22:59 25 Febbraio 2020
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A questa domanda ha risposto il Ministero della Difesa per voce del comandante della difesa missilistica di Mosca durante un’intervista ad un media della Federazione.

Alcune decine di minuti”. Questa la risposta del comandante della difesa missilistica, il General Maggiore Sergey Grabchuk, al giornale Krasnaya Zvezda (Stella Rossa). Secondo questi, in caso di attacco, il sistema radar sarebbe in grado di individuare tutti i bersagli e attivare le contromisure (missili anti-missile) per dare inizio al ciclo di combattimento in un periodo di tempo sufficiente a difendere la città.

I missili nemici sono ancora fissati a una distanza di diverse migliaia di chilometri afferma il Generale, c’è però il problema dei falsi bersagli e delle traiettorie che potrebbero essere variabili, ma il nuovo sistema radar chiamato Don 2N, spiega questi, non ha eguali al mondo e assicura di poter contrastare per tempo qualsiasi attacco.

“Senza dubbio, questa è una grande creazione della mente umana. La stazione è progettata per rilevare bersagli balistici e spaziali, il loro tracciamento, determinarne le coordinate, analizzare la composizione di bersagli complessi e guidare la difesa missilistica. È in grado di fornire una panoramica simultanea dell'intero emisfero superiore a distanze di diverse migliaia di chilometri. Sul radar, viene implementata l'elaborazione digitale di vari tipi di segnali, che consente il rilevamento e il tracciamento automatico di diverse centinaia di elementi di bersagli balistici complessi e allo stesso tempo induce dozzine di sistemi di difesa missilistica su di essi. La stazione ha un'alta potenza di segnale emesso, un'elevata immunità al disturbo, ridondanza multipla di tutte le apparecchiature. Ciò consente di rilevare testate di missili balistici sullo sfondo di falsi bersagli pesanti e leggeri, riflettori a dipolo, stazioni di disturbo attive, a lunga distanza e intercettarli con elevata precisione. Il nostro radar non ha analoghi al mondo”.

Il sistema radar Don 2N e il sistema di difesa antimissile A-135

Il General Maggiore Grabchuk non è l’unico entusiasta del sistema di difesa operativo sulla città di Mosca, molti sono gli esperti che giudicano il sistema di rilevamento chiamato Don 2N all’avanguardia e quello di difesa attiva chiamato A-135 capace di intercettare effettivamente tutte le potenziali minacce.

Il Don 2N, in codifica NATO conosciuto come ‘Pill Box’, è una stazione radar ad onde centimetriche stazionarie che opera nel più vasto contesto del complesso sistema di difesa missilistica della città di Mosca chiamato A-135. Questo radar consta in una piramide tronca alta 35 metri e larga alla base dai 130 ai 140 metri con antenne sul tetto dal diametro di 18 metri per ricezione e trasmissione su ciascuno dei quattro lati. Il funzionamento del radar è assicurato da un complesso sistema di elaborazione con capacità fino a un miliardo di operazioni al secondo grazie alla dotazione di quattro supercomputer Elbrus-2 a dieci processori ciascuno. Secondo fonti militari nel corso dell’esercitazione chiamata Oderax, già nel 1996, il sistema fu in grado di rilevare la traiettoria di piccoli vettori bersaglio dal diametro di 5 cm ad una distanza dai 500 agli 800 km e a crociera variabile.

Il Don 2N, che ha capacità operativa autonoma (in caso di scollegamento con la rete esterna potrebbe continuare a funzionare), fa parte del contesto più ampio chiamato sistema di difesa antimissile A-135 che circonda e difende la Capitale. Questo consiste, a quanto pubblicamente noto (non è detto che non vi siano ulteriori difese) in almeno 68 sistemi di lancio di missili anti-missile ognuno dei quali capace di lanci multipli con testate di vario tipo a seconda del tipo di minaccia. Recenti test hanno dimostrato che il sistema è in grado di colpire con precisione bersagli alla velocità di oltre 25mila km/h.

La difesa nel quadro del ‘corto raggio’

Per quanto il Ministero della Difesa russo voglia ‘tranquillizzare’ i cittadini della Federazione, in questo caso in particolare quelli della metropoli Capitale, è chiaro che quelle “alcune decine di minuti” indicate dal General Maggiore Grabchuk possono essere un lasso di tempo assolutamente rassicurante nel caso di eventuali attacchi provenienti da lungo raggio, oppure appena, appena sufficienti se da corto raggio. Proprio questo era il motivo dell’importanza del trattato INF sui missili a medio e corto raggio che oggi, purtroppo, non è più attuale perché unilateralmente abbandonato dagli Stati Uniti. La possibilità di un attacco, anche solo teorica, da basi in territorio dei Paesi Baltici, Polonia o Romania, non agevola i compiti della Difesa russa né facilita la distensione diplomatica.

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