18:51 07 Aprile 2020
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Il segretario generale della Lega islamica mondiale ha annunciato che l'Arabia Saudita non finanzierà più moschee al di fuori dei suoi confini. Un annuncio sorprendente quando si pensa a tutti i milioni di dollari già investiti in questa politica di influenza. Sputnik France ha intervistato in materia il geopolitico Alexandre Del Valle.

Questa è una notizia sorprendente - Mohammad Ben Abdulkarim Al-Issa, ex ministro della Giustizia saudita e segretario generale della Lega islamica mondiale, fondata alla Mecca nel 1962, ha annunciato che l'Arabia Saudita ha intenzione di smettere di finanziare e influenzare le moschee all'estero. Questo disimpegno inizierà con la Svizzera, ma seguirà in tutto il resto del mondo.

“Faremo gli stessi accordi in tutto il mondo. Ovunque ci sarà un consiglio di amministrazione locale, istituito in coordinamento con le autorità nazionali. Soprattutto per motivi di sicurezza. Dobbiamo assicurarci che le moschee siano messe in mani sicure, ovviamente. Quindi non interverremo più ", ha affermato il segretario generale della World Islamic League sul quotidiano Le Matin du Dimanche di Losanna.

Una decisione che appare quantomai contraddittoria rispetto alla politica estera vista finora realizzare dal Regno. In effetti, i finanziamenti per le comunità musulmane all'estero sono stati a lungo una delle armi del soft power saudita. Praticamente in tutti i Paesi con comunità musulmane, anche di piccole dimensioni, ci sono moschee con fondi provenienti da Riyadh.

Cosa ha motivato questo improvviso disimpegno? Stiamo assistendo a una forma di "franchising" del wahhabismo saudita? Le élite saudite hanno deciso di cambiare la loro immagine e veramente hanno intenzione di abbandonare i loro piani di influenza? Per rispondere a queste domande, Sputnik France ha intervistato Alexandre Del Valle, professore di geopolitica e relazioni internazionali e autore di numerosi lavori sull'Islam politico.

Per prima cosa il professore fa notare che questa informazione va presa con le dovute cautele perché non è affatto detto che alle parole seguano veramente i fatti. Dall’altra parte è pur vero, egli sostiene, che Mohamed Ben Salman paia seriamente intenzionato a modernizzare il Paese e che l’ideologia wahhabita potrebbe rappresentare un serio limite.

“Non puoi modernizzare un Paese se impari a scuola che la Terra è piatta”, osserva Del Valle, che fa poi notare come lo jihadismo wahhabita, esportato proprio dall’Arabia Saudita, proprio contro questa rischi di rivoltarsi. Il professore fa però anche notare che questa nuova politica potrebbe essere far parte dell’alleanza strategica con gli Stati Uniti e con questi coordinata.

“Ci sono molte cose da incolpare a Donald Trump, ma è stato anche il primo Presidente dopo il Patto di Quincy del 1945 ad aver rinnovato l'alleanza con i Sauditi chiedendo come condizione di interrompere i finanziamenti all’islamismo radicale”, fa notare Del Valle.

Quando poi gli chiedono in quali mani potrebbero cadere ora le moschee francesi il professore risponde in maniera molto semplice:

“In ogni caso, non potrà essere mai peggio di com’era con il salafismo della Lega Mondiale Islamica. Quando l'Arabia Saudita ha finanziato il proselitismo islamico in tutto il mondo non c’era solo l'Islam ortodosso saudita. Stiamo parlando del salafismo della scuola Hanbalite, che è lo matrice comune di tutti gli islamisti sunniti, tra cui i Fratelli Musulmani. Questo hanbalismo è la versione più radicale, la più conquistante, la più antiebraica, la più anticristiana e la più imperialista che l'Islam conosca. Quindi in ogni caso sarà una buona notizia se l'Arabia Saudita effettivamente smetterà di mescolare la religione con la politica in altri paesi. Certo, i turchi vorranno prendere il loro posto, ma non potrà mai fare peggio del salafismo. In realtà spetterebbe a noi europei riempire questo vuoto e creare un Islam europeo. Esistono già esempi di questo Islam europeo: in Austria, per esempio, il salafismo e la fratellanza musulmana sono vietati. Nel 2014, i centristi austriaci hanno deciso di stabilire imam patriottici austriaci, che giurano per l'amore dell'Austria e il cui Islam ha rinunciato alla sua parte politica. Non sarebbe quindi colpa dei sauditi, ma dei governi europei se il vuoto lasciato venisse sostituito da islamisti radicali”.

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