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La crisi politica in Venezuela (444)
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Il presidente Venezuelano Nicolas Maduro ha rilsciato la sua prima grande intervista con un media con sede negli Stati Uniti dopo quasi un anno aver annullato una intervista con Univision nel febbraio 2019 ed espulso i suoi giornalisti dal paese.

Il presidente venezuelano Nicolas Maduro in una nuova intervista con il Washington Post, ha promesso profitti elevati in Venezuela per i giganti del petrolio degli Stati Uniti se l'amministrazione Trump annullerà le severe restrizioni economiche precedentemente imposte a Caracas e normalizzerà le relazioni diplomatiche tra i due governi.

"Se c'è rispetto tra i governi, non importa quanto siano grandi gli Stati Uniti, e se c'è un dialogo, uno scambio d'informazioni veritiere, allora sarà possibile creare un nuovo tipo di relazione [...] Una relazione di rispetto e dialogo porta una situazione vantaggiosa per tutti. Una relazione conflittuale porta una situazione perdente. Questa è la formula", ha dichiarato Maduro al Washington Post.

Il presidente eletto constituzionalmente ha negato le voci occidentali su una offerta all’opposizione politica venezuelana per delle elezioni presidenziali nel 2019.

Il presidente venezuelano eletto costituzionalmente ha dichiarato di essere disposto a negoziare con il presidente provvisorio autoproclamato Juan Guaido, anche se continua a respingere la richiesta chiave dell'opposizione; che Maduro si dimetta a favore di un governo di transizione che rinnovi a corte suprema e che istruisca i consigli elettorali nazionali per chiedere nuove elezioni, secondo il Washington Post.

Maduro ha respinto le voci secondo cui il Venezuela sta diventando sempre più isolato nella comunità petrolchimica internazionale affermando che “Non ci interessa affatto. Ci preoccupiamo solo di ciò che facciamo […] Non importa quante migliaia di sanzioni, non fermeranno noi, o il Venezuela”.

Il presidente venezuelano ha anche respinto le precedenti affermazioni dell'amministrazione Trump secondo cui il gigante petrolifero russo Rosneft conduca le operazioni di raffinazione di circa il 70% del greggio venezuelano, suggerendo invece che l'importo rimanga quasi al 20%, secondo il WP.

Ha affermato di aver tentato più volte il presidente Trump per mezzo del suo avvocato, Rudolph Giuliani e che, secondo lui, Trump viene fuorviato dai suoi aiutanti e ha espresso perplessità sul perché il presidente americano abbia scelto il leader nordcoreano Kim Jong Un per colloqui di alto profilo, invece di lui.

La crisi in Venezuela

Il governo di Maduro, sostenuto da Russia e Cina, ha accusato Washington di aver cercato di rovesciarlo per ottenere l'accesso alle vaste risorse petrolifere del Venezuela, che si dice siano le più grandi del mondo. Il leader ha definito il rivale Guaido un "burattino di Washington" e ha notato che quest'ultimo è apertamente sostenuto dall'amministrazione Trump.

Gli Stati Uniti hanno imposto diverse serie di severe restrizioni economiche rivolte al settore energetico del Venezuela e agli alti funzionari, soffocando così ulteriormente un'economia già afflitta dall'iperinflazione e dal decadimento delle infrastrutture.

Dopo diversi mesi di apparente pausa, i disordini politici hanno preso un'altra svolta all'inizio di gennaio, dopo che l'Assemblea Nazionale ha eletto Luis Parra in sostituzione del leader dell'opposizione Guaido come suo leader. A quest'ultimo è stato impedito di partecipare al voto, poiché non è stato in grado di accedere all'edificio del Parlamento.

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USA, Nicolas Maduro, Venezuela
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