22:16 10 Luglio 2020
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Gli scienziati dell'università di Yale, del centro Helmholtz e della clinica universitaria di Augsburg hanno scoperto che una quantità di particelle ultrafini (100 nanometri) presenti nell'aria inquinata possono provocare l'infarto del miocardio, si legge in un comunicato stampa pubblicato su MedicalXpress.

Con i colleghi del Centro Helmholtz di Monaco, dell'Ospedale universitario di Augsburg e dell'ospedale di Nördlingen, i ricercatori dell'università di Yale hanno esaminato i dati di un registro di tutti i casi non fatali di infarto del miocardio ad Augsburg, in Germania. I ricercatori hanno concluso che durante le prime ore di esposizione al corpo, le particelle che penetrano facilmente nel sangue possono causare grandi problemi cardiaci, come riferisce il comunicato stampa su Medicalxpress.

"Il lavoro conferma ciò che è stato ipotizzato da molto tempo: le minuscole particelle di aria inquinata possono avere un impatto sullo sviluppo di gravi malattie cardiache. Ciò è particolarmente vero nelle prime ore", ha detto il primo autore dello studio, l'assistente professore all'università di Yale Kai Chen.

"Questo rappresenta un passo importante verso la comprensione dell'indicatore appropriato dell'esposizione delle particelle ultrafini nel determinare gli effetti a breve termine sulla salute, in quanto gli effetti della lunghezza delle particelle e delle concentrazioni superficiali erano più forti di quelli della concentrazione del numero di particelle e sono rimasti simili dopo la regolazione per altri inquinanti atmosferici. [...] Le nostre analisi future esamineranno le esposizioni orarie combinate all'inquinamento atmosferico e alla temperatura estrema. Identificheremo anche le sottopopolazioni vulnerabili per quanto riguarda le malattie pre-esistenti e l'assunzione di farmaci", ha aggiunto Chen.

Chen ha anche sottolineato che i livelli elevati di particelle ultrafini sono motivo di preoccupazione dal punto di vista della salute pubblica. Lo studio ha esaminato più di 5,898 pazienti con attacchi cardiaci non fatali tra il 2005 e il 2015. I singoli attacchi cardiaci sono stati confrontati con i dati dell'UFP sull'ora dell'attacco cardiaco e adattati per una serie di fattori aggiuntivi, come il giorno della settimana, la tendenza a lungo termine e lo stato socioeconomico.

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