17:12 05 Luglio 2020
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Il 5° Forum sull'Olocausto in Israele (14)
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Il 23 gennaio si terranno a Gerusalemme le celebrazioni per l'anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, organizzate dalla World Holocaust Forum Foundation in collaborazione con l'Istituto Yad Vashem

Il presidente polacco Andrzej Duda non si recherà in Israele perché gli organizzatori non gli hanno dato la possibilità di tenere un discorso. I politici di Varsavia oppongono all'evento di Gerusalemme una manifestazione propria dedicata alla medesima ricorrenza e prevista per il 27 gennaio. Questo è il motivo per cui stanno profondendo ogni sforzo volto a sminuire l'importanza dei festeggiamenti in Israele. Questo nonostante il fatto che i leader dei principali Paesi al mondo, tra cui il vicepresidente americano Mike Pence, il presidente francese Emmanuel Macron, il tedesco Frank-Walter Steinmeier, l’italiano Sergio Mattarella e il russo Vladimir Putin si recheranno a Gerusalemme, mentre il numero di partecipanti all'evento in Polonia è decisamente più modesto. Il leader della Russia, Paese erede dell'Unione Sovietica, i soldati della quale liberarono Auschwitz, non sarà nemmeno presente alla commemorazione in Polonia.

La storia dell’Europa orientale è piena di contrasti

Alla fine di dicembre Putin ha rilasciato una serie di dichiarazioni critiche nei confronti della politica polacca condotta nel periodo tra le 2 guerre e circa la posizione assunta dall'Europa relativamente alle cause scatenanti lo scoppio della Seconda guerra mondiale.

Putin ha fatto riferimento a una risoluzione del Parlamento europeo, messa a punto grazie agli sforzi dei politici dei Paesi dell'Europa orientale i quali tendono ad approcciarsi alla storia da neofiti e a vedere gli avvenimenti del passato in bianco e nero. Nella risoluzione si dichiara che la Seconda guerra mondiale sarebbe cominciata “direttamente in esito alla sottoscrizione” del Patto Molotov-Ribbentrop e dei relativi protocolli segreti. 

Inoltre, il presidente russo ha citato una nota redatta nel 1938 dall'ambasciatore polacco a Berlino, Józef Lipski, e indirizzata al ministro Józef Beck: "...a lui (Hitler) venne l'idea di risolvere la questione ebraica facendoli emigrare in una colonia come concordato con la Polonia, l'Ungheria ed eventualmente la Romania (a questo punto risposti che se la soluzione avesse avuto buon esito, gli avremmo preparato un bel monumento a Varsavia...)".

In Polonia, le dichiarazioni di Mosca hanno scatenato un’ondata di repliche ai massimi livelli. Tuttavia, confrontando il contenuto di questi commenti con quanto effettivamente esposto da Putin, si può concludere che l'argomento di discussione non è ciò che ha affermato il presidente russo, ma ciò che i polacchi pensano che abbia detto.

La Polonia e l’antisemitismo

Naturalmente, è possibile esprimere indignazione a tal proposito e spiegare che l'entusiasmo manifestato dall'ambasciatore Lipski altro non è che parte dei giochi diplomatici, come insiste nell’affermare il biografo di Jozef Lipski, il prof. Marek Kornat. Ma è il professore stesso a scrivere che Hitler non sopportava di essere interrotto, e che questi non ha fatto alcun commento rivolto all'ambasciatore Lipski. Come si può intuire, dal momento che l'osservazione di Lipski era cara al leader del Terzo Reich in quanto manifestato consenso riguardo al modo di vedere il mondo. Il prof. Marek Kornat ritiene suo dovere giustificare questa opinione di Lipski e aggiunge che durante la Seconda guerra mondiale Lipski combatté contro i tedeschi quasi come se questo potesse giustificare le sue opinioni antisemite.

Il presidente russo non ha detto nulla che gli storici e le persone per le quali la storia non è una mera raccolta di racconti popolari già non sappiano. Il fatto è che per alcuni i fatti storici assumono un significato particolare quando è Putin a parlarne.

Nessuno si scandalizzò quando lo storico tedesco Rolf-Dieter Mueller nel suo libro "Il nemico si trova in Oriente. I piani di Hitler per la guerra contro l'URSS nel 1939". (Rolf-Dieter Müller "Der Feind steht im Osten") scrisse che i polacchi cercavano il favore di Adolf Hitler, pianificando insieme a lui una campagna contro l'URSS, nonché la soluzione finale della "questione ebraica".

