sessantina di chilometri.

Nel 1906, George Park Badder dell'Associazione britannica dei biologi marini lanciò una bottiglia nel Mare del Nord con un messaggio nell'ambito di un programma volto a mappare le correnti oceaniche e le rotte di diffusione degli avannotti. 108 anni dopo, nell'aprile del 2015, un turista ha raccolto la bottiglia sull'isola di Amrum, in Germania, a 500 km dal punto di partenza.

Gli scienziati hanno spiegato che tra il 1904 e il 1906 i membri dell'Associazione dei biologi marini hanno inviato in mare più di mille bottiglie. Ogni bottiglia conteneva una cartolina che spiegava che chi la trovava aveva diritto a un compenso di uno scellino.

Oggi, il più antico reperto di questo tipo è una bottiglia arrivata al largo delle coste australiane, a Perth, nel gennaio 2018. Fu lanciata in acqua 132 anni fa dal veliero tedesco Paula nell'ambito di un programma scientifico a lungo termine per studiare le correnti globali degli oceani.

All'interno vi era un modulo da compilare e inviare all'Osservatorio marino di Amburgo o al più vicino consolato tedesco. Il programma fu fondato dallo scienziato tedesco Georg von Neumayer. Dal 1864 al 1933 migliaia di bottiglie sono state gettate in mare e 662 sono state ritrovate.

Le paperelle aiutano gli scienziati

"Circuiti di bottiglia": è così che sono state chiamate in gergo le cartine che illustrano le correnti. Gli idrografi hanno confrontato il luogo e l'ora in cui la nave è stata calata in acqua e il periodo e il luogo del suo ritrovamento. Questi dati sono stati pubblicati, ad esempio, nel Journal of the Sea e nel Cambridge Naval Chronicle, registri che sono tenuti sin dal 1832.

Questo metodo viene utilizzato ancora oggi, spesso nell'ambito di iniziative non professionali. Ad esempio, gli scienziati statunitensi guidati dall'oceanografo Curtis Ebbesmeyer hanno analizzato documenti storici e informazioni relative a 1.187 bottiglie gettate dagli studenti al largo delle coste del Canada e della Groenlandia dal 2000 al 2007 (la maggior parte delle quali si trova ora sulle coste europee).

A ciò si sono aggiunte le tracce di 9000 mappe gettate al largo della Penisola del Labrador nel 1979-1987, nonché il rilevamento GPS delle correnti dell'Atlantico settentrionale ottenuto grazie alle boe mandate alla deriva tra gli anni ’90 e 2000. Di conseguenza, è stato possibile calcolare la velocità delle correnti ed è stato determinato che una eventuale fuoriuscita di petrolio dalle piattaforme al largo del Canada riuscirebbe ad attraversare l’Atlantico e ad arrivare fino in Europa.

Nel 1992 su una nave mercantile al largo del Giappone si è distrutto un container contenente tra l’altro 29.000 paperelle di gomma che hanno cominciato a viaggiare nell'oceano. Il loro viaggio viene studiato da Ebbesmeyer. I giocattoli di quella spedizione si trovano ora lungo tutta la costa del Pacifico, il più delle volte in Canada. Questo ci permette di capire meglio come si muovono i rifiuti in plastica nel Pacifico e come questi entrano poi nell'Atlantico.

Ad ogni modo, non vengono più effettuati studi tramite bottiglie. La legislazione in materia di tutela delle coste di molte potenze marittime vieta espressamente lo scarico di qualsiasi oggetto in acqua. Gli scienziati ora usano boe dotate di GPS, che effettuano scambio di dati con i satelliti. In tal modo, raccolgono informazioni non solo sulle correnti, ma anche sulla temperatura, il vento, la salinità, la concentrazione di ossigeno e la quantità di fitoplancton.

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clima, Cambiamenti climatici, Cambiamenti climatici, cambiamenti climatici, Oceano Atlantico, Oceano Pacifico, oceano
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