19:19 07 Aprile 2020
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Quando il ‘Re della cocaina’ Pablo Ecobar, il criminale più ricco della Storia, morì nel 1993, gli animali dello zoo domestico della sua villa a Medellin vennero sequestrati. Rinoceronti, giraffe, zebre e altri animali esotici vennero trasferiti negli zoo colombiani. Ma quattro ippopotami si diedero alla latitanza nelle foreste...

E a quanto pare si trovarono molto bene nel nuovo habitat. Anche troppo bene. Tanto che oggi quei quattro ippopotami sono diventati almeno un’ottantina secondo le ricerche degli ambientalisti che, però, iniziano a preoccuparsi.

Già, neppure nella sontuosa ‘Napoles’, la famosa villa del narcotrafficante a quattr’ore d’auto a sud di Medellin, si trovavano così bene. Tutti sanno che l’habitat ideale per questa specie dovrebbe essere l’Africa sub-sahariana, ma pare proprio che anche la calda e umida foresta colombiana vada benissimo.

Uno po’ meno bene va all’ecosistema ospitante a quanto si evince dallo studio degli scienziati americani dell'Università della California di San Diego e pubblicato dalla rivista Ecology.

"Questa specie unica è un elemento importante dell'ecosistema nel suo habitat naturale in Africa, ma abbiamo scoperto che non ha un impatto minore qui, in un altro continente, in un ambiente completamente diverso con diversi abitanti autoctoni", ha detto il rettore dell'università, professor Jonathan Shurin, in un comunicato stampa: "Questo include però anche effetti negativi sull'acqua, contribuendo allo sviluppo di alghe e batteri nocivi".

Per due anni gli scienziati hanno condotto una valutazione completa della qualità dell'acqua e dei livelli di ossigeno in questa contenuti, andando anche a confrontare i microbiomi e la composizione delle specie di insetti, crostacei e altri organismi nei corpi idrici con e senza popolazioni di ippopotami.

Un cucciolo dell'ippopotamo Fiona con i suoi genitori allo zoo di Cincinnati.
Un cucciolo dell'ippopotamo Fiona con i suoi genitori allo zoo di Cincinnati.

Lo studio ha dimostrato che gli ippopotami, nutrendosi di notte e trascorrendo tutto il giorno nella acque fresche, stanno modificando in modo significativo la composizione chimica dell'acqua della regione. Nei bacini idrici in cui questi vivono, il livello di materia organica risulta molto più elevato. Un gran numero di sostanze nutritive apportate dagli animali contribuisce al rapido sviluppo di batteri e alghe.

"Abbiamo scoperto che i laghi sono più produttivi quando hanno ippopotami. Questo può cambiare la composizione delle specie di alghe e batteri e portare a problemi come l'eutrofizzazione (saturazione dei bacini con sostanze nutritive, accompagnata da un aumento della produttività biologica). Tutto questo significa proliferazione di alghe dannose".

Secondo i ricercatori, il numero di ippopotami nei prossimi anni continuerà a crescere e questo solleva molte domande per scienziati e autorità locali.

Gli ippopotami di solito sono molto difficili da catturare e incontrarli rappresenta un grave pericolo per l'uomo. Non è noto per altro come si svilupperà la convivenza tra gli ‘intrusi’ ippopotami e gli altri animali autoctoni - lamantini, caimani e tartarughe giganti che popolano i fiumi e i laghi della zona.

"Il numero di ippopotami tende a crescere esponenzialmente", afferma Shurin. "Potrebbero essercene migliaia nei prossimi vent'anni. Questo studio dimostra che è necessario decidere cosa farne prima che sia troppo tardi. È molto più facile trovare 80 ippopotami oggi che doverne cercare migliaia domani".
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