Putin non ha fatto alcun accenno all'atteggiamento nei confronti della minoranza ebraica in Polonia nel periodo tra le 2 guerre, non ha detto nulla sul "banchi del ghetto" (una misura discriminatoria che consisteva nell'assegnazione di posti speciali nelle aule per gli appartenenti a minoranze etniche, ebrei compresi, a metà degli anni '30, NdR) o riguardo al "numerus claus" (la pratica di limitare per gli ebrei lo studio in alcune università polacche, NdR). Non ha citato nemmeno l'ultimo leader della Rivolta del ghetto di Varsavia, Marek Edelman, il quale, interrogato sul motivo della sua scelta a favore dell'Armia Ludowa piuttosto che dell'Armia Krajowa, rispose: "Non gioco con chi vuole uccidermi". (Si noti che l'Armia Krajowa (letteralmente, esercito della patria") era un'organizzazione militare polacca sotterranea esistente durante la Seconda guerra mondiale e subordinata al governo polacco in esilio, mentre l'Armia Ludowa (letteralmente, "esercito del popolo") era sottoposta al Partito operaio polacco. Gli eserciti non combattevano tra di loro, ma ideologicamente appartenevano a diversi fronti, NdR).

Lo stesso Marek Edelman ha raccontato di quando durante la Rivolta di Varsavia disse "che anche nell'Armia Ludowa potrei essere ucciso perché sono ebreo", e durante la Rivolta di Varsavia membri dell’Armia Krajowa lo misero più volte al muro.

Putin non ha nemmeno menzionato le circostanze che ad opera di un nazionalista polacco hanno condotto alla morte di Gabriel Narutowicz, il primo presidente polacco che fu sostenuto dai rappresentanti della “sinistra” e dalle minoranze etniche e che per questo si era meritato il soprannome di “presidente degli ebrei” a lui affibbiatogli dai nazionalisti.

Putin non ha parlato della spedizione polacca in Madagascar volta al reperimento del luogo in cui reinsediare gli ebrei. Ha solamente detto che l'ambasciatore polacco Jozef Lipski si era detto convinto del fatto che i piani di Hitler per liberare l'Europa dagli ebrei sarebbero stati accolti "in maniera comprensiva" dalla Polonia.

Se qualcuno si sente oltraggiato dalle accuse di antisemitismo rivolte contro i polacchi, dovrebbe studiare la storia prima di esprimere la propria indignazione. In tal modo, infatti, si rivelerebbe in tutto il suo splendore la tolleranza polacca nella “Polonia libera”.

Le proteste contro "l'aggressione del Cremlino"

Putin non era d'accordo con la linea di pensiero polacca e baltica secondo cui il Patto Molotov-Ribbentrop sia stato il fattore scatenante della Seconda guerra mondiale. Ma ha richiamato l'attenzione sulla "politica di pacificazione", che culminò con la divisione della Cecoslovacchia a Monaco di Baviera nel 1938, in occasione della quale la Polonia fu uno dei beneficiari.

A questo proposito, vale la pena ricordare la reazione di Churchill ai risultati di questo trattato del 1938. Churchill commentò così l'entusiasmo di Chamberlain: "L'Inghilterra poteva scegliere tra la guerra e la vergogna. Ha scelto la seconda, ma otterrà la guerra". Naturalmente, possiamo attribuire queste parole a una serie casuale delle circostanze, come anche la dichiarazione del maresciallo Foch sul Trattato di Versailles: "Questo non è un trattato di pace, è una tregua di 20 anni”.

I politici polacchi si sono sentiti oltraggiati dalle parole di Putin. Di conseguenza, la Camera dei deputati polacca ha approvato una risoluzione che condanna la manipolazione e la falsificazione della storia da parte di Mosca.

I politici sono stati coadiuvati da alcuni esponenti culturali polacchi, tra i quali spicca il già citato storico prof. Marek Kornat. In un'intervista questi ha dichiarato che "i russi, naturalmente, liberarono il campo di Auschwitz, ma non la Polonia".  “Dopotutto sappiamo bene che un impero totalitario e criminale basato sulla schiavitù non può portare la libertà ad altre nazioni, anche se può liberare i campi di concentramento. La libertà può essere portata solo da chi ce l'ha”, ha affermato Kornat.

E' vero che il professore ha condiviso anche la "scoperta" per la quale "nel caso degli ebrei imprigionati nei campi di concentramento (così come dei prigionieri di altre etnie) si trattò effettivamente di una vera e propria liberazione".

