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La conferenza sulla Libia a Berlino (29)
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Al via la Conferenza di Berlino sulla Libia con una ambizione alta, ma tanti ostacoli. Oggi si decide il destino geopolitico della Libia. Obiettivo minimo il cessate il fuoco permanente.

Quest’oggi va di scena la Conferenza di Berlino sulla Libia, una tappa importante per la costruzione di una pace duratura in Libia e dove gli attori internazionali scesi in campo sono molti.

L’ambizione dichiarata è non il cessate il fuoco, ma una Libia unica che si proietta verso elezioni unitarie per l’elezione di un unico Governo, il disarmo di tutte le milizie e la costituzione di un unico esercito libico.

Quasi una utopia nelle condizioni attuali, in cui la Turchia rivendica per la prima volta un ruolo nel futuro del paese nord africano, dove due governi di fatto gestiscono porzioni del territorio libico e dove altre milizie e tribù hanno influenza su territori periferici.

Cessate il fuoco permanente, l’obiettivo minimo

L’obiettivo minimo di questa conferenza lo riferisce il ministro degli Esteri Luigi Di Maio attraverso Facebook. Ieri sera, in partenza da Ciampino per Berlino, ha scritto:

“Dobbiamo fermare la vendita di armi e lavorare per un cessate il fuoco permanente. Mettere in sicurezza la Libia, dove c’è una forte minaccia terroristica, significa mettere in sicurezza anche il nostro Paese”.

E questa mattina Di Maio è tornato sulla conferenza di Berlino con un post corposo, che sintetizza le richieste che l’Italia avanzerà quest’oggi alla presenza di tutti gli altri attori che sono parte attiva di questo tavolo negoziale, tra cui anche la Russia rappresentata dal presidente Vladimir Putin e dal ministro degli Esteri Sergej Lavrov.

“Chiederemo di fermare la vendita di armi, chiederemo di far rispettare le sanzioni previste dall’embargo delle Nazioni Unite. La risposta alla crisi libica non può essere un’altra guerra. Nel 2011 sono stati compiuti errori gravissimi. Li ricordiamo tutti. Il risultato di quell’intervento militare furono migliaia di vittime, nuovi flussi migratori e decine di nuove cellule terroristiche che oggi operano a poche centinaia di chilometri dalle nostre coste. Non possiamo più ripetere quegli errori”.

Le due Libie a Berlino

Il governo tedesco conferma, smentendo voci di stampa, che i due attori principali sono a Berlino. Fayez al-Sarraj e Khalifa Haftar sarebbero nella capitale tedesca, ma ciò non vuol dire che i due decideranno di sedere intorno allo stesso tavolo.

Al-Sarraj lo aveva detto in Italia al termine dell’incontro con Conte: “...di Haftar non ci fidiamo”.

Il testo, la bozza del testo finale, secondo ricostruzioni di stampa, sarebbe volto sì a raggiungere una pace stabile e duratura in Libia, ma anche a estromettere forze militari esterne come quelle già inviate dalla Turchia in appoggio ad al-Sarraj.

Un accordo sotto egida dell’ONU

L’ONU dovrebbe assicurarsi che l’accordo firmato tra le parti venga rispettato anche dalle nazioni esterne alla Libia. In particolare sull’embargo alle armi, tema che farà parte dell’accordo che uscirà oggi da Berlino.

Alla vigilia della conferenza non sono mancate le tensioni e le frizioni. Ieri Haftar ha fatto bombardare un obiettivo a Misurata, dove non ci sono state per fortuna vittime. Un bombardamento che ha violato il cessate il fuoco. E sempre Haftar, ha chiuso i rubinetti degli impianti petroliferi che portano petrolio alla Libia di Tripoli, e cioè a quella parte sotto l’amministrazione di al-Sarraj.

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La conferenza sulla Libia a Berlino (29)

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Libia, crisi in Libia, Incontro di Berlino, Berlino
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