20:06 07 Aprile 2020
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Contrariamente a quanto comunemente ritenuto, i danni causati ai polmoni dal fumo potrebbero non essere irreparabili se si smette di fumare.

Le cellule sane possono emergere per sostituire le aree danneggiate, secondo una ricerca pubblicata sull’autorevole rivista Nature. Smettendo di fumare infatti, si darebbe la possibilità all’organismo di sostituire lentamente le cellule danneggiate dal tabacco e inclini al cancro con cellule nuove e sane.

Lo studio rivela che i benefici potrebbero andare anche oltre – smettendo di fumare il corpo creerebbe una sorta di serbatoio di cellule nello sforzo di produrre quelle rovinate da sostituire e questo porterebbe benefici a tutto l’organismo che da questo serbatoio potrebbe attingere.

Uno degli autori principali dello studio, il professor Peter Campbell del Wellcome Sanger Institute, con sede nel Regno Unito, ha affermato che i risultati dovrebbero dare nuove speranze ai fumatori che vogliono smettere.

"Le persone che hanno fumato pesantemente per 30, 40 o più anni spesso mi dicono che è troppo tardi per smettere di fumare - il danno è già stato fatto", ha detto in un comunicato rilasciato dall'Istituto.

"La cosa così eccitante del nostro studio è che dimostra invece che non è mai troppo tardi per smettere", ha aggiunto con chiara soddisfazione.

Alcuni dei soggetti campionati dalla ricerca avevano fumato più di 15.000 pacchetti di sigarette nella loro vita, ha detto.

"Ma nel giro di pochi anni dall'abbandono, molte delle cellule che rivestono le loro vie respiratorie non hanno mostrato segni di danni causati dal tabacco", ha aggiunto, spiegando che ciò dimostrerebbe come l’organismo sia in grado di generare nuove cellule per ‘restrutturare’ i tessuti danneggiati.

Lo studio ha analizzato le biopsie polmonari di 16 persone, inclusi fumatori attuali, ex-fumatori, adulti che non avevano mai fumato e bambini, alla ricerca delle mutazioni che possono portare al cancro.

I cambiamenti genetici che compaiono nelle cellule del corpo sono una parte normale dell'invecchiamento e molte di queste mutazioni sono le cosiddette "mutazioni del passeggero" innocue. Ma una mutazione nel gene sbagliato nella cellula sbagliata può "cambiare drasticamente il comportamento delle cellule e istruirle a comportarsi nel modo sbagliato. Se di queste cellule mutate (mutazioni del driver) se ne accumulano in quantità critica, si forma il cancro”, ha spiegato Campbell alla France Presse.

Lo studio ha scoperto che ben 9 cellule polmonari su 10 negli attuali fumatori presentavano mutazioni, comprese quelle che possono arrivare a causare il cancro. Ma negli ex-fumatori, molte di quelle cellule danneggiate erano state sostituite da cellule sane in tutto simili a quelle di chi non aveva mai fumato.

Fino al 40% delle cellule polmonari totali negli ex-fumatori erano perfettamente sane, quattro volte di più rispetto a quanto rilevato tra gli ancora fumatori.

Campbell ha affermato che le cellule danneggiate non sono state “riparate magicamente" ma sono state “sostituite da cellule sane”.

Il meccanismo preciso con cui avviene tale sostituzione per la verità non è ancora del tutto chiaro, ma gli autori dello studio ritengono che potrebbe esserci una sorta di serbatoio di cellule, pronto ad intervenire in caso di necessità.

"Una volta che la persona smette di fumare, le cellule proliferano gradualmente da questo porto sicuro per sostituire le cellule danneggiate", ha detto Campbell.

Gerd Pfeifer, professore presso il Centro per l'epigenetica del Van Andel Institute, ha elogiato lo studio: "Ha fatto luce su come lo smettere di fumare incida a livello molecolare nel tessuto polmonare umano".

Il prossimo obiettivo del professor Campbell ora è quello di riuscire a individuare questo misterioso serbatoio di cellule sane e capire come sia in grado di sostituire quelle danneggiate.

"Se riuscissimo a capire dove si nasconde questo serbatoio misterioso e come lo si attiva quando si smette di fumare, forse avremmo la possibilità di renderlo ancora più efficace durante le riparazioni”, ha concluso il professore.
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