01:04 06 Giugno 2020
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Il 75° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale (69)
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A margine del Forum sull'Olocausto di Gerusalemme, il presidente russo ha fatto ancora una volta riferimento a dei documenti di archivio della Seconda guerra mondiale.

Come dichiarato dal presidente Putin, "leggere i rapporti bellici, i documenti storici in cui viene descritto nel dettaglio come funzionava la macchina dei campi di concentramento, è un qualcosa di complicato, di insopportabile".

Le carte di archivio alle quali ha fatto riferimento il leader russo durante il suo recente discorso a Gerusalemme sono i resoconti degli ufficiali e dei soldati dell'Armata Rossa, che scrivevano dei rapporti sull'andamento della guerra, sull'avanzamento della linea del fronte e sulla liberazione del territorio dalle forze nemiche.

Prendere consapevolezza di quello che è stato Auschwitz significa anche e soprattutto rendersi conto a poco a poco degli immani crimini che vi venivano commessi.

Si tratta di materiali di archivio messi a disposizione tanto da fonti pubbliche russe, quanto di documenti resi pubblici dal Ministero della Difesa russo nel 2020.

  • Raport dla kierownika oddziału politycznego 100. Dywizji Piechoty Lwowskiej.
    Rapporto al direttore del Dipartimento politico della 100esima divisione di Leopoli (1)
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  • Rapporto al direttore del Dipartimento politico della 100esima divisione di Leopoli
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  • Rapporto al direttore del Dipartimento politico della 100esima divisione di Leopoli
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  • Rapporto al direttore del Dipartimento politico della 100esima divisione di Leopoli
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  • Rapporto al direttore del Dipartimento politico della 100esima divisione di Leopoli
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  • Rapporto al direttore del Dipartimento politico della 100esima divisione di Leopoli
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Rapporto al direttore del Dipartimento politico della 100esima divisione di Leopoli (1)

Nello specifico, nel rapporto al direttore del Dipartimento politico della 100esima divisione di Leopoli del 29 gennaio 1945 vengono descritti gli scontri avvenuti in quel tempo nei pressi del piccolo centro abitato di Jeleń, in Polonia, e del "campo di concentramento situato a ovest della città di Auschwitz", dove erano stati messe in libertà 3mila persone che i nazisti avevano ridotto ai lavori forzati dopo averle fatte giungere da diversi Paesi.

Furono liberati anche tanti bambini, in seguito evacuati nelle retrovie grazie alla mobilitazione dei mezzi della popolazione civile.

Nello stesso documento vengono poi descritte le brutalità compiute all'interno di Auschwitz:

"Nel campo erano fatti venire ebrei provenienti da luoghi diversi e tutti, senza eccezioni, dai neonati agli anziani, venivano fatti soffocare nelle camere a gas o venivano bruciati. Nei forni crematori sono morti milioni di persone".

Ebrei, italiani e francesi

Nel telegramma inviato da un membro del consiglio di guerra del 1° fronte ucraino al segretario del Comitato Centrale del PCUS Malenkov viene descritto quanto segue:

"La zona dei campi di concentramento di Auschwitz è stata liberata. E' un campo di morte davvero orribile. Ad Auschwitz si trovano cinque campi [...] Una folla interminabile di persone, liberate dall'Armata Rossa, vengono fuori da questo campo di morte. Ci sono ungheresi, italiani, francesi, cecoslovacchi, greci, jugoslavi, rumeni, danesi, belgi [...] Ci sono anche molti nostri compatrioti sovietici [...] Ad Auschwitz, stando alle informazioni preliminari fornite dai prigionieri, sono state torturate, bruciate e fucilate centinaia di migliaia di persone. Richiedo l'invio di rappresentanti della Commissione statale di emergenza per mettere sotto inchiesta le brutalità compiute dai nazisti".