È difficile contestare le tesi scientifiche del professore, ma da questa affermazione si deduce che, poiché i polacchi non sono stati realmente liberati, sarebbe stato meglio se avessero prolungato loro il soggiorno al “resort” di Rudolf Hess.

Allo Yad Vashem si prepara un sacrificio

Come già notato, la cerimonia per la commemorazione della liberazione di Auschwitz, che si terrà a Gerusalemme il 23 gennaio, è considerata dai politici polacchi un evento in netta contrapposizione rispetto a quello pianificato in Polonia. La leadership polacca sta dunque cercando di sminuirne l'importanza in ogni modo possibile.

In Rete lo storico ed editorialista Romuald Kałwa scrive che le celebrazioni di Gerusalemme saranno organizzate “dagli per gli ebrei sovietici". "Allo Yad Vashem si stava preparando una della manifestazione: era previsto il "sacrificio di un polacco", ma l'omicidio rituale non ha avuto luogo, perché un polacco - Andrzej Duda - si è rifiutato di comparire davanti ai suoi carnefici", scrive Kalwa.

Tuttavia, penso che stia sbagliando.

I russi hanno ragioni più che sufficienti per reagire duramente, ma si ricordano del principio del tempo, del luogo e dell'azione e non si tirano indietro.

Di cosa parlerà Putin a Gerusalemme? Penso che i tentativi di diminuire la responsabilità nazista per la Seconda guerra mondiale, di riabilitarli, di promuovere la rinascita del nazismo in Europa possano portare ad ulteriori tragedie. I rappresentanti di Stati Uniti, Francia, Inghilterra e Germania ascolteranno le parole del presidente russo.

Putin ricorderà il grande sacrificio compiuto dai soldati sovietici durante la Seconda guerra mondiale e sottolineerà che il loro sacrificio non può essere dimenticato, anche se le loro tombe vengono distrutte e si fa tutto il possibile per cancellare dalla memoria pubblica ogni traccia del ruolo dell'Unione Sovietica nella disfatta della Germania di Hitler.

I russi non "danzano sulle tombe". Per questo, i politici polacchi, che prevedono un attacco frontale durante la cerimonia allo Yad Vashem, mostrano una mancata comprensione della mentalità russa e dell'approccio russo alla storia.

La cerimonia è per Duda il preludio alla campagna elettorale

L'anniversario della liberazione del campo di Auschwitz in Polonia sarà celebrato il 27 gennaio con la partecipazione di ambasciatori, politici noti, diversi presidenti e primi ministri, nonché membri delle case reali d'Europa. Sembra che il presidente Duda stia programmando tali celebrazioni come l’inizio della sua campagna elettorale e si concentrerà sull’attaccare la Russia. Quest’ultima sarà rappresentata in tale occasione dall’ambasciatore il quale non potrà rispondere apertamente al presidente polacco.  

Questi, fomentato dal sostegno di cortesia manifestato dagli ambasciatori stranieri accreditati in Polonia in una recente controversia con la Russia (alla fine del 2019, l'ambasciatrice statunitense a Varsavia Georgette Mosbacher ha twittato che Hitler e Stalin avevano deciso di concerto di dare avvio alla Seconda guerra mondiale), non si asterrà dall'esprimere le sue "visionarie" scoperte a livello storico.

Duda mostra troppo spesso una mancanza di senso del luogo e del tempo per essere in grado di smentirsi anche questa volta. Quindi, possiamo aspettarci che durante il suo discorso ad Auschwitz menzionerà la tragedia e passerà poi a parlare diffusamente del comunismo, un male non meno pericoloso del fascismo.

Si assisterà a una sostituzione di concetti che si inserisce bene nella interpretazione tipicamente polacca della storia. L’unica interpretazione corretta, del resto, dal punto di vista di Varsavia.

di Aleksander Kwaśniewski

Editorialista e commentatore politico. Dal 1994 al 2001 è stato assessore alla cultura del comune di Glovaczów (Voivodato della Masovia, Polonia). Dal 2002 al 2004 ha ricoperto il ruolo di dirigente della sede del partito Polski Blok Ludowy in seno alla Camera dei deputati polacca. Dal 2017 è dottorando presso l’Accademia presidenziale di Mosca.

Tema:
Il 5° Forum sull'Olocausto in Israele (14)
Tags:
Polonia, Seconda Guerra Mondiale
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