08:24 10 Agosto 2020
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Alla riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla discussione del rapporto OPCW sui risultati dell'indagine sull'evento a Douma in Siria nel 2018, la delegazione russa ha presentato prove che dimostrano che si tratta di una falso attacco con armi chimiche.

All’incontro ha partecipato il direttore della Fondazione per gli Studi delle questioni Democratiche, Maxim Grigoriev, il quale ha affermato che i rappresentanti di varie ONG si sono recati in Siria più di dieci volte e hanno intervistato diverse centinaia di testimoni oculari, compreso il personale dell'ospedale di Douma.

"Abbiamo anche intervistato dieci residenti della casa di Douma in cui sono stati trovati i cadaveri e altri 300 residenti nel raggio di un chilometro da quell’edificio. Le testimonianze di tutti questi testimoni sono prove inconfutabili che l'attacco chimico a Douma è stato falsificato", ha detto Grigoryev.

Grigoryev ha poi letto le trascrizioni di alcune conversazioni fatte con i testimoni, secondo le quali risulterebbe che all’ospedale non è mai entrato nessuno con sintomi da attacco chimico. Ai membri del Consiglio di sicurezza è stato anche mostrato un video messaggio dell'ex esperto della missione OPCW Ian Henderson, che ha lavorato a Douma.

"Sono stati inviati due gruppi. Mi sono unito al primo poco dopo che questo è stato insediato a Douma. (...) Le conclusioni del rapporto finale erano in contraddizione o erano completamente opposte a quanto scoperto dal gruppo durante e dopo il viaggio a Douma. Quando abbiamo pubblicato il rapporto intermedio a luglio 2018, avevamo già seri dubbi sul fatto che si fosse veramente verificato un simile attacco chimico ”, ha affermato l’ex esperto dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche.

La parte russa osserva che un'analisi critica del rapporto OPCW ha sollevato perplessità su tutte le conclusioni tratte sulla base degli argomenti principali del documento - che si tratti di analisi chimiche, tossicologia, balistica o dichiarazioni di testimoni. Secondo Mosca, nel 2019 ci sono state molte informazioni che dimostrerebbero che gli ispettori che facevano parte del gruppo originale schierato a Douma non abbiano partecipato ai lavori sul rapporto fino alla sua pubblicazione. Inoltre sarebbero stati ignorati i ripetuti tentativi di queste persone di sollevare domande ragionevoli o di segnalare osservazioni diverse dalla relazione. Tutto ciò mette in dubbio l'integrità del rapporto finale.

Nonostante tutto alcuni Paesi alla riunione del Consiglio di sicurezza hanno continuato ad accusare la Siria di usare armi chimiche. In particolare, il rappresentante permanente estone presso l'ONU Sven Jurgenson ha affermato di fidarsi "del lavoro indipendente e professionale della Missione sull’accertamento chimico siriane”. Secondo questi, "non c'è motivo di dubitare delle conclusioni del rapporto OPCW sui fatti di Douma".

Il rapporto sugli attacchi chimici

Lo scorso marzo, l'Organizzazione per il divieto delle armi chimiche ha pubblicato un rapporto sull'indagine dell'incidente verificatosi a Douma il 7 aprile 2018. Il documento, in particolare, afferma che per il presunto attacco chimico sarebbe stata usata una sostanza chimica tossica, probabilmente cloro, che sarebbe stato contenuto in bombole sganciate dall’alto. Ciò aveva permesso ad alcuni Paesi occidentali di incolpare l’aviazione siriana.

Tuttavia in seguito era stato reso pubblico un documento con una valutazione ingegneristica dell’esperto OPCW, Ian Henderson, secondo il quale le osservazioni fatte suggerirebberp che le bombole non fossero caduti dal cielo ma semplicemente posati. Un team di specialisti guidato dallo stesso Henderson aveva inoltre condotto numerosi test che simulavano il quadro degli eventi e aveva concluso che in un caso i segni del presunto impatto della bombola non coincidevano con i danni al tetto in cemento e nell’altro la valvola della bombola era ancora intatta sebbene non sarebbe stato affatto possibile se davvero fosse stata lanciata dall’alto e avesse sfondato il soffitto.

Il ministero degli Esteri russo ha definito il desiderio di incolpare le truppe regolari siriane di aver usato sostanze proibite come null’altro che un tentativo di proteggere i terroristi e giustificare possibili attacchi e interventi esterni. Allo stesso tempo, già prima dell’episodio incriminato, lo stato maggiore russo aveva avvertito che i militanti stavano preparando una provocazione nella zona est di Guta, appunto nei pressi di Douma, per una false flag con armi chimiche.

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