Dopo essersi reso conto delle dimensioni delle brutalità compiute, il comando dell'Armata Rossa si è prodigato non solo nel prestare soccorso ai prigionieri scampati alla morte dai campi, ma ha cominciato a mettere insieme le prove necessarie per mettere sotto accusa i nazisti.

Nel bollettino informativo della direzione politica del 1° fronte ucraino sul campo della morte di Auschwitz del 24 marzo 1945 è già contenuta una descrizione piuttosto accurata del modus operandi dei nazisti, della maniera in cui venivano trattati i prigionieri, delle torture, delle punizioni, dei tipi e dell'imponente numero delle esecuzioni; vengono inoltre resi noti non soltanto i nomi e i cognomi dei responsabili dei campi, ma anche quelli di coloro ai quali erano assegnati compiti più specifici. Ed è proprio in questi documenti che viene menzionata la cifra di 5-6 milioni di morti tra le mura dei campi.

Ad ogni modo, occorre ricordare che è pressoché impossibile stabilire con precisione il numero dei morti, a causa della distruzione di un gran numero di documenti. Sul sito ufficiale del museo di Auschwitz viene indicato il numero di prigionieri registrati nel campo di sterminio.

Tra i collaborazionisti c'erano anche dei russi

Nel corso del suo intervento, Vladimir Putin ha menzionato le seguenti cifre: il 40% delle vittime dell'Olocausto erano cittadini sovietici. Proprio per questo, l'Olocausto "è stato e rimane una ferita molto profonda" per la Russia.

Il presidente ha poi sottolineato come tali crimini siano stati commessi anche per la partecipazione di numerosi complici che "spesso superavano i propri padroni in brutalità". 

"In molti Paesi, nei territori occupati dell'URSS, dove operavano questi criminali, fu ucciso un gran numero di ebrei", ha evidenziato Putin, spiegando come nella sola Ucraina abbiano perso la vita circa 1,4 milioni di ebrei, mentre in Lituania e in Lettonia le vittime siano state pari, rispettivamente, a 220mila e 77mila.

Tra i collaborazionisti figuravano cittadini di diversi Paesi, tra cui anche russi. Tra le carte di archivio emerge il nome di un certo Ivan Kirienkov, che nel suo unico giorno in carica come direttore della polizia di Smolensk mandò verso la morte non meno di 1000 abitanti del locale ghetto ebraico.

Putin ha poi voluto ricordare il piano ideato dai nazisti per l'annientamento dei popoli slavi: russi, ucraini, bielorussi e polacchi.

"La loro terra natale doveva diventare lo spazio vitale dei nazisti e garantirgli una vita soddisfacente. E ai popoli slavi era stato riservato un posto in qualità di schiavi senza diritti", ha dichiarato Putin.

In un rapporto del sottufficiale B. Polevogo, corrispondente di guerra della Pravda, al  direttore del dipartimento politico del 1° fronte ucraino, generale A. Sherbakov del 28 gennaio 1945 si parla proprio dei prigionieri di etnia slava:

"Il più grande campo di sterminio per russi, ucraini, polacchi, ungheresi, cechi, jugoslavi, francesi e altre nazionalità. L'amministrazione e il personale di guardia del campo sono scappati in Germania. Al suo interno vi erano fino a 10mila prigionieri. [...] Nel mese di luglio del 1940 da Varsavia è giunto il primo scaglione di prigionieri polacchi, circa 5-6mila persone. In tutto il tempo in cui restò operativo, nel campo sono stati uccisi centinaia di migliaia di donne, bambini e anziani di etnia slava", si legge nel documento.

"Il compito dei politici di oggi e di domani, dei funzionari statali e dei membri della società civile è quello di difendere il buon nome degli eroi ancora in vita e di quelli che hanno perso la vita, dei civili finiti vittima dei nazisti e dei loro servi. Per raggiungere questo obiettivo bisogna utilizzare ogni mezzo a disposizione: i media, la politica, la cultura, l'autorità e l'influenza dei nostri Paesi nel mondo", ha concluso il presidente Putin.
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