09:29 21 Ottobre 2020
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Scienziati russi, italiani e americani hanno proposto di creare una base presidiata a lungo termine sul satellite maggiore di Marte per controllare a distanza i robot e lo svolgimento delle future missioni sul pianeta rosso.

La proposta, che appare in una delle quarantaquattro letture accademiche sulla cosmonautica dedicate alla memoria del capo progettista spaziale Sergei Korolev, che si terranno a Mosca dal 28 al 31 gennaio, sembrerà forse fantascientifica e a prima vista poco logicamente intuitiva. Perché Phobos? Che senso ha realizzare una base su di un sasso irregolare di soli 22 km di diametro che ruota intorno a Marte ogni 4 ore quando tanto varrebbe realizzare una base direttamente su Marte?

Perché Phobos

In realtà l’idea non è affatto nuova. Sono già diversi anni che si parla apertamente della necessità di mettere piede su Phobos prima ancora che su Marte. D’altra parte gli stessi russi avevano iniziato a porre attenzione a questo satellite già dai tempi sovietici. Le missioni con razzi vettori Proton delle sonde Phobos 1 e Phobos 2 risalgono addirittura alla fine degli anni ’80. La questione è che gli scienziati si rendono perfettamente conto che qualsiasi missione umana, a differenza di tutte quelle finora eseguite, dovrà prevedere per forza una missione di andata e una di ritorno.

Vero è che la differenza tra una missione di andata su Marte o su Phobos sia minima, a parte il minor rischio di impatto violento della discesa sul ben meno massivo satellite, ma è altrettanto vero, questo il punto, che una missione di ritorno dalla superficie di Marte dovrebbe affrontare il problema del ‘pozzo gravitazionale’ del pianeta.

L’astronave cioè, dovrebbe avere ancora un tale carico di carburante a bordo, dopo tutto il viaggio di andata, da poter essere in grado di risollevarsi in volo e svincolarsi dall’attrazione gravitazionale del pianeta. Da Phobos invece sarebbe uno scherzo dato che è talmente piccolo da avere un’attrazione gravitazionale veramente minima. Per rendere l’idea basti considerare che la velocità di fuga da Marte è di circa 18mila km/h mentre per sganciarsi da Phobos basterebbe un motorino capace di superare i 41 km/h.

Altro elemento molto importante da considerare e che farebbe propendere gli scienziati ad un avamposto su Phobos prima di iniziare la vera e propria conquista di Marte è quello della trasmissione dati. Un trasponder su Phobos può inviare dati o gestire i comandi di robot, sonde o tecnica sulla superficie di Marte praticamente in tempo reale, dalla Terra invece il ritardo dei segnali radio è di 12 minuti abbondanti. Immaginate un’astronave che debba atterrare su Marte ma avesse bisogno di una correzione di traiettoria o di un intervento dalla Terra – servirebbero 12 minuti per far giungere il segnale e altri 12 per la risposta. Avere invece una torre di controllo capace di reagire in tempo reale sarebbe ovviamente tutto un’altro discorso.

Naturalmente la scarsissima gravità comporterebbe tuttavia dei problemi. Primo tra tutti la difficoltà di lavorare la superficie. Anche un semplicissimo scavo per fondamenta diventa di difficilissima attuazione a bassa gravità. Per questo si stanno studiando speciali escavatori capaci di agganciarsi al terreno prima di iniziare a lavorare.

La proposta che verrà esposta a Mosca durante il percorso di letture accademiche dei prossimi giorni, pare preveda la creazione di una base con equipaggio iniziale di 6 persone in unico modulo con posti letto, cucina, toilette, sala allenamenti, dispensa e officina. In seguito si potrebbero realizzare anche serre e laboratori scientifici.

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