19:04 30 Marzo 2020
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Chi ha causato la Seconda Guerra Mondiale? Controversia tra Russia e Polonia (36)
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75 anni fa il campo di concentramento nazista di Auschwitz-Birkenau venne liberato. Eventi celebrativi dedicati a questo memorabile evento si sono svolti oggi nella città polacca tristemente nota per il lager nazista.

Nel suo discorso il presidente polacco Andrzej Duda ha rilevato il contributo dei soldati-liberatori sovietici, aggiungendo che "tre generazioni sono passate, dal 27 gennaio 1945, quando diverse migliaia di prigionieri, sfiniti dalla crudeltà dei carnefici, dalla schiavitù, dalla fame e dalle malattie, hanno finalmente atteso la liberazione dei soldati dell'Armata Rossa".

Ciononostante i rappresentanti della leadership politica polacca aveva dato in precedenza valutazioni contrastanti sul contributo dei soldati sovietici. Ad esempio in un articolo per il giornale americano Politico, il premier polacco Mateusz Morawiecki aveva osservato che l'Armata Rossa avrebbe potuto liberare il campo di concentramento prima.

Sputnik non ha potuto approfittare della rara opportunità di parlare con un testimone diretto di quegli eventi. Ha concesso un'intervista con il nostro sito dal reduce liberatore di Auschwitz, il 96enne Ivan Martynuszkin, veterano della Seconda Guerra Mondiale, tenente maggiore, comandante della compagnia del 1087° reggimento di fanteria della 322° divisione della 60esima armata del 1° fronte ucraino. Pubblichiamo alcuni frammenti dell'intervista.

"Evidentemente Morawiecki non capisce"

— Che giudizio darebbe alle parole del primo ministro polacco Mateusz Morawiecki, che ha sostenuto in un articolo sul giornale Politico che l'Armata Rossa avrebbe potuto liberare Auschwitz prima? Secondo lui, nell'estate del 1944, l'esercito sovietico si sarebbe trovato a 200 chilometri da Auschwitz, ma l'offensiva si fermò, il che diede ai tedeschi il tempo di ritirarsi e di continuare ad organizzare le deportazioni fino al gennaio 1945.

— Se fosse uno scolaretto, gli darei "insufficiente" per il rendimento scolastico. E' ignoranza, forse un travaso di bile, odio nei nostri confronti. Tutto quello da lui sostenuto non è vero. Apparentemente, hanno già mentito così tanto agli studenti sin da giovani che loro stessi hanno iniziato a credere a questa bugia.

Nell'autunno del 1944, avevamo completamente liberato il territorio del nostro Paese. Prima di allora, eravamo impegnati in continue battaglie per più di un mese ed avevamo portato avanti l'operazione Leopoli-Sandomierz, e ancora prima c'erano state pesanti battaglie per la conquista di Ternopil. Tra Ternopil e Leopoli c'era un gruppo tedesco, che era circondato. Per un po' ci siamo concentrati nella distruzione di questo gruppo. Poi siamo arrivati a Leopoli ed oltre i confini della Polonia. Naturalmente, le nostre divisioni erano in uno stato tale che non potevamo più avanzare. Le unità militari non possono condurre senza sosta l'offensiva. Serve aspettare rinforzi, armi, munizioni e così via. Ogni persona pensante o uno che sa almeno un po' della guerra sa queste cose. Apparentemente questo signore (Mateusz Moravecki - ndr) non capisce.

Stalin non era riluttante all'idea di liberare Auschwitz

— Secondo lei, si può sostenere che, come scrive il premier polacco, "la salvezza degli ebrei non è mai stata una priorità per Stalin e l'Armata Rossa"?

— Non si può. Basta ricordare come si sono sviluppati gli eventi in quel momento. Una grande offensiva volta a liberare la Polonia era prevista per il 20 gennaio. All'inizio di gennaio, questo è un fatto storico ben noto, Churchill in una lettera aveva invitato Stalin a lanciare un'offensiva in anticipo sul programma, perché a quel tempo le forze alleate nelle Ardenne avevano subito una pesante sconfitta. Si era creata una situazione molto difficile per loro. Così si era rivolto a Stalin per lanciare un'offensiva in alcuni settori del fronte. Stalin ha promesso e onorato i suoi obblighi, l'offensiva è iniziata 8 giorni prima. Anche questo può servire come risposta a questo gentiluomo (Mateusz Moravecki - ndr).

In questo ultimo periodo di guerra, avanzavamo di 150 km a settimana, raggiungendo talvolta anche 200 km. Se dividiamo i chilometri per il numero di giorni, emerge che avanzavamo ad una velocità di 20 km al giorno o qualcosa in più. È quasi la stessa cosa che avevano fatto i tedeschi nei primi mesi di guerra contro di noi: si muovevano lungo il nostro territorio allo stesso ritmo. E qui siamo andati allo stesso ritmo, liberando sia il nostro Paese che la Polonia. Quindi non ci sono stati ritardi. Se Stalin avesse manifestato riluttanza a liberare Auschwitz, allora avremmo dovuto fermarci a riposare da qualche parte. Ma combattevamo costantemente. Da nessuna parte c'era spazio per riposo o tregua.

Atto di rappresaglia contro i tedeschi

— Nel 75 ° anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, è impossibile non porre una domanda su tali eventi. Come ricordò il maresciallo dell'Unione Sovietica Ivan Konev in uno dei suoi libri, deliberatamente non si permise di vedere il "campo della morte con i propri occhi". Essendo uno dei soldati sovietici che liberano Auschwitz, potreste parlarci delle sue emozioni, quanto è stato difficile realizzare l'entità di questa tragedia umana?

— Il maresciallo Konev ha rifiutato perché era difficile per lui vedere cosa c'era lì, temeva che avesse potuto influenzare in qualche modo lo stato dei suoi pensieri: poteva spingerlo ad iniziare un'operazione di ritorsione contro i tedeschi o, al contrario, come si suol dire, ad allentare la presa, convincendosi che una delle operazioni sia stata completata con successo.

Quando sono entrato ad Auschwitz con il mio gruppo, abbiamo visto dei prigionieri. Dai loro volti, dall'aspetto, era immediatamente chiaro in che condizioni si trovavano, cosa dovevano sopportare. Ognuno di noi ha proiettato su sé stesso: dopo tutto, anche noi saremmo potuti essere al loro posto o in prigionia. Pertanto abbiamo provato senso di compassione, rimpianto e pietà per queste persone. Dai loro occhi era evidente che avevano capito che era arrivata la libertà, che per loro quell'inferno era finito e che ora sarebbero sopravvissuti. Probabilmente tutti i loro pensieri erano già diretti su come tornare rapidamente nelle loro terre d'origine, dove vivevano.

Abbiamo avuto pochissimo tempo per vedere cosa veniva fatto in questo campo. Non avevamo il compito di effettuare un'operazione nel campo stesso. C'era l'eco dell'ordine: "Avanti!". Addirittura erano fissate le date su quando dovevamo raggiungere determinati traguardi. Anche nei primi giorni di febbraio, avevamo raggiunto l'Oder, abbiamo iniziato ad attaccare. Dall'inizio dell'offensiva abbiamo percorso una distanza molto lunga.

Tema:
Chi ha causato la Seconda Guerra Mondiale? Controversia tra Russia e Polonia (36)
Tags:
Mateusz Morawiecki, Seconda Guerra Mondiale, Russia, Russofobia, Polonia, URSS, Storia, auschwitz, Olocausto